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Il nuovo classico in marcia verso il futuro

18/02/2013 by Francesca

Sembrano pennellati sul suo fisico da impavido reporter in “La regola del silenzio” o da rampante pentito nel sequel di “Wall Street”, gli abiti di Ermenegildo Zegna in lana jacquard dai micro-disegni inediti o le giacche avvolgenti da “brivido caldo” di Bottega Veneta. Qui Tomas Maier con un abito bespoke fa miracoli giocando con i tagli e le proporzioni da architetto. Perché, come giustamente sentenzia Giorgio Armani, “esistono mille modi di intendere il sartoriale che significa semplicemente fatto a mano. Per valorizzare un abito occorre anche un fisico adatto, che non vuol dire da body builder”.

E manda in passerella giacche accostate color rubino (per la Giorgio Armani) o pile turchesi bicolori (per la linea Emporio Armani) indicando nello sportswear la valvola di sfogo dell’uomo elegante. Un informale che lascia spazio al guardaroba come diario di viaggio: per Alessandro Dell’Acqua ogni modello corrisponde a una città del mondo, a emozioni e rifl essioni a ruota libera. In fondo, come sostiene Francesco Montanari, il Libano della serie televisiva “Romanzo criminale”, in prima fi la da Diesel Black Gold: “il nostro stile va interiorizzato altrimenti non è virile, è solo esibizionismo; io alla giacca, talora essenziale, preferisco un look che decontestualizza la divisa da lavoro per vestire il quotidiano”

Detto così fa tanto Ken Loach versione fashion, ma in realtà legittima una moda che dice no ai manager azzimati, proponendo un paradigma maschile più maturo, magari più ruvido ma anche creativo. Si può contare allora sulle galanterie di certi alti uffi ciali da romanzo storico. A loro strizza l’occhio Frida Giannini con il suo Principe Azzurro lussuoso, riservato e un po’ british.


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