RSS Feed

‘Articoli da regalo per donna’ Category

  1. Pensierino della settimana

    gennaio 19, 2015 by Francesca

    1. Sublime de Chanel, ricco di fbre e pigmenti puri ultra neri, rende le ciglia più lunghe e intense. Chanel 30 €.
    2. Be Long Mascara vanta una formula arricchita da un attivatore di crescita (+ 1,1 mm dopo 4 settimane). Clarins 24 €.
    3. Diorshow Iconic Overcurl: l’applicatore curvo regala curvatura estrema e durevole. Dior 33,41 €.

    IL MASCARA Quattromila anni fa, per rendere più profondo lo sguardo e scacciare gli spiriti maligni, sugli occhi le donne mettevano il kohl, vale a dire un composto di galena, malachite, carbone o fuliggine, unito a feci di coccodrillo. Cleopatra era convinta che il deciso tratto nero che si dipingeva sulle palpebre valesse la metà del suo magnetismo. da sempre, le iridi delle donne hanno desiderato essere incorniciate da ombreggiature dense di mistero, come se dovessero nascondernei pensieri impudichi. «piove su le tue ciglia nere/ sì che par tu pianga/ ma di piacere» dice Gabriele d’annunzio rivolto a ermione, ne La pioggia nel pineto. le dame vittoriane si spalmavano sulle ciglia una miscela di succo di sambucoe nerofumo. il mascara moderno lo creò, nel 1913, il chimico di Chicago t. l. Williams per sua sorella mabel e nacque l’impero maybelline new York. dopo, le ragazze hanno avuto l’imbarazzo della scelta: allungante, volumizzante, rinfoltente, rinforzante, e waterproof se hanno imparato la regola che si può piangere per gli uomini, purché non ci si sbavi il trucco. però il mascara perfetto resta quello che incornicia occhi come quelli dell’attrice e comica Allison Williams (nella foto, alla macy’s parade di thanksgiving, a new York). occhi che sanno ridere e aprono il cuore.


  2. «Quei tre gatti alla mia prima sfilata Così sono arrivato in America»

    gennaio 15, 2015 by Francesca

    Arriva in divisa: girocollo di cashmere blu, pantaloni con le pince neri, scarpe scure. Tempo una decina minuti e confesserà che lui non vuole avere «l’ansia dell’abbinamento» e che detesta «sentirsi a disagio», dunque il suo look è questo da anni: «Cosa c’è di più terribile che ritrovarsi a un festa con l’abito sbagliato? Quindi non oso». Scusi, scusi ma allora il senso della moda? Guizzano gli occhi di Marco De Vincenzo, 35 anni, messinese trapiantato a Roma per amore, giustappunto della moda, oggi fra i più accreditati (giovani) stilisti italiani, e che, con il suo «minimalismo decorato» come lo definisce lui, in dicembre a New York ha ricevuto il premio « One ten of tomorrow» che ogni anno WWD (il quotidiano di moda americano) assegna ai 10 più talentuosi stilisti. Alla domanda risponde con sorriso sincero: «Alle donne è permesso giocare con la moda e divertirsi! Ma il disagio no, non è più concesso. Le ragazze vogliono abiti per poter attraversare la giornata a proprio agio».

    Da più di 15 anni nell’ufficio stile accessori di Fendi, dunque fra gli artefici dei più bei successi in borse e borsette…
    … degli ultimi tempi, da quattro porta avanti anche la sua linea sulla quale da un paio di stagioni il colosso francese Lvmh ha – cosa rarissima – investito. «Cerco di non pensarci. Non ho mai neppure festeggiato l’avvenimento, per scaramanzia. Dico però che se ci credi ce la puoi fare e sono contento che non ho dovuto cambiare questa percezione, né armarmi di cinismo per arrivare. Può sembrare una storia unica, perché no?». Per come la racconta, pure un po’ magica alla «Fantasia» di Disney, per altro tra i suoi film preferiti («Se non avessi fatto lo stilista avrei disegnato cartoons») perché con l’apprendista ogni cosa banale diventa fantastica: «Un designer deve essere sempre un po’ sospeso fra realtà e sogni. Penso ad Alexander McQueen che non viaggiava perché aveva paura e poi i suoi show erano i viaggi più belli».

    Un pizzico di audacia: «All’ultimo anno dell’Istituto europeo di designer fui selezionato per uno stage da Gattinoni ma a scuola seppi di colloqui da Fendi. Chiesi di essere inserito ma mi risposero che ormai ero sistemato. Allora mi imbucai: proposi abiti e mi presero per le borse. Fu Silvia Venturini Fendi a scommettere su di me, anni dopo mi disse che sentiva che ci avrebbe messo la mano sul fuoco». Realtà e sogni: «Ma la sera tornavo a casa e disegnavo vestiti, senza uno scopo. Un po’ frustrante. Ne parlai in Lvmh. Capirono e mi lasciarono andare a patto che continuassi la collaborazione (che tutt’ora va avanti, ndr ). Persi i privilegi e le coccole dei dipendenti e mi ritrovai in una selva oscura: la produzione, la distribuzione, la comunicazione… non sapevo nulla. Ho cominciato a fare vestiti con una sarta, francese, bravissima, che era fidanzata con un mio amico romano. Venti pezzi di getto che portai in una valigia a Parigi. Alla sfilata c’erano tre gatti e la mia famiglia. Ma quei tre gatti erano i giornalisti giusti: WWD , Vogue , Herald Tribune ». Critiche positive, da subito. E consensi: Anna Wintour è stata tra le sue prime sostenitrici. «Ricordo la prima volta: ogni due minuti una telefonata. “Arriva Anna”, “Anna è in auto”, “Anna è scesa dall’auto”, “Anna è in ascensore”, “Anna è qui”». Che angoscia! «Doveva restare 5 minuti e rimase un’ora. Dopo, le porte degli States si aprirono e tutt’ora è per me il mercato più importante».

    Ma da Oltreoceano non mancano le critiche alla moda italiana: «Anche io a settembre sono stato un po’ massacrato, è vero. Ma in questo momento a livello internazionale vince il gusto massificato, mentre da noi no poiché personalità e artigianalità sono nel nostro Dna, siamo destabilizzanti. Vince lo strano e brutto che fa moderno. Ma a noi non è mai importato ciò che è cool , ma ciò che è bello e qui c’è tutto quello che occorre per realizzarlo. Un’estetica su cui presto tutti si ricrederanno». Dice della sua moda: «Barocca e minimale, alla ricerca dell’equilibrio fra decoro e forma, eccesso e rigore».


  3. Saldi per signora

    gennaio 12, 2015 by Francesca

    Febbre da saldi, scelte frettolose: l’acquisto sbagliato è dietro l’angolo. Per evitarlo si può optare per boutique di alto livello, affidandosi al buon gusto, al buon senso e a personale competente. Perché è meglio investire in un solo capo giusto che in tanti così così. Indirizzi possibili? Eccone tre concentrati in zona Navigli. Prima tappa Paoletti di Follina (piazza S. Eustorgio 8, tel. 02.58.10.12.18). A Cortina d’Ampezzo è un must da sempre, costola di un marchio antico, l’omonimo lanificio nel Trevigiano fondato nel 1795. Stilista del settore abbigliamento Lucia Paoletti, capi che parlano di portabilità, eleganza confortevole e mai banale, artigianalità made in Italy, cura attentissima del dettaglio. Lo stile? Country chic, ispirato soprattutto a due modelli: Austria e Inghilterra. Il mood ungarico è nei velluti, negli alamari, nei bottoni d’osso, quello anglosassone invece nei tessuti pregiati e nei colori degni di una caccia alla volpe. Nascono così spolverini e cappe in velluto con il collo alla coreana, giacche in tweed tinta unita, spigato o pied de poule, cappottini tagliati a vivo, mantelli di casentino e lana cotta. Da accostare a lineari abiti in maglia, oppure gonne e pantaloni slim fit o classici, tutto adatto per tutte. I saldi sono appena iniziati, 30 o 40% sull’assortimento invernale che si arricchisce di nuovi arrivi ogni settimana, fino a metà febbraio.

    Solo un passo e si entra nel salottino di Laura Urbinati , sempre piazza Sant’Eustorgio ma civico 6 (tel. 02.83.60.411, www.lauraurbinati.com) . Appassionata d’arte contemporanea, gallerista, campionessa di windsurf, Laura disegna negli Anni 80 le sue prime creazioni mare all’insegna di un inedito minimalismo: successo immediato. Poi le collezioni di abbigliamento, oggi un total look dal cappotto al calzino apprezzato da Isabella Ferrari, Laura Morante, Ines de la Fressange. Linee essenziali, colori imprevedibili, stampe esclusive, in un gioco di abbinamenti perfetto e calcolato come il movimento delle pedine su una scacchiera. I saldi al 40%, fino al 7 febbraio, rendono più che appetibili i cappottini chic senza collo in baby lama, gli abiti dalle grafiche originali, i top in seta, i maglioncini in cachemire di pesi diversi.

    Il clima cambia ancora da Antonioli , profondo nero e metalli lucenti, 400 metri quadri ricavati dal recupero di un teatro degli anni Venti unito ad una vecchia officina (via Pasquale Paoli 1 angolo Ripa di Porta Ticinese, tel. 02.36.56.18.60, www.antonioli.eu) . Qui il look, femminile ma anche maschile, parla di sensualità e attitudine bohémien, mentre l’assortimento marcatamente high-end snocciola griffe di ultima tendenza e di costi adeguati. La filosofia di Claudio Antonioli coniuga gusto contemporaneo, soluzioni alternative, idee innovative e ricercate. Colori? Nero, bianco, grigio. Materiali? Bellissimi. Dal panno del paltoncino geometrico di Givenchy, ovviamente noir, alla pelle dei gilet e delle giacche di Rick Owens, Yang Li o Gareth Pugh. In alternativa le felpe di Marcelo Burlon, gli abiti di Chloé e Alexander Wang, i cappotti di Dries Van Noten. Sconti dal 30 al 70% fino a metà febbraio. Tre stili molto differenti. Minimo comun denominatore un acquisto che non dovrebbe deludere.


  4. IL CAPPOTTO RINUNCIA ALLE MANICHE

    gennaio 9, 2015 by Francesca

    È una storia antica, quella del cappotto senza maniche, che quest’anno come non mai è un protagonista dello styling. «In alcune versioni, sopra abiti dalle maniche ricamate, ricorda le sopravvesti dei vestiti medievali, anche se di solito è più legato al folk, a quei gilet lunghi fino ai polpacci che circolavano negli anni ’60 in panno ricamato o in mongolia» dice Giulia Pivetta, storica della moda. Com’è il più attuale? Ha le forme del cappotto classico, ma con le maniche tagliate a filo. Come quello doppiopetto di Max Mara o quello dal taglio maschile di Iceberg. Visto anche da MSGM e Dior, è un capo davvero versatile e multistagionale. Come si indossa? Sopra a un maglione tricot protegge dal freddo, ma è anche un jolly ideale per il clima mite e le mezze stagioni: con un lupetto a maniche lunghe e una sciarpa diventa subito sofisticato e pratico.

    «Può essere indossato come abito, il classico robemanteau in versione gilet, sotto a un’ampia mantella o sopra una maglia con le maniche ricamate» suggerisce Pivetta. Va bene per tutti i fisici e tutte le età: è un tocco modaiolo che, avendo molte versioni, si adatta al vestire quotidiano di ognuna. Sta bene a tutte? Sì, ma occhio ai volumi e se non sei altissima, portalo sempre con i tacchi. Sarà anche senza maniche, ma ha il peso e lo spessore di un cappotto.
    Sì con i pantaloni, a palazzo o a sigaretta. Con le gonne, funziona meglio in versione gilet lungo o cappotto corto, da stringere in vita con una cintura. In questo caso, sceglilo in lana morbida tipo vestaglia. Posso farlo da sola? Certo. Se hai un bel cappotto, ma ormai ti ha stufato, o ne hai visto uno carino vintage, puoi dargli un appeal più attuale, facendogli togliere le maniche da una brava sarta e rifoderandolo con una seta fluo o fantasia.


  5. Quando è l’abito che fa la festa guida al brindisi alla moda

    gennaio 7, 2015 by Francesca

    Quando è l’abito che fa la festa guida al brindisi alla moda DI raso “liquido” alla maniera di Carol Lombard, l’unica che, secondo il grande costumista Travis Banton “portava i vestiti come fossero profumo, se li metteva addosso e se li dimenticava”. O di chiffon nudo come l’abito (Armani Privé) di Cate Blanchett alla scorsa notte degli Oscar? Che i modelli di riferimento siano le regine degli anni d’oro di Hollywood o le protagoniste dell’ultimo tappeto rosso, non ha importanza. Ogni dicembre, puntuale, la fatua querelle si riaccende. Termini come strass e volants, risuonano in negozi chic e templi della fast fashion. La consueta storia del “come mi vesto a Capodanno” riempie riviste di gossip e siti Web che, accanto a mise scintillanti di lustrini, esalta una lingerie spesso importabile.

    Di regole fisse non ce ne sono.
    Quel che conta a Capodanno, è il glamour. Ma cosa significa? Al di là delle canoniche descrizioni dei vocabolari (Treccani: “In origine, incantesimo, magia, poi in genere incanto, fascino, malìa che attrae con forza irresistibile”), i pareri sono contrastanti.
    Se, ad esempio, per Marlene Dietrich è “qualcosa di indefinito, di inaccessibile alle donne normali – un paradiso irreale, desiderabile ma, di fatto, impossibile da raggiungere”, al contrario, per l’attrice Hedy Lamarr “ogni ragazza può essere glamour. Tutto quel che deve fare è avere un’aria attonita e starsene in piedi impalata”. Glamour o no, a parte la tradizione, che suggerisce da sempre qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di rosso, quel che è importante, spiega Silvano Vangi, capo-buyer abbigliamento donna di Luisa via Roma, «è individuare uno stile adatto al proprio fisico. Chi ad esempio ha fianchi pesanti e gambe sottili potrà optare per un abito ad A, magari in pizzo nero lungo al ginocchio, da indossare con una giacchina corta anni 60. Per nascondere gambe “pesanti invece saranno perfetti i pantaloni palazzo accostati a una camicia importante di chiffon o di satin e impreziositi da una cintura-gioiello».

    Un fisico ben proporzionato si può permettere quasi tutto ma questo, continua Vangi, «è l’anno delle gambe, quindi un bel vestito lungo, fatto di giochi di trasparenze e spacchi vertiginosi». Una volta scelto l’abito del cuore, il trucco è uno solo: “evitare”, come raccomandava Lucy in Pranzo alle Otto (1933) l’effetto decima Avenue , che si potrebbe tradurre con “strappona”. E, a meno di non essere Marilyn Monroe, seguire sempre il consiglio di Edith Head, la più grande costumista di Hollywood ( The Dress Doctor , 1959): “Non indossare mai vestiti troppo stretti. Un abito deve essere abbastanza aderente da mostrare che sei una donna e abbastanza morbido da provare che sei una signora». Tutto qua.


  6. Stivali da yeti (senza calze), passamontagna di cristalli Il gioco degli estremi

    gennaio 5, 2015 by Francesca

    È bastato che Isabel Marant sfilasse a Parigi con un paio di stivali pelosi per trasformare un’uscita in una moda. La stilista che ha resuscitato la scarpa da ginnastica nel guardaroba delle donne è riuscita in una nuova impresa: adesso le ragazze rivestono i piedi di pelliccia, con scarponi che una volta erano indossati in settimana bianca o per una improvvisa nevicata in città.

    Prima ci si copriva, adesso si cerca di catturare gli sguardi degli altri con stivali da yeti e cappelli sferruzzati con stile. Niente di più lontano dalla innocente e indimenticabile berretta di lana di Ali Mc Graw in Love Story : i cappelli e gli stivali non devono coprire dai rigidi inverni del New England, ma rendere unici chi li indossa. Gli accessori «estremi» – cuffie o stivali che siano – sono il chiodo fisso di questo inverno e sono fatti per stupire e mischiare le carte. Erika Cavallini ha bordato con una veletta da cerimonia la più classica cuffia in lana, Brunello Cucinelli ha spuntato lo stivaletto alla caviglia ricoperto in lana di cachemire, inaugurando un gioco del vedo-non vedo declinato fino alla punta dei piedi. Per un Tommy Hilfiger che ha percorso fino in fondo il tema del caldo inverno, con una collezione in cui lo stile da alpinista e l’ossessione tartan permeano ogni centimetro di stoffa, ci sono altri che contaminano schiene scoperte e nuche nascoste.

    Le cagoule portate in passerella con abiti da sera da Dolce & Gabbana per quest’inverno sono un modo fiabesco per sognare, ma con la testa al caldo. Quelle ricoperte di cristalli Swarovski sono un passamontagna pensato al «rovescio»: chi lo indossa non sarà invisibile, ma indimenticabile. Se Kristina Ti ha pensato a un copricapo da badessa in pelliccia di volpe, French Connection e Jucca hanno giocato con il loro dna giovane e hanno sferruzzato berrette con pom pom o da cheerleader.

    Il gioco del finto caldo, già iniziato sulle spiagge delle California, con gli stivali Ugg indossati con il bikini in piena estate, prosegue ora anche in inverno. Doposci e stivali in montone si portano senza calze, magari con un abito da cocktail, per svecchiare look altrimenti troppo cerimoniosi. Adesso i Mou, i boots in stile navajo amati dalle celebrities, si indossano anche la notte di Capodanno, magari sulla neve, con hot-pants in paillettes o abitini scivolosi in seta. Karl Lagerfeld, come teatro per la sua moda ha immaginato un supermercato di lusso, dove Cara Delevigne fa spesa in tailleur rosa e stivali da wrestler. Anche per le giornate di pioggia, una semplice galoche non basta più: Miu Miu ha bordato con una coulisse in gabardine i suoi stivali di gomma lucida e per le più eccentriche ha aggiunto un tacco di cinque centimetri, per non cedere alla comodità casual neppure quando ci sarebbe la scusa del brutto tempo.


  7. 11 idee per l’anno nuovo

    dicembre 31, 2014 by Francesca

    1 gonne a ruota A Capodanno saluteremo il 2014 e diremo addio a tubini e gonne aderenti. Il prossimo trend in fatto di abiti guarda agli Anni 50 e alle ampiezze a corolla. Scegliere la linea a clessidra ripaga: questa silhouette, infatti, è in grado di rendere sexy ogni donna, a prescindere dalla conformazione del corpo. E se durante le feste di fine anno vi siete concesse qualche vizio in più, niente paura: gli abiti a ruota hanno anche il pregio di nascondere i piccoli difetti.
    2 occhiali da vista Montature invisibili, bachelite nera e lenti basic saranno decisamente out nel 2015. In fatto di occhiali, sarà il momento di sorprendere scegliendo colori accesi, forme extra large e modelli a farfalla. Via le cornici sobrie e benvenuto glamour, quello che solo montature fantasiose e tinte vivaci sanno dare. Basterà un paio di occhiali giusti per sentirsi diva!
    3 scarpe a punta Con il nuovo anno abbandoneremo punte tonde, plateau e tacchi squadrati. Non sarà facile adeguarsi ai nuovi trend, ma in fatto di moda, la comodità non è un aspetto fondamentale. Le décolletée di stagione saranno a punta, con tacchi a stiletto, sottilissimi. Buone notizie per chi non ama gli eccessi: la grande rivoluzione del 2015 sarà la completa libertà di scelta sull’altezza del tacco. Perfette con ogni look, dal jeans fino al mini abito gli stiletti sono il primo acquisto da fare, appena tornate dalle vacanze.

    4 felpa fantasy Il capo vincente dell’anno 2014 resta al top delle preferenze. Ai modelli classici in tinta unita, preferite soluzioni dalle stampe eccessive, divertenti e ipercolorate. Via libera a illustrazioni manga, ai decori ispirati alla Pop Art e alle grafiche in formato extralarge. L’ispirazione sporty chic funziona ancora, solo se è valorizzata da dettagli molto sofisticati. E non dimenticate: lo stile grunge, con la sua trasandatezza e le felpe mélange sono out.
    5 colore! Imperative per il nuovo anno, le tonalità squillanti, accostate secondo la regola dei blocchi di colore. Dimenticate il classico “total black”, optate per turchese, rosso fuoco, giallo limone e verde intenso e non temete di comporre abbinamenti audaci: chi osa avrà successo. Stesso discorso per gli accessori, décolletée e borse devono rigorosamente adeguarsi.
    6 Karlito, i bugs firmati Fendi e gli altri pendenti da borsa sono stati uno degli accessori più modaioli della passata stagione. La tendenza si conferma per il 2015 e personalizzare tracolle, bauletti e cartelle così continuerà a essere un autentico must. In questo caso, eccedere è concesso. Quindi sbizzarritevi e non abbiate paura di lasciare libera la fantasia.

    7 ecopellicce Visoni, cincillà e castori perdono lo scettro della pellicceria. Per la gioia di molte, nel 2015 la pelliccia di tendenza sarà prevalentemente ecologica : per essere chic nell’anno che verrà occorrerà essere anche dotate di una buona dose di eco-sostenibilità. Colorate, morbidissime, anche a pelo lungo o in versione maculata, sempre seducenti, le pellicce ecologiche piaceranno sempre di più.
    8 clutch Il 2015 ci chiede di rinunciare alle maxiborse, che spesso riempiamo troppo, e di optare invece per clutch dalle dimensioni più contenute, Le più gettonate saranno divertenti, colorate e dalle forme strane. Portiamole anche durante il giorno, per rendere lo stile ricercato. Una scelta estrema, forse, ma il risultato in fatto di eleganza non vi farà rimpiangere le ingombranti borse formato extralarge.
    9 intimo esagerato Se a Capodanno avete giocato con il rosso, ora è il momento di anticipare le tendenze con modelli in pizzo . Sappiate che nel 2015 la lingerie minimale sarà superata. Essere sexy richiede impegno, anche per quanto riguarda i capi che non si vedono. Reggiseno nero sotto la camicia maschile vi renderanno irresistibili.

    10 cristalli Diamanti e dintorni saranno protagonisti nel 2015. La grande novità è che potremo indossarli sul lavoro come se fossimo sempre sul red carpet. Attenzione a non esagerare: se perdete la testa per cristalli e pietre, abbinateli con capi basic . Illumineranno il vostro look e l’umore, anche nelle giornate più grigie.
    11 marsala Memorizzate questo nome: definisce la sfumatura top dell’anno 2015 secondo le scelte del marchio Pantone. Chiaro che la moda non ne potrà fare a meno. Gli abbinamenti tono su tono sono la scelta più facile, ma se volete osare, giocate con i contrasti optando per mix inusuali. Provate con il beige o il carta da zucchero : il risultato finale sarà ricercato e molto raffinato. Non dimenticate che essere chic l’anno prossimo sarà un trend assoluto.


  8. Eco pellicce Un simbolo? No, solo stile

    dicembre 29, 2014 by Francesca

    NELLA moda alle repentine inversioni di tendenza si è abituati. Lunghezze, colori, volumi, periodo storico di riferimento: nulla è stato lasciato intonso, ma di sicuro non c’è stato elemento “ribaltato” nel suo significato come le pellicce ecologiche, detentrici dell’andamento stilistico più ondivago degli ultimi anni.
    Dopotutto, passare da simbolo del vorrei-ma-non-posso a incarnazione della coscienza ecologista, per poi infine ritrovarsi a essere trend estetico a sé stante è un percorso inusuale, e di tutto rispetto. A parte qualche sporadica apparizione negli anni 50 (il materiale è stato creato nel 1929), la sua vera esplosione è stata negli anni 70 e 80, quando chi la indossava era considerato al massimo uno sperimentatore, e di certo non un’icona di stile: per di più chi allora optava per l’eco-pelliccia spesso lo faceva perché non poteva permettersi il costo di volpi visoni, e non certo per rispetto dell’ambiente; era un ripiego, e come tale andava passato sotto silenzio.

    C’è voluta negli anni seguenti la presa di coscienza collettiva dei diritti degli animali con la contemporanea ascesa della schiera di designer impegnati su quel versante, per trasformare la faux-fur in qualcosa di più di un semplice palliativo: la sua definitiva consacrazione in passerella è stata opera di Stella McCartney, portabandiera della pan> animalista, che qualche anno fa aveva aperto una sua sfilata con una serie di giacche e cappotti di eco-fur. Una simile decisione, spiegava lei dietro le quinte, serviva a dimostrare come le pellicce vere fossero superflue, anche in termini puramente stilistici: il finto – benfatto, ovviamente – offre solo il meglio di quel materiale, senza fare del male a nessuno. Perché privarsene? Questo modo di pensare si è conquistato una nicchia sul mercato ben precisa, ma da lì c’è stata ancora un’ulteriore trasformazione, che porta direttamente alle passerelle di questo inverno. La faux-fur in versione 2014 ha poco o nulla a che fare con la coscienza ecologica: è un trend puro e semplice, e come tale è stato trattato dagli stilisti, impegnati a usarla in abbondanza sia nei colori più accesi e improbabili che nelle versioni più discrete e simili all’originale. E che non la si presenti come un’alternativa a quella reale, perché non lo è: casuale o meno che sia, il suo boom coincide con quello delle pellicce vere, segno inequivocabile che qui non si tratta di scegliere l’una o l’altra. Semplicemente, sono due tendenze distinte e separate che coesistono con funzioni e applicazioni diverse: esemplare la sfilata del Moschino di Jeremy Scott, in cui il designer statunitense ha appaiato vestaglie di visone rosso e giallo a giubbotti di peluche dedicati a Spongebob; nessun “doppio fine” nella scelta, se non quello di esplorare al meglio due dei best seller della stagione. E tanto, di questi tempi, basta e avanza.


  9. Il vestito lungo? Sì, ma è un’eccezione

    dicembre 24, 2014 by Francesca

    Il «new normal», la nuova voglia di normalità che da un po’si respira anche nella moda, si prende una pausa nella 365°notte dell’anno. Chi decide di stare al gioco ha delle regole precise da rispettare, ma una vince su tutte: farsi notare. I codici sono sempre gli stessi: luccicante per lei, elegante per lui, con un’attenzione particolare alla serata che ci aspetta.

    Lungo (ma non troppo)
    L’equilibrio di questo Capodanno si giocherà sulle lunghezze: per le ragazze gli stilisti suggeriscono un tubino, anche ricamato, come quelli di Lanvin o Yves Saint Laurent. Il lungo va dosato: se proprio piace, meglio usarlo con il trucco: Uel Camilo, emergente stilista di Florianopolis che veste le donne da premiere, gioca con sovrapposizioni che creano un effetto «finto lungo». Tulle rivestiti di pietre e paillettes, che svelano la nudità dove si interrompe il ricamo, lasciando scoperte braccia e gambe; oppure gonne vaporose ma sdrammatizzate da un tartan natalizio, come quello proposto in passerella da Philipp Plein.

    Smoking e collo alto
    Sul corto è d’accordo anche Alessandro Martorana, il sarto-imprenditore che ha ereditato il guardaroba di Gianni Agnelli e da quell’archivio ha costruito il suo stile.

    «La donna a Capodanno è deliziosa con un party-dress sopra al ginocchio.
    In alternativa suggerisco un seducente smoking, che ho già cucito su misura per Joe Saldana e Elle McPherson», dice Martorana, che festeggerà il Capodanno a Cortina, nello chalet dell’amico Gianluca Vacchi. Come di consueto, tutti gli uomini saranno in smoking. «Per la notte del 31 non esiste altro abito: è una tradizione che si è persa, ma insisto per recuperarla. Comunque è indispensabile una dinner-jacket, e la cravatta è tassativamente nera».

    Il rosso è preistoria? «Trovo divertenti i calzini rossi. Da indossare con loafer in velluto nero». Lo smoking è proposto per l’uomo anche da Brunello Cucinelli, antesignano del tuxedo blu, e Boglioli spezza la formalità del farfallino con la maglia a collo alto in cachemire e seta, vera novità del guardaroba maschile. «Il risultato è un look privo di forzature – dice l’ufficio stile -. Il tuxedo in pashmina è prezioso ma viene alleggerito dal dolcevita». Tra gli estimatori del collo alto anche un altro addetto ai lavori come Sergio Corneliani. «Il dolcevita al posto della camicia rende portabile anche il più elegante degli abiti – osserva il direttore creativo del marchio di Mantova -. Fa guadagnare mistero ai giovani e regala un’aria più giovane ai cinquantenni».

    La regola del matrimonio
    «A Capodanno dobbiamo vestirci a festa, io suggerirei di ricordarsi sempre dove lo trascorreremo e con chi, per non cadere nella mancanza di stile ed essere fuori luogo», avverte Antonio Frana, fashion consulter di molti personaggi da tappeto rosso.

    Nell’epoca «new normal», più che mai, vale la pena tenere a mente la regola del matrimonio. Ovvero: «non pensate di andarvi a sposare». Ecco quindi vietati gioielli troppo vistosi, a favore di piccoli simboli beneauguranti: un semplice nastrino rosso, legato al polso di tutti gli ospiti, farà più festa di un diamante.«Io userei le gioie di famiglia, basta un anello, un paio di orecchini della mamma a ricordarci che il futuro è sempre frutto del passato», suggerisce Frana. Ma soprattutto attenzione all’«involucro»: il capospalla è il pezzo su cui è vietato sbagliare. Scende in picchiata la pelliccia, sale la mantella, vince su tutti un bel cappotto classico. Un consiglio che farà la differenza: portatelo appoggiato sulle spalle.


  10. Bagliori glitter

    dicembre 23, 2014 by Francesca

    «Non rinunciate a un tocco di colore. Osate il rosso, ma nel nuovo tono ciliegia», suggerisce ancora Ermanno Scervino. A rendere glamour il Natale sono capi e accessori scintillanti, sia che siate quelli che «si festeggia la vigilia» sia che «la tradizione è il pranzo». Capi che evocano atmosfere magiche da anni ruggenti come gli abiti dai bagliori metallici con la gonna ondeggiante fino al polpaccio di Dries Van Noten. «Giocate con il colore e una maglia spalmata effetto lurex», intervengono i Co-te, duo emergente formato da Tomaso Anfossi (27 anni) e Francesco Ferrari (30 anni) che ha riempito di trifogli lurex l’abito corto a sacchetto. «S’indossa con la scarpa dal tacco un po’ grosso e una borsa a tracolla».

    Ma oggi sono soprattutto gli accessori a brillare. Luccicano le ballerine con cinturino di Tabitha Simmons, mandano delicati lampi d’oro le decolleté spuntate di Miu Miu e le pochette con la catena di Jimmy Choo. Assumono subito un tocco leggero Anni ’60 i Chelsea boot argento di Saint Laurent (anche in versione fucsia). Perfetti per ogni occasione, anche con lo short e la calza pesante. Perché la contemporaneità del glitter è indossarlo di giorno, abbinato a capi casual. Il luccichio libera il fanciullino che è in ognuno di noi. Anche quando a brillare sono soltanto uno smalto o un rossetto.

    Tartan

    Anche l’uomo preferisce capi anticonvenzionali. E riscopre il tartan. Abiti che ricordano quelli indossati dai signorotti di campagna del dopoguerra.
    Fatti per non passare inosservati. E infatti molto amati da caratteri vigorosi come Carlo Cracco e stilisti anticonformisti giramondo come Kean Etro che ha fatto dei tessuti check il filo conduttore della sua sfilata. Abiti tre pezzi(immancabile il gilet) che rilanciano lo stile Bohèmienne portati sopra la camicia celeste e, per restare in tono, la valigetta 24 ore sempre in check. Mise dal sapore antico che rilanciano anche tocchi raffinati come il fermacravatta d’oro e l’immancabile pochette nel taschino. Nel 1840 fu la regina Vittoria con le frequenti visite nella sua proprietà scozzese di Balmoral a farlo diventare uno stile. Mai tramontato. Oggi a incantare i designer stranieri con tutte le varianti più raffinate di tessuti e colori (i quadri quasi impercettibili ton sur ton), sono i bravi tessutai italiani che, d’un colpo, rinnovano la moda maschile. E perché non far trovare sotto l’albero un papillon o una cravatta check?