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Il mobile da esterno adatto pure in salotto

11/07/2014 by Francesca

Il divano citazione di un modello da salotto, piatti dalla superficie vellutata, la poltrona intrecciata, cuscini capitonné rivestiti in tessuto. Forme studiate, belle da toccare. Colori ricercati. Solo guardandoli è impossibile capire che si tratti di arredi da esterno. I mobili dentro-fuori – ovvero da portare in casa a fine estate, senza che sfigurino, oppure da usare ovunque secondo i dettami della casa destrutturata contemporanea – non sono più una tendenza ma un concetto consolidato. Il che ha comportato, per i marchi specializzati, l’obbligo di puntare sul design e per tutti gli altri la voglia di trovare un linguaggio diverso e personale. Il filo conduttore del processo che ha eliminato il vecchio stereotipo del mobile da esterni (chi non ricorda il salottino in vimini di certe verande o il tavolo da giardino con le sedie in ferro battuto?) passa dallo studio della materia. Rivisitata, nuova o futuribile.

«In generale vale la suddivisione tra materiali impermeabili, resistenti all’acqua e allo sporco, e permeabili, cioè con una struttura aperta che fa penetrare e scivolare via l’acqua», spiega Claudia Reder, ricercatrice per Material ConneXion sui materiali e processi innovativi e sostenibili. Stoffe e imbottiture da esterni: oggi del tutto identiche a quelle di casa ma capaci di resistere perfettamente al sole e alle intemperie. «Tessuti sintetici, con spalmature che li rendono impermeabili ma anche antibatterici.
Per gli interni di cuscini e arredi, materiali a celle aperte in poliestere con struttura reticolata, oppure tetradimensionali di derivazione sportiva, cioè due strati accoppiati, uno esterno e un distanziatore che crea uno spazio e permette un’asciugatura veloce», dice Reder sottolineando come moda e automotive – con l’impiego nelle calzature e per i sedili delle auto – siano stati i precorritori e oggi siano loro a indicare nuovi utilizzi nel settore dell’arredamento .

Permeabili-impermeabili, così sono gli intrecci che hanno sostituito vimini e midollino: dall’uso di materiali specifici – come le fibre di poliestere e il polietilene e altri derivati dal mondo delle plastiche oppure le corde nautiche – all’adozione di motivi «forati» che permettono all’acqua di filtrare. Ma sono allo studio anche soluzioni con tessuti a maglie fitte da far indossare su una struttura rigida alla stregua di un collant: «Autoportanti e avvolgenti, derivano dalle calzature sportive. Stabili e, grazie all’uso di filati specifici, idrorepellenti». Come alternativa alle maglie metalliche (usate per lettini e chaise longue) oggi ci sono invece materiali che sembrano usciti da un film di fantascienza: «Sono le fibre aramidiche: intrecci fini di carbonio, basalto oppure fibra di vetro, usate nella nautica (per esempio nelle vele) ma anche in architettura per proteggere le facciate dal calore e dal sole».

Parlando di legni, se teak o iroko resistono naturalmente all’esterno, la ricerca oggi punta sui compositi «ecologici»: «Scarti di legno o fibre di legno (ma persino il sughero o la paglia) mischiati a un legante naturale e poi stampati in sottovuoto: si creano strutture tridimensionali biodegradabili». Mentre per le essenze sono allo studio finiture particolari in grado di migliorare la loro resistenza: «Trattamenti termici che agiscono sulla struttura molecolare modificandola: i legni diventano più duri, simili a quelli tropicali. Oppure, con l’uso delle nanotecnologie, si possono migliorare le prestazioni esterne: la superficie è più liscia, resiste meglio all’aggressione dello sporco e, nel caso di piccoli graffi, riesce persino ad autoripararsi».

Plastiche, difficile studiare un’alternativa. Se oggi le più ricercate permettono di spaziare da trasparenze e fluorescenze fino alle nuance più particolari e agli effetti metallici, tra superfici satinate, opache o vellutate e giochi di spessori minimi, l’ultima frontiera – sostengono i ricercatori di Material ConneXion – sono i compositi plastica-legno: «Percentuali dal 50 all’80 per cento di polietilene o polipropilene, il resto particelle di legno. Si lavorano come la plastica, i colori sono più limitati, è vero, ma il vantaggio è la maggiore sostenibilità». Per ora c’è chi, con coscienza ecologica, per una collezione di sedute da esterni usa un materiale plastico proveniente dal riciclo di scarti industriali. A confermare la futura tendenza degli arredi dentro-fuori di essere anche green .


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