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Il guardaroba può diventare «veg»

30/12/2014 by Francesca

La moda è per tutti, anche per i vegani e se c’è un bollino a segnalarti i capi adatti, tanto meglio, si evita di dover consultare tutte le etichette e si risparmia tempo. É il «Guardaroba veg’ì», l’iniziativa partita da Torino grazie alla vegan fashion blogger, Stefania Sergi che svela qualche piccolo trucco per rendere più semplice lo shopping per i vegani. L’idea, prima del blog e poi dell’iniziativa, «nasce dalla mia passione per la moda e dalla difficoltà, essendo vegana dal 2012, di dover leggere le etichette di tutti i capi di abbigliamento, per poi magari scoprire di non poterli indossare». L’adesione al progetto «Guardaroba veg» è gratuita e così ai negozianti viene fornito un cartellino che indica che il capo è «100% Vegan» e un adesivo da apporre all’esterno del negozio. Attualmente «sono una cinquantina i commercianti che hanno aderito». L’iniziativa sta prendendo piede anche in altre città: da Roma a Salerno fino a Palermo. «Sono partitadai piccoli artigiani, ma ci sono anche atelier e sartorie», racconta Stefania che, oltre a certificare i capi, «offrono la possibilità di richiedere la personalizzazione dei capi non vegan con il tessuto più adatto».

Oltre a facilitare la vita di chi sceglie lo stile di vita vegano, l’iniziativa tenta di fare anche un po’ di chiarezza: «c’è ancora molta confusione. Si pensa che per essere veg un capo debba essere di qualche tessuto particolare ma non è così». Dalle fibre naturali, come cotone e kapok, a quelle artificiali e sintetiche: sono tanti i materiali alternativi a quelli di derivazione animale ‘amici dei vegani’. Per fare un po’ di chiarezza nasce l’opuscolo «Vestire vegan» realizzato dall’associazione AgireOra Edizioni in collaborazione con StilEtico, il primo sito italiano di recensioni e segnalazioni di moda cruelty free. Oltre a pelle, cuoio e pellicce, i materiali che possono trarre inganno e che invece vanno evitati accuratamente sono lana, seta, piume. É da valutare sempre anche l’ecopelle. Di solito si tratta di pelle sintetica ma è sempre necessario controllare la composizione, non basandosi solo su questo termine che spesso viene usato per indicare la pelle animale conciata con metodi ‘ecologici’. I tessuti «vegan friendly» invece si possono suddividere in fibre naturali, sintetiche e artificiali.

Per le fibre naturali la scelta va dai più comuni cotone e lino fino alla kapok, fibra totalmente biologica, particolarmente indicata per chi soffre di allergie. Le fibre artificiali sono fibre sintetiche, ma realizzate a partire da materiali presenti in natura, come la cellulosa. Si va dalla viscosa al lyocell, tessuto resistente e traspirante che prevede un processo di produzione poco inquinante. Infine, ci sono le fibre sintetiche, ottenute da composti chimici derivati dal petrolio e sono: poliestere, poliammide, elestan, acrilico e modacrilica. Vestire veg, dunque, si può e a tutti i prezzi: «Vestire etico purtroppo costa ma è facile trovare capi adatti ai vegani anche nei grandi rivenditori o al mercato». E per chi proprio non ha un buon rapporto con la moda basta ricorrere ai consigli dell’esperta. Ma chi si rivolge alla vegan fashion blogger? «La fascia di età va dai 25 anni in su: donne, ma anche uomini».


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