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Attenti a quel libro

26/06/2012 by Francesca

Una variante di quel Gioco del Mondo che è l’unico a cui vale la pena giocare sempre e comunque, una variante ludica ed elegiaca – ma elegiaca alla maniera di Julio Cortázar, scrittore sciamano e luddista provetto, un novecentesco donchisciotte in abiti dada. Scritto in preda alle «formiche dell’allegria», per usare una sua irresistibile espressione, insieme alla moglie Carol Dunlop, per dar conto della loro avventura: un viaggio del 1982 da Parigi a Marsiglia, lungo l’autostrada che attraversa la Francia, fermandosi ogni giorno in due aree di sosta – e fermandosi sul serio, a mangiare e scrivere, pisolare e dormire: a vivere, insomma.

Il mezzo di trasporto è perfetto: un combo Wolkswagen rosso fiammante ribattezzato Fafner, un nome di drago per l’iconica vettura di una generazione di autonauti. Un gioco, e quindi con delle regole precise, che Julio e Carol – qui Lupo e Orsetta – hanno fissato prima di partire, le regole metriche di un sonetto del viaggiatore incantato. Gioco che è presto detto e sta tutto nella ludica lentezza del viaggio nel luogo della velocità obbligatoria, l’autostrada, epitome della linea retta e della monotonia virtuosa, che il controtempo dei due autonauti capaci di vedere le aree di sosta come oasi ridisegna – come sempre, è dai margini si può guardare con gli occhi della immaginazione, vedere il mondo. Quello che Julio e Carol configurano, tra narrazione riflessiva, un diario di bordo, le fotografie, è quella autostrada parallela («L’altra strada, che tuttavia è la stessa») che esiste soltanto nella mente dei cronopios e le cui figure si incontrano in un tempo parallelo, quello della sosta e del pensiero, delle regole proprie e del gioco, la passione e l’amore.

Gli autonauti della cosmostrada è anche e soprattutto una storia d’amore, quello di due creature sopravvissute alle maledizioni che diciamo malattie che si mettono in viaggio per sfuggire alle forze maligne e festeggiare la rinascita, «tristi e felici allo stesso tempo» – poco dopo Carol morirà, a soli 36 anni, due anni dopo sarà la volta di Julio Cortázar. Lo slittamento temporale e percettivo è così quello dato dall’amore e dalla fabula dei due autonauti, per cui le aree di sosta sono spazi di vita, luoghi, dove si mette in scena la piéce chiamata esistenza a cui guardano con rinnovato gusto, dove gli “autostradisti” ridiventano esseri umani, «dove la vita continua ad avere due gambe e due braccia» e le automobili giacciono immobili, finalmente placate della loro voracità di distanza e rapidità. Cortázar è uno di quei rari scrittori per cui stranezza fa rima con naturalezza, per cui non stupisce che il piccolo cabotaggio d’una coppia di cronopios per l’arcipelago delle aree di sosta ribattezzata Parkinglandia si trasformi in un viaggio di nozze col mondo di 33 giorni, «un crescendo di felicità e amore» che farà dire a Carol: “Oh, Julio, quant’è durato poco il viaggio…» – una sentenza.

Julio Cortázar e Carol Dunlop, Gli autonauti della cosmostrada , Einaudi, 18,50 euro, esce il 26 giugno


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