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Ibisco: bellezza fulminea e fugace

10/12/2010 by Francesca

SOTTO L’IBISCO

Avevo
seppellito
un po’ di
fantasia
sotto la
pianta
dell’ibisco
(quella coi
fiori rossi
che non ho
più potato)

se mi presti
la tua mano
– magari
tenendomi
saldo il
polso –
sono certa
di riuscire a
scovarla
tra le sue
radici

non si può
smarrire

luccica di
monete
d’argento
che
respirando
alla terra
dissodata
guizzano
come pesci
dai polmoni
stupefatti…

Amara

Il nome di questo fiore, comunemente rosso, l’Ibisco, deriva dal greco; probabilmente fu assegnato da Dioscoride, il più famoso medico dell’antichità, vissuto nel primo secolo dopo Cristo.
Notizie più precise ci sono state riportate da Ghislain de Busbeck, ambasciatore fiammingo alla corte di Solimano il magnifico a Costantinopoli; durante la sua permanenza in Asia Minore studiò la botanica inviando numerosi esemplari, tra cui l’ibisco, in Olanda.

In Polinesia, da sempre, l’ibisco è portato tra i capelli dalle ragazze; i ragazzi invece sono soliti apoggiarne un fiore sull’orecchio destro, se sono fidanzati, sull’orecchio sinistro, se sono “liberi”.

Il fiore è usato per preparare dei cocktail. E’ conservato in uno sciroppo composto unicamente da acqua di sorgente australiana e zucchero di canna. Il colore dello sciroppo è dato dal fiore stesso, non contiene nessun tipo di additivi o conservanti, è un prodotto assolutamente biologico e naturale.

I suoi fiori sono delicati e leggerissimi e hanno una durata molto breve, di solito un giorno; per questo regalando l’ibisco si vuole esaltare la bellezza fulminea e fugace.


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