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‘Articoli da regalo per uomo’ Category

  1. Latin lover di primavera

    aprile 13, 2015 by Francesca

    Era uno di quei discorsi da salotto da farsi quando si aveva ben poco da dire. L’affermazione che non ci sono più gli uomini di una volta, e anche, va detto, le donne di una volta, viaggiava sul filo dell’ ironia e dello scherno per i tempi contemporanei messi a confronto con quelli andati. Una sorta di non ci sono più le mezze stagioni di carattere sentimentale, insomma. La chiacchiera qualche fondo di verità lo aveva. Il maschio, in poche parole, veniva additato dalle signore come mancante della più basilare galanteria. Poco interessava che tale dote fosse una naturale predisposizione o frutto di un comportamento messo in atto per il proprio tornaconto, l’importante era l’attenzione. Quella spesa per rendere più piacevole il proprio aspetto senza cadere nell’affettazione, quella adoperata per scegliere il giusto abbigliamento e i migliori abbinamenti e quella riservata alla conquista di una donna, che fosse l’amore di una sera o di tutta una vita.

    Insomma, il tempo dedicato e donato, quello necessario ad accendere la passione anche secondo Julian Kay/Richard Gere in un film come American Gigolò, che ha segnato (anche) la storia del costume maschile. SULLO SCHERMO La pellicola ha trentacinque anni, molti look sono tuttora attuali e la figura del Casanova, innamorato delle donne e dell’amore stesso, ritorna oggi sugli schermi con Latin Lover di Cristina Comencini. Segno che il gentleman, agli antipodi dal playboy narcisista e poco interessante, continua a mietere vittime grazie a sguardi magnetici e charme. E a guardare le passerelle della primavera/estate quest’uomo pare tornato. Non a caso, infatti, si sono imposti capi che sottolineano il fascino naturale, consapevole e colto. L’abbigliamento pratico e multitasking va a braccetto con la sartorialità, la raffinatezza con la leggerezza. Quest’ultima non s’infrange, ma rende fluttuanti le righe, che sono il leitmotiv di Emporio Armani, mentre nella prima linea dello stilista si sente ancora di più quell’aria tiepida e inafferrabile della primavera, tra giacche destrutturate e ridotte al minimo e pantaloni ampi dal piglio mascolino. Il confort continua a essere essenziale per l’uomo e Tombolini ne celebra l’apoteosi con il completo Zero Gravity: giacca e pantaloni adatti a ogni occasione, ma impalpabili grazie al peso minimo del tessuto e della struttura.

    SFUMATURE DI BLU Anche Paoloni pensa a sdoganare l’uomo dalla scarsa libertà a cui un capospalla può costringere, soprattutto col caldo. Propone così la giacca camicia, ma anche micro fantasie, jacquard e sfumature di blu per i completi in cotone mischiato a seta, tutti con vestibilità slim. Da Salvatore Ferragamo le stampe in miniatura danno consistenza alle stoffe di bluse, trench e blazer avvolgenti come kimono e dai colori di un’estate vissuta, come il ruggine, il cuoio e il sabbia. Esplosive e vivaci, invece, le cromie sfoderate da Harmont & Blaine, che nella giacca unisce l’informalità dei due bottoni a impunture raffinate e sceglie pantaloni dal taglio classico in gabardine tinto capo. Studiati i look proposti da Tagliatore. Le giacche leggermente lunghe sui fianchi, in lino e seta per dare freschezza, si abbinano a gilet mono o doppiopetto creando outfit da dandy ribelle dalla forte personalità. Quadri, righe e lino sono il leitmotiv della bella stagione per Angelo Nardelli, che si ispira ai panorami assolati e alle ceramiche della Sicilia.

    SLIPPER IN RAFIA Stile rilassato per Roy Roger’s, con pantaloni tinta unita o in fantasia floreale dal taglio comodo e col cavallo allungato, quindi più confortevole. Essenzialità e pochi artifici anche per le camicie, in pieno accordo con quell’aria rilassata tipica della bella stagione. Ai piedi i modelli classici delle calzature celano vezzi e dettagli che alleggeriscono le tomaie e di conseguenza i passi. La pelle è sottile e intrecciata e le fibbie creano giochi di pieno e vuoto da Santoni, che sperimenta anche le espadrillas in vitello sfumato di azzurro adatte persino in città in occasioni informali. a.testoni, invece, propone addirittura le slipper in rafia e cotone a motivi grafici in bianco e nero.


  2. Quando le femmine si vestono da uomo

    febbraio 12, 2015 by Francesca

    Quando eravamo piccole donne ci piaceva quel femminile austero dal vezzo piccolo. Come trovarlo ancora nella moda? La camicetta senza mega pizzi ma con una coccinella ricamata solo sul colletto, oppure la giacca di velluto blu, velluto blu e stop. Al secondo piano della Rinascente il kilt, taglia 46, è un capolovoro di Alexander Mc Queen di questi ricordi in cui la bellezza era tradizione di nonna in nonna. E’ il sogno della gonna colleggiale indossata ai tempi dei piccoli grandi amori innevati da pudiche «Love Story»: chic, nei suoi quadri grigi, neri, di superba rifinitura nelle pieghe, british nelle stringhe in pelle e nelle fibie importanti. Peccato che sia da uomo, e peccato che lo siano la camicia bianca con colletto rotondo profilato di blu di Vivienne Westwood e una camicia di Etro azzurra con mini disegni cashmere lilla e prugna. Viaggiano consigli sui saldi sul web. Care donne, se dovete scegliere una scarpa che sia adatta alla primavera, non comperate zeppe o tacchi vertigo, optate per un decolltè con il mezzo tacco, di gran appeal nella prossima stagione. Bene, il nostro consiglio è un altro: se andate alla Rinascente cercate di fare spesa nel reparto dei signori, perché indumenti e accessori sono di gran lunga più appetibili di quelli dedicati alle donne.

    Lo sanno anche le commesse. «Non c’è paragone tra le cose che gli stilisti disegnano per gli uomini e quelle per le donne. Tante signore vengono a vestirsi qui, dai maschi. Basta guardare borse, sciarpe e scialli per rendersene conto: nel settore maschile c’è uno stile così raffinato e fantasioso che noi donne ce lo sogniamo!». Due sono gli oggetti del desiderio adocchiati dalle veterane in divisa da shopping: una cartella Serapian giallo paglierino e una Peekaboo Fendi giallo girasole che più oversize di così non potrebbe essere, nella sua tasca anteriore ci starebbe un piccolo canguro. «E’ stata pensata per l’uomo, viste le dimensioni – spiega il commesso -. Detto tra noi sono tante le signore che vengono a provarla, perché è davvero fashion in questa sua dimensione super ma pulita nellasua fattura a mano». Quella che potrebbe essere considerata la sorella easy della Kelly di Hermes è destinata al braccio di qualche signore un po’ dandy, alla Oscar Wilde per intenderci, che la potrebbe usare come una 24 ore dal gusto esotico.

    E chi non vorrebbe la t – shirt di Valentino che è un bosco di farfalle? Chiediamo dove sia possibile provare il kilt. «Là in fondo, nei camerini dei maschi». La sottana è perfetta, se non fosse per un dettaglio: è vertiginosamente mini. Davanti al camerino un ragazzo aspetta che usciamo. Scusa proveresti questo kilt, visto che è da uomo? Non serve insistere, il ragazzo è incuriosito. Quando esce non è proprio il principe Carlo visto che la gonnellina gli arriva poco poco sotto l’inguine. Sorride. Non lo metterebbe mai, e il kilt viene riappeso nell’appendino in mezzo ai pantaloni. A questo punto attendiamo l’evoluzione della biancheria intima per trovare quella spartana raffinatezza dell’adolescenza, quando non credavamo che un abito fosse bello perché fatto come una palla o come una carta da gioco. Ci salverà da tutto questo la moda maschile, sempre più nostra.


  3. Unisex Stessi vestiti, anime diverse il gioco sottile di Armani

    febbraio 3, 2015 by Francesca

    MILANO LUI e lei avanzano in passerella, indossano gli stessi pantaloni e la stessa giacca.
    Sono eleganti, perfetti e rappresentano il nuovo modo di concepire l’unisex secondo Giorgio Armani che chiude le quattro giornate della moda milanese mostrando completi che, anche se indossati da una donna, sono adatti anche a un uomo e non ridicolizzano mai la mascolinità. Merito del savoir faire di un grande maestro come Armani che sa quali limiti un uomo non deve mai oltrepassare. «Una donna può essere superfemminile anche con una giacca – spiega – ma un uomo non può vestirsi come una donna se non in piccole cose, come un foulard. Chi va oltre, diventa ridicolo». E per raccontare questo nuovo capitolo della sua storia dedicato all’unisex, Armani sceglie la sensuale morbidezza del jersey con il quale crea giacche doppiopetto da indossare con pantaloni dalla vita alta, il cavallo basso e stretti sulla gamba. Un modello ideale per maschi giovani e con un bel fisico scaldato da giacconi e cappotti in lana mohair.
    Giorgio Armani mette al bando le maglie girocollo (che lui ha sempre amato) e al posto delle t-shirt consiglia di adottare “la camicia bianca, anche senza cravatta, che crea mistero”.

    Armani dà un nuovo volto all’unisex, mentre Roberto Cavalli resta fedele al suo maschio playboy che, sotto grandi pellicce in marmotta e giacche chiodo in cavallino, sfoggia maglie con motivi barocchi e pantaloni attillati.
    «Il mio è un playboy dai pensieri giusti» precisa lo stilista che, per non dimenticare la strage di Parigi, ha fatto cucire su alcuni capi una fascia nera, in segno di lutto, con la scritta “No bounds”, un invito a superare le barriere tra religioni e dire basta alle guerre. Da sempre pacifista è il dandy di Ermanno Scervino che usa camicie con micro cristalli bruniti e cappotti dai colli e revers ricamati con Swarovsky. In questo guardaroba dominano i grandi maglioni che sbucano dai cappotti e dai montgomery sartoriali. Inno alla bellezza degli scalatori per Bikkembergs. I modelli sfilano con gilet chiusi da imbragature, giubbini in pelle e pantaloni da jogging. Per la serai cappotti sono percorsi da cinghie nere. Ma ai veri gentleman lo stilista Brendan Mullane, per Brioni il marchio di alta sartoria del gruppo Kering, ha dedicato un guardaroba ispirato al mondo dell’equitazione, con silhouette molto asciutte. È esotica la moda di Stella Jean che rende omaggio a Gandhi e si rifà alle stampe dell’India per completi di taglio british. Per i biker più raffinati Matchless ha proposto nuovi giubbini in pelle cerata e giacche militari che riprendono dettagli delle uniformi della seconda guerra mondiale. Tra i giovani, Christian Pellizzari abbina completi formali con bomber da rock star, Au jour le jour rispolvera i simboli del Monopoli e Giampiero Colombo fa sue le cuciture degli abiti delle Madonne di Piero della Francesca.


  4. Uomo d’inverno, libero e bello

    febbraio 2, 2015 by Francesca

    A complicarsi la vita lui non ci pensa proprio. È questa la tendenza che emerge chiaramente dall’87a edizione di Pitti Immagine Uomo a Firenze, davvero intasata di presenze di espositori e visitatori, dove si presentano abiti, accessori e look per il prossimo autunno/inverno. Va bene essere presentabile, affascinante, finanche stiloso, ma aderenze eccessive, tessuti, accessori e ammennicoli vari che stravolgono la figura e indolenziscono fisico e giornata i maschietti preferiscono lasciarli alle donne, che sono notoriamente più dedite alla sofferenza per l’estetica. L’uomo, proprio per semplificare il tutto, evita persino di farsi la barba ogni giorno, anche se, poi, cura peluria e pelle del viso grazie a un beauty-case di ragguardevoli dimensioni. Il quotidiano si fa rilassato grazia alla vigorosa leggerezza del vestire comodo, ma non per questo trasandato. Lo disegna così Margaret Howell, la stilista inglese che ha inaugurato ieri boutique e ufficio produzione italiani, perché «i vestiti devono essere comodi e di materiali di qualità. Portandoli ci si deve sentire bene, a proprio agio».

    GLI AVIATORI Brunello Cucinelli, non a caso, con i suoi capi segue da sempre il concetto di casual sartoriale, perché l’abito non deve più essere completato solo da camicia e cravatta. Così, sotto la giacca meglio indossare una felpa oppure un gilet leggero in piuma d’oca che ricalca le forme di un chiodo smanicato, ribaltando il concetto del sopra e sotto. Le sovrapposizioni sono declinate fin nel cappotto, che prende ispirazione anche dai montgomery e dai giubbotti da aviatore e che copre maggiormente le gambe, non più fasciate in pantaloni dal fit eccessivamente snello, ma morbidi sui fianchi grazie a impercettibili pinces. Scomporre e ricomporre, scardinare il completo è la sfida che Seventy lancia all’ uomo, proponendo giacche in mohair che ricalcano le maglie nella loro morbidezza e comfort, lana che si mischia a piuma, nylon lavorato come un tessuto e piumini stretch che seguono ogni movimento senza ingolfare. Ingram segue questo criterio per le camicie, con microstampe su jersey, con colli destrutturati, stecca estraibile e fitting estremamente confortevole.

    CAVALLINO IN 3D Vestibilità portata all’estremo anche da Tombolini, col suo completo Zero Gravity, che pesa meno di 400 grammi grazie a tessuti e cuciture impalpabili realizzate con macchine speciali. Sensazione eterea (e anche un po’ elitaria) che si prova indossando la nuova felpa Prince Tees, in cashmere e cotone, disponibile con e senza cappuccio, disegnata con prodigi tessili da Enzo Fusco con Emanuele Filiberto seguendo il mood sporty chic. A questa tendenza strizza l’occhio anche Superga con le nuove sneaker in cavallino tridimensionale, in lana o con borchie gommate, adatte anche sotto l’abito buono. Proprio quello stravolto da Niccolò Mugnaini per Enn+W, la linea che opta per giacche destrutturate, pantaloni ampi lunghi o al polpaccio di chiara derivazione streetwear e gilet tweed con inserti denim.

    IL MALANDRINO Le “strane coppie” sono privilegiate da Moreschi, con le sue calzature in lana tartan e pelle tricolor spazzolata e tinta più volte e con suola che non appesantisce mai la camminata. Del resto, l’uomo è uno, nessuno e centomila. Fred Perry, famoso per le sue polo da bravo ragazzo di buona famiglia, abbraccia il rock, il punk e l’uomo un po’ malandrino con le nuove collezioni e collaborazioni. La moltitudine in una sola persona lo si è fino alla punta dei piedi. Lo sottolinea emblematicamente la scarpa a.testoni che fa incontrare vitello martellato e liscio grazie a una linea curva.

    SUOLE FLESSIBILI Le morbidezze caratterizzano la suola del modello Nebula di Geox, la city runner superleggera e dalla massima aderenza, che gareggia, in quanto a innovazione, con l’altro pezzo forte del brand, Amphibox, totalmente impermeabile e dalla suola flessibile. A completare il look nel segno della libertà ci pensa Full Spot con la sua nuova borsa maschile O bag Folder. La sua particolarità è essere una cartella componibile a piacere, dalla patta agli interni, modulabili in base al proprio lavoro e stile di vita. Leggerissima, ha il corpo centrale in gomma, mentre la patta si può scegliere in più materiali e colori.


  5. Giacche e pantaloni stretti, la moda vuole tutti slim

    gennaio 30, 2015 by Francesca

    «Cara, mi si sono ristretti i pantaloni» dice un incauto signore che preso dalla mania del cosiddetto «slim fit» – vestibilità sottile – giustifica con una panzana il vezzo di fasciarsi nelle giacche, nei mini cappottini, nei pantaloni con il fondo di 17 centimetri. Una mania che sta contagiando tutti gli uomini, giovani e maturi, che inseguono il giovanilismo spudorato di giacche strizza-muscoli, camicie come radiografie e pantaloni corti corti e stretti stretti, come usciti da un lavaggio azzardato da mani e teste sbadate. E chi pensa che si tratta di una banale questione di taglia, si sbaglia. La questione è tutta nello stile e in una forma che tende a privilegiare uomini dal corpo snello. Per chi non lo è, ahinoi, il risultato non è felice: ricorda un serpente che ha ingoiato una pecora. Signori, qui ci vuole saggezza anche se è difficile, se si è giovani e aitanti, non cedere alla tentazione di indossare il poncho su ghette iper-slim proposto da Andrea Incontri. Il bravo designer per enfatizzare nel suo show performance applaudito ieri sera a Firenze il ruolo degli accessori, ha scelto infatti la strada della scarna essenzialità, l’unica perfetta per far emergere la pulizia di capi iperfunzionali e senza tempo. Insomma quello dello slim fit è un linguaggio di stile divenuto necessario negli ultimi anni caratterizzati dalla crescita delle esportazioni.

    L’ago della bilancia è il gusto dei consumatori internazionali: oscilla fra coloro che si vogliono strizzare e quelli che si vogliono spaparanzare. «Negli Usa si preferisce la silhouette comoda mentre i russi cominciano ad apprezzare le linee slim. Gli italiani si dividono fra quelli che scelgono le linee confortevoli e quelli che pensano, come fanno le donne con il nero, che lo slim fit sia irrinunciabile perché sfina» spiegava ieri Piero Tardia dell’omonima azienda giustificando la scelta di entrambe le silhouette per accontentare le diverse esigenze dei consumatori. Del resto per Giampiero Colombo, il designer che ha progettato la collezione Tardia, sono le curve anatomiche del designer Joe Colombo, riviste nell’ottica sartoriale a ri-formare il cappotto in lana e cashmere color carta da zucchero con collo di visone o il montgomery double reversibile. «La vestibilità più amata in Italia è quella slim» confermano da Berwich, marchio che firma collezioni di pantaloni per uomo e donna e che riesce a rendere confortevoli e stretch le lane lavate e i cotoni a micro check, a quadri bianchi e neri, a disegni cravatteria.

    «È una questione di moda ma anche un modo per far risaltare le forme del corpo senza rinunciare al comfort» dicono da Berwich parlando dell’attenzione al taglio che rende i pantaloni asciutti ma allo stesso tempo gestibilissimi. Lo slim fit da tempo ha contagiato anche la camiceria che per l’uomo rappresenta un’ossessione. «Le facciamo stretch da anni ma oggi registriamo un’inversione di tendenza: tornano a piacere vestibilità più morbide e meno aderenti» dicono da Bagutta che per festeggiare i 40 anni del brand ha presentato una limited edition della mitica camicia bianca realizzata in pregiato Super Popeline 200, tessuto prodotto dal gruppo Albini in cotone egiziano Giza 45.


  6. Riciclare i jeans fa tendenza, il rammendo come scelta etica

    gennaio 28, 2015 by Francesca

    La «nuda verità» sul denim di cui si discute allo stand della svedese Nudie è molto semplice, ma fa effetto parlarne nel corso di una fiera, come Pitti, basata sulle novità in arrivo nei negozi, le novità che gli uomini europei, asiatici, americani compreranno da maggio in poi. La verità è che un paio di jeans non muore – non dovrebbe morire – mai. Nudie offre riparazioni gratuite, addirittura un servizio di permuta dell’usato: porti i tuoi jeans usurati e rotti e ottiene il 20% di sconto sul nuovo (il tuo vecchio paio verrà rammendato e venduto come capo vintage).

    Da una campagna informativa online e di cartellonistica che spiega come riparare i propri jeans e insiste sul concetto di recupero a una nuova forma di «responsabilità aziendale». Questo non vuol dire ovviamente che sia finita la lunga è molto redditizia stagione dei jeans consumati ad arte durante la lavorazione – perfino alla Nudie, apostoli del recupero e il riciclo, c’è un modello con una sagoma di tessuto consumato sulla tasca che ricorda il contorno di uno smartphone -; significa che il rammendo dei jeans, un tempo esclusiva dei cowboy e degli operatori di pozzi petroliferi texani è entrato definitivamente nel ciclo creativo-industriale delle «tendenze Pittiane».

    G-Star ha inaugurato, oltre al nuovo negozio fiorentino, la collezione basata sull’arte del rammendo. Il nuovo Restored Denim che nasce dalla riparazione di jeans strappati usurati: tecniche come quella del punto di rinforzo, ispirata alle riparazioni dei vestiti da lavoro, i rammendi su misura, le toppe con cuciture invisibili. Denim artigianale, venduto già strappato e già rammendato (il tramonto dei ripped jeans che hanno mandato in giro una generazione di ragazzi e ragazze con ginocchia e spesso natiche parzialmente scoperte dagli strappi realizzati durante la produzione). Remco de Nijs, uno degli strateghi della casa, che non ha problemi ad accedere, se volesse, a un paio di jeans nuovi al giorno, è solito portare sempre gli stessi jeans per far si che si personalizzino con l’usura naturale. E spiegava sorridendo che «il denim è un capo che si basa sulla fiducia. Sull’onestà».


  7. Scarpe, una su due è sneaker

    gennaio 26, 2015 by Francesca

    Nulla è più come prima nella moda dove ormai sono i giovani a lanciare le tendenze. «Un buyer di Selfridges mi ha detto che oggi le sneaker valgono il 50 per cento del mercato delle scarpe da uomo. È incredibile come le cose siano cambiate», racconta Patric Cox, raffinato designer (già negli Anni 80 creava scarpe per Vivienne Westwood) arrivato al Pitti di a Firenze – il salone della moda maschile con le linee per il prossimo autunno/inverno – per presentare la collezione creata per Geox. «Le sneaker sono diventate come piccole opere d’arte – spiega -, non c’è grande griffe che non le proponga, da Saint Laurent a Prada e Gucci». Cox mostra le sue: il mocassino in vitello marron trattato con tintura naturale con la suola a cassetta tono su tono; in pelle grigia o bianca con la suola in tono cucita a mano. Hanno la suola a cassetta scura anche mocassini e stringate di Harrys, marchio made in England prodotto in Italia con Daniele Pacini, che dipinge le scarpe a mano. Gli stivaletti Beatles di Moreschi sono un mix di lavorazione e materiali: pelle unita a tweed o tartan e la suola carrarmato in gomma 2,2 cm «per camminare soft». Da a.testoni, Bruno Fantechi mostra le scarpe in pelle piena di cuciture e la suola in gomma con tramezza in cuoio: «Sono la sintesi perfetta dell’artigianalità italiana applicata al mondo informale».

    La Swinging London domina in un ritorno massiccio del polacchino (con suola in gomma) che dal napoletano Castori ha anche le sembianze di un mocassino in suede rialzato con una ghetta. «Il problema della moda è far divertire l’uomo nell’acquisto», ammette il designer-imprenditore Massimo Rebecchi mostrando giacche (anche da smoking) dall’estetica rustica e invece in jersey (stretch). Ovviamente ci sono anche i brand classici delle running che rilanciano, riempiendo le scarpe di tattoo. O.X.S. fa tatuare lo stivaletto da lavoro ecologico dal guinness record Alle Tattoo. Da Adidas è piena di cuori la tomaia in pelle stampata cocco e suola in gomma naturale. In seta stampata a palle di bigliardo la luxury tennis di Cesare Paciotti 4US arricchita da dettagli in vernice e metallo. Fluorescente quella di Alberto Premi, vincitore di «Who is on Next?» in ascesa.


  8. Scacchi, fantasie, pois indecifrabili Le camicie stile Kerouac

    gennaio 23, 2015 by Francesca

    Firenze «Io sarò quello seduto al bancone del ristorante, con addosso una camicia a quadretti rossi e neri». Così Jack Kerouac descrisse se stesso al telefono con Joyce Johnson, invitandola a un appuntamento al buio, e così nacque una delle coppie più belle della Beat Generation. Kerouac, che prima di essere fiaccato dall’alcol, dal peso del suo talento e da una madre terribile, era bello come un modello – la sua foto del reclutamento per la leva sembra uno scatto in bianco e nero di Bruce Weber, e un’altra sua immagine in camicia bianca e pantaloni kaki è stata usata da Gap per una celebre campagna negli anni Novanta – è uno degli uomini-simbolo di un modo di interpretare il casual che ieri, primo giorno di Pitti, era un po’ dappertutto. Camicie a quadretti, a piccoli scacchi, perfino a piccolissimi pois quasi indecifrabili a occhio nudo, il casual maschile che abbraccia il colore in una serie di versioni rivedute e corrette di camicie che vanno al di là del classico.

    I fratelli Finamore, per esempio, premiata camiceria napoletana, convinti sostenitori del «made in Napoli» di tradizione familiare dal 1925 e del fatto a mano, alle classicissime camicie a tinta unita bianche o azzurrine da manager e avvocato hanno affiancato negli ultimi anni una linea più casual «come ci chiede il mercato», e a questo Pitti eccoli con una camicia in cotone misto cashmere (85/15) tinta con l’indaco naturale attraverso una particolare procedura di fissaggio. Sembra una camicia di denim particolarmente bella, ma basta toccarla per sentire la consistenza e la morbidezza del cashmere.

    Il toscanissimo marchio President’s ha portato le camicie in cotone egiziano e la flanella giapponese in cotone organico e chambray che sono versioni di lusso del tradizionale workwear. Per Altea, con una collezione attentissima al filato, lavorato in modi diversi, camicie tinte in capo e con stampe a effetti tridimensionali. E ancora da Napoli, Salvatore Piccolo con i suoi piccoli motivi floreali, i classicissimi check inglesi in sintonia con quell’ultrasecolare collegamento di gusto e di stile tra Napoli e Londra; piccoli intricati pied-de-poule da Borriello, o le classiche righine, ma sempre all’insegna della cura maniacale dei particolari.

    Gli inglesi di Thomas Pink, arrivati dalla londinese Jermyn Street, hanno portato colori brillanti e aggressivi, quadretti e righe in colori primari a contrasto sul bianco senza nessuna timidezza, mentre gli svedesi di Eton – uno dei riferimenti della camiceria multicolor, con un catalogo amplissimo – hanno presentato idee simpaticamente bizzarre come la stampa a piccolissimi motivi leopardo invernale sulla flanella morbidissima, i motivi di foglie e fiori dei boschi svedesi, una flanella Chelsea a scacconi da boscaiolo che avrebbe entusiasmato Kerouac, e poi le stampe.


  9. Il dandy tecnologico indossa il Casentino e gli scarponi old style

    gennaio 22, 2015 by Francesca

    Camminare, viaggiare, scoprire, Nelle metropoli e nei deserti, nella campagna toscana e sulle spiagge tropicali. Camminare molto, dividendosi fra business e tempo libero. Passando da un consiglio di amministrazione ad un locale chic per l’happy hour, oppure in meno di 48 ore dal caldo equatoriale ai ghiacci artici. Così a Pitti Uomo edizione n. 87, in corso fino a venerdì alla Fortezza da Basso di Firenze, il nostro uomo si mostra come un tipo determinato, capace di affrontare tutto e il contrario di tutto. E che contrappone all’eleganza della giacca e cravatta, come quelle che 007, nelle sembianze di Daniel Craig, indossa negli ultimi film della saga, completi outdoor capaci di non fargli battere i denti dal freddo neppure se fuori il termometro segna meno 15 gradi. Il dandy digitale. Così l’estetica retrò del dandy si combina con la logica della tecnologia digitale e diventa da Massimo Rebecchi, stilista viareggino che disegna linee sia per l’uomo che la donna, il Tecno D@ndy. Troveremo giacche slim dal taglio sartoriale, dove si intrecciano quadrettati, finestrati e i check della sartoria inglese. Con il papillon che conferisce all’insieme un tocco di ironica eccentricità. Scarpe fatte a mano. Quindi il dandy indosserà scarpe chicchissime. Magari in coccodrillo dipinto e lucidato a mano, oppure in pellami morbidi e caldi come lo shearling, che offre naturalmente una fodera in pelo.

    Materiali che si ritrovano nella collezione Pakerson, prodotta a Cerreto Guidi. «Per il prossimo autunno inverno – spiega Gabriele Brotini, patron dell’azienda – i fondi (cioè la suola, ndr) si sono alzati, anche con contenuti tecnici specifici, utili per camminare sul ghiaccio anziché sulla neve e viceversa». Tutte scarpe dietro alle quali, oltre ad una lavorazione manuale, si celano ricerche certosine sui materiali e le finiture. Troviamo così riporti di coccodrillo, ad esempio, sulla suola e sulla tomaia di uno scarpone con i ganci, come quelli che si usavano una volta per andare in montagna. Ma il risultato sarà uno scarpone antifreddo e antipioggia perfetto per muoversi in città. elegante e sportivo al tempo stesso. Ricco di quel tocco “made in Tuscany” che spiega Brotini – «continua ad avere ancora un discreto appeal racchiudendo in sé l’arte del saper fare». Calzature lussuose che hanno conquistato i mercati esteri, fra cui la Russia .


  10. Dalla Patagonia alla moda 2.0: «Non sono uno stilista, sono un marchio»

    gennaio 14, 2015 by Francesca

    «Ansia? L’ho avuta per arrivare fin qui». Marcelo Burlon è un fenomeno della moda 2.0. Il suo street style è diventato un brand venduto in 480 negozi, in meno di due anni è arrivato a fatturare 20 milioni di euro. Le stampe tribali della sua Argentina (su maglie, felpe, pantaloni), sono diventate la sua carta d’identità. Appena atterrato dalla Patagonia, si racconta nel suo show room, un palazzo settecentesco del centro.
    «Lo stile di strada sotto i soffitti affrescati e il parquet intarsiato rappresenta Milano oggi, un mix di culture» spiega. Jeans e maglietta nera, è spiazzante per la libertà di pensiero.

    «Sono nato in Patagonia. Nel ’90 sono arrivato in Italia con i miei genitori. Mio padre italiano aveva una lavanderia, mia madre libanese è stata pioniera del turismo. In Argentina era nell’aria la grande crisi. Giunti nelle Marche ci siamo ritrovati poverissimi. Hanno ricominciato da operai e dopo la terza media anch’io sono andato in fabbrica. Duro poco. Spendo quasi tutto per comprare maglie di Helmut Lang e Jean Paul Gaultier Junior e la domenica vado in discoteca dove mi prendono subito a fare animazione». Comincia a guadagnare e lascia la fabbrica.

    «Mi trasferisco a Milano e inizio a fare selezione alla porta ai Magazzini Generali dove ai tempi passavano…
    … tutti, da Domenico Dolce e Stefano Gabbana a Riccardo Tisci e Raf Simon, fotografi e modelle». Gente del fashion system che gli apriranno le porte della moda. Si trasforma in pierre. «Ho saputo creare una mailing list che univa i diversi tipi della città, i modaioli, la borghesia, le Drag Queen, trattati allo stesso modo alle feste nei club sotterranei dove sembra di stare nella casa del tuo miglior amico». Per le griffe, la discoteca diventa un modo per comunicare il marchio. Tisci lo prende sotto la sua ala, lavora un anno da Dolce & Gabbana, poi lo chiama Dell’Acqua per seguire le celebrity internazionali.

    Come nasce l’idea delle magliette con le grafiche? «Volevo lasciare un’impronta. Il fenomeno dei social network è stato fondamentale. Mi chiamavano a suonare a Tel Aviv, Beirut, Mosca, Toronto. Grazie a Facebook e Istagram riuscivo a far arrivare un bel po’ di gente. Visto il seguito mi sono detto: monetizziamo». Decide di raccontare le sue radici attraverso le magliette. «Parto per la Patagonia, mi immergo nei racconti dei vecchi, mi rifugio nei musei». Si scopre le braccia e mostra la «chiave dell’universo» degli indigeni tatuata accanto al nome della madre (Olga). A trasferire i simboli sulle magliette pensa il grafico Giorgio Di Salvo. Così, nel 2012, nasce Marcelo Burlon County of Milan, «una celebrazione della città che mi ha dato tutto». Partita da zero, oggi la Marcelo’s factory dà lavoro a 40 persone. Quando ha capito di aver svoltato? «Quando hanno cominciato a pubblicare l’hashtag, una sorta di passaparola sul web». La cosa di cui va più fiero? «Le ali e i serpenti disegnate su maglie e poncho. Ci hanno copiato i più grandi store, ma vinciamo le cause: ho brevettato tutto».

    La Bocconi lo ha chiamato in cattedra «io che ho la terza media». «Non sono uno stilista, né un designer. Il mio merito è aver fatto branding; io stesso sono un marchio». Viene chiamato a collaborare da Eastpak, Borsalino, Casio, New Era Starter. Produce altri tre marchi, Hood By Air (Hba), Palm Angels e Off-White, del creative director di Kenye West, Virgil Abloh. Il futuro? «In Patagonia, in una fattoria con il mio fidanzato e i figli. Molto presto».