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Eco pellicce Un simbolo? No, solo stile

29/12/2014 by Francesca

NELLA moda alle repentine inversioni di tendenza si è abituati. Lunghezze, colori, volumi, periodo storico di riferimento: nulla è stato lasciato intonso, ma di sicuro non c’è stato elemento “ribaltato” nel suo significato come le pellicce ecologiche, detentrici dell’andamento stilistico più ondivago degli ultimi anni.
Dopotutto, passare da simbolo del vorrei-ma-non-posso a incarnazione della coscienza ecologista, per poi infine ritrovarsi a essere trend estetico a sé stante è un percorso inusuale, e di tutto rispetto. A parte qualche sporadica apparizione negli anni 50 (il materiale è stato creato nel 1929), la sua vera esplosione è stata negli anni 70 e 80, quando chi la indossava era considerato al massimo uno sperimentatore, e di certo non un’icona di stile: per di più chi allora optava per l’eco-pelliccia spesso lo faceva perché non poteva permettersi il costo di volpi visoni, e non certo per rispetto dell’ambiente; era un ripiego, e come tale andava passato sotto silenzio.

C’è voluta negli anni seguenti la presa di coscienza collettiva dei diritti degli animali con la contemporanea ascesa della schiera di designer impegnati su quel versante, per trasformare la faux-fur in qualcosa di più di un semplice palliativo: la sua definitiva consacrazione in passerella è stata opera di Stella McCartney, portabandiera della pan> animalista, che qualche anno fa aveva aperto una sua sfilata con una serie di giacche e cappotti di eco-fur. Una simile decisione, spiegava lei dietro le quinte, serviva a dimostrare come le pellicce vere fossero superflue, anche in termini puramente stilistici: il finto – benfatto, ovviamente – offre solo il meglio di quel materiale, senza fare del male a nessuno. Perché privarsene? Questo modo di pensare si è conquistato una nicchia sul mercato ben precisa, ma da lì c’è stata ancora un’ulteriore trasformazione, che porta direttamente alle passerelle di questo inverno. La faux-fur in versione 2014 ha poco o nulla a che fare con la coscienza ecologica: è un trend puro e semplice, e come tale è stato trattato dagli stilisti, impegnati a usarla in abbondanza sia nei colori più accesi e improbabili che nelle versioni più discrete e simili all’originale. E che non la si presenti come un’alternativa a quella reale, perché non lo è: casuale o meno che sia, il suo boom coincide con quello delle pellicce vere, segno inequivocabile che qui non si tratta di scegliere l’una o l’altra. Semplicemente, sono due tendenze distinte e separate che coesistono con funzioni e applicazioni diverse: esemplare la sfilata del Moschino di Jeremy Scott, in cui il designer statunitense ha appaiato vestaglie di visone rosso e giallo a giubbotti di peluche dedicati a Spongebob; nessun “doppio fine” nella scelta, se non quello di esplorare al meglio due dei best seller della stagione. E tanto, di questi tempi, basta e avanza.


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