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Dee e regine show

09/02/2015 by Francesca

LE SFILATE Esce dalle onde del mare la eterea Venere di Balestra, viaggia in Paesi esotici la preziosa Orientale di Lella Curiel. C’è chi dà uno sguardo a Venezia e piazza sugli abiti gondole e lagune e chi si ispira alle architetture delle Esposizioni Universali. Ultima giornata di sfilate. Gli atelier celebri sfornano super collezioni. Molte griffe di pret-a-couture crescono, migliorano, si sprovincializzano, mentre i giovanissimi attirano l’attenzione. I tendoni reggono, c’è perfino l’arte del tatuaggio a coronare una giornata fittissima in cui il presidente di AltaRoma, Silvia Venturini Fendi sorride. AltaRoma ha portato a termine la sua mission quasi “impossible”, e ora guarda all’incerto futuro con più grinta. «L’alta moda non morirà mai, perchè nel mondo ci sono molti ricchi e noi portiamo loro arte, cultura, bellezza. Un mio vestito è stato venduto ad un’asta charity per 45mila dollari», dichiara Renato Balestra nel suo palazzo.

L’ISPIRAZIONE «Ho guardato a Venere, al mare, alle onde, per costruire questi abiti che sono un impazzimento di lavorazioni. Anche cinque giorni per fare una voluta che corre sulla mise beige chiaro.
Per ottenere la sfumatura calda sull’organza crema, abbiamo tinto a mano il tessuto. Ho fatto quello che mi piaceva, l’atelier è il mio laboratorio di creatività». Ecco la lievità fatta vestito, corrono milioni di minuscoli volant. Come la spuma del mare, le ruches si rincorrono. Raffinati budellini formano cascate di alghe sulle maniche. Ci sono effetti goccia, ruscello, spuma, nuvola. Trasparenze, leggerezza, esecuzioni perfette. Come alta moda deve essere. Balestra annuncia la vincitrice del concorso per giovani con l’Accademia: Giulia Geria. Nuove generazioni si alternano a maestri di eleganza. Da 30 anni sulle passerelle, Lella Curiel dichiara: «Ho guardato alla bellezza della Thailandia e del Vietnam. Mi sono spinta con l’immaginazione verso le Filippine, la Malesia, Giava».

IL LAVORO La mamma della sarta era la celebre Gigliola fondatrice della maison, porta lo stesso nome la figlia di Lella autrice di straordinari accessori. «Abbiamo ricamato tessuti antichi e introvabili. Ci sono volute ottocento ore per ottenere le nervature e la griglia sublime di un apparentemente semplicissimo abito bianco. Quattrocento le ore per la giacca bianco-nera con incontri geometrici di spigature», racconta la creatrice che ha rivisitato i costumi d’Oriente, ha coperto di miniperle di legno, scaglie d’oro, conchiglie, coralli, madreperla, stoffe già preziosissime. Una “vintage couture” quella Curiel, tra sete, organze, lini, broccati e fibre povere. Alla fine trionfo per il vestito omaggio a Caravaggio sulle note del “Va pensiero”. L’orgoglio di atelier si respira da Vittorio Camaiani, che interpreta Venezia e piazza gondole sulle gonne, decora gli abiti con maschere, le tasche con occhi. Più concreta, Sabrina Persechino, architetta romana, guarda nel bell’abito lieve, rosa, al Crystal Palace di Londra, ma anche all’Expo 2105 È pazzo della sua Pompei, Nino Lettieri, ed eccolo suggerire abiti ampi che rievocano gli Anni 50 e 60. Rani Zakhem colto dal Mal d’Africa ritrova il sapore della savana nel maculato, il colore della bouganville diventa abito, e il bianco neve del Kilimangiaro veste la sposa.


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