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Il braccialetto IN

14/06/2012 by Francesca

La «casa dei braccialetti» di Cruciani C, che un anno fa ha fatto boom proprio dalla capitale chic della Versilia con il lancio di un’idea semplice quanto fantastica. Quella avuta da Luca Caprai, proprietario di Cruciani, marchio di famiglia al top del cashmere con sede a Trevi in provincia di Perugia fondato da papà Arnaldo Caprai nel 1966 partendo dai corredi, che ha saputo cavalcare l’ultima crisi puntando ancora di più sulla qualità dei prodotti. E sull’intuizione di questa collezione di accessori da polso e da collo in pizzo macramè, tra quadrifogli, cuoricini e farfalline, che si è rivelata una vera rivoluzione estetica.

«Un fenomeno trasversale – racconta Luca Caprai, 46 anni, sposato con Karolina che fa la modella e dalla quale ha avuto la bellissima Sofia, due anni e mezzo e tanti braccialetti rosa per giocare – che ha contagiato anche gli uomini: si mettono i nostri braccialetti e li cambiano come fanno con le cravatte e le pochette. Un accessorio di moda per i giovani e non solo, per tutti quelli che sono giovani di testa e di cuore, non solo per la carta d’identità». Luca, allora l’avventura continua da Forte dei Marmi nel mondo? «Sì, è quella la casa ideale dei nostri braccialetti di pizzo che piacciono in tutto il mondo. Con la grande novità che quest’anno oltre che nella nostra boutique saranno venduti anche nel chiosco con cinque belle vetrine che ho appena comprato in Viale Roma, lungo la pista delle macchinine e dei cavallini per bambini. E già penso alle code, come nello stand al prossimo Pitti Uomo dove ne porterò di speciali!». Il boom di vendite ha portato anche a una scarica di boutique dedicate? «Oggi apriamo a Madrid, presto a Taormina e a Capri. Già fatto a Dubai. Ci sono in corso molte aperture, anche in Cina, India, Brasile, le richieste per dei franchising sono infinite. Ma non voglio fare il passo più lungo della gamba. Abbiamo richieste da 43 paesi». Da idea simpatica a business di prim’ordine.

Quali sono i numeri di Cruciani C? «Nei primi due mesi di questo 2012 l’incremento delle vendite dei nostri braccialetti è già del 450%, sbalorditivo. Nell’anno del lancio, il 2011, abbiamo venduto 4 milioni di pezzi per un fatturato di 4 milioni di euro. Le previsioni del 2012 sono per 11 milioni di euro che già stiamo rivedendo al rialzo». Dopo i braccialetti arrivano le collane? «Ci sono già quelle coi cuori e con le farfalline. Insieme ai braccialetti fluorescenti per i bambini. E poi la limited edition per il nostro primo compleanno». Dove nascono? «A Trevi dove c’è anche un centro studi che lavora sulle opporunità vere. E a Milano dove c’è un gruppo di ricerca di tre persone». Tanti i simboli e tutti romantici… «Ci piace così. Non farò mai i teschi di pizzo, li considero un simbolo negativo, non mi piace. Meglio il cuore». E il cashemre di Cruciani come si presenterà al prossimo Pitti Uomo? «Anche il cashemre Cruciani va bene. Il fatturato del gruppo nel 2011 è stato di 19,5 milioni di euro, con un +34% rispetto al 2010. E a Pitti Uomo porterò una collezione fresca, con molto colore e una punta di divertimento. I braccialetti sono virali, hanno un po’ contaminato la collezione, in uno scambio interessante tra alto di gamma e accessorio accessibile che ha avvicinato molti giovani al nostro brand». Cosa mi dice delle copie? «Dico che sono un cancro, fatto da gente sfigata. E non ci sono solo i cinesi che certo non garantiscono come noi il pizzo atossico e antiallergico. Ci sono anche catene italiane che ingannano».


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