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LA T­-SHIRT PRENDE LA PAROLA

22/08/2014 by Francesca

La chiamano «statement T-shirt». Grida, sussurra, ammicca. In tempi di spending review è diventato possibile non sprecare parole per comunicare stati d’animo, scelte esistenziali, opinioni prêt-à-porter. Nella trilogia di «Millennium», Lisbeth Salander esibisce sulla Tshirt la frase «I’m irritated» per suggerire agli altri di starle alla larga. E se un tweet si esprime in 140 caratteri, a una maglietta ne servono anche meno. È vero, non si tratta di una novità assoluta – è stata la stilista Katharine Hamnett a produrre nel 1989 una leggendaria T-shirt anti-Thatcher – soltanto nell’ultimo anno è diventata un must, un’estensione della personalità. La moda «prende la parola» e la stampa, cuce e ricama. Kenzo con il suo «No fish, no nothing» (nella collezione di questa primavera/estate) dichiara l’impegno a favore della vita marina. Moschino riscopre la provocatoria scritta «Niente», le ragazze ribelli di Jeremy Scott urlano « I ‘m a mess!», Alexander Wang mette addirittura l’avvertenza «Parental Advisory Explicit Content», rafforzata dal broncio delizioso di Giorgia May Jagger, figlia del «Rolling Stone» Mick. Lanvin punta su una versione silver con scritta «Dream» (più da sera) Isabel Marant declama «Fujiyama» in bianco su nero, Stella McCartney lancia l’invito «Make up your mind», Christopher Kane invoca la primavera con la parola «Flower».

E George Clooney mostra sotto la camicia dello smoking, la T-shirt ecologica «Save The Artic»di Vivienne Westwood. Già, le «celebs» hanno una grossa responsabilità nella diffusione della maglietta-manifesto. Cara Delevingne ha piazzato su Instagram la foto «Ain’t no Wifey» («Non sono una mogliettina»), tanto per chiarire quanto è tosta. Le T-shirt parlanti sono per lei un vezzo e una mania. Alla settimana della moda londinese ne portava una con il bizzarro messaggio: «Last Clean T-shirt», l’ultima maglietta pulita. Kate Moss preferisce la scritta «Egoista» (coerente). La top Alessandra Ambrosio scherza con «Don’t worry be sexy». Kim Kardashian rivela il lato meno venale di sé con una maglietta grigia e oro «Hopeless Romantic» («Romantica senza speranza»). Melanie Brown, ex Spice Girl, meglio nota come Mel B., con il suo «Leave me alone, I’m having a meldown», dice: lasciatemi sola, sto avendo un crollo di nervi!. Basta far sparire la t da mel(t)down per capire da dove arriva il suo soprannome. La tendenza dilaga, com’è ovvio. È creativa e low cost. Per tutti gli usi e per tutti i gusti. Pro autostima: «I am who I am» (Diesel) o anche «I am limited edition» (Happiness).

Moderatamente antifashionista, firmata Monsieur Steve: «Amour Charnel» (amore carnale, ma fa il verso a Chanel) o «Anna Who?» per ridimensionare la potente Wintour (la direttora di «Vogue America»). Filosofica: «Breathe Deeply, Love Madley, Live Fully» cioè Respira profondamente, ama pazzamente, vivi pienamente (Selected Femme); «Love it!» con una piccola e golosa ciliegia (Fiorucci); «Live Now, Not Later» (Benetton);«Enjoy Every Moment» (Terranova). Non trovando la scritta giusta è possibile inventarsene una. Elena e Silvia hanno ideato Dedicata A te (it-it.facebook.com/dedicataateitalia) una linea di T-shirt spiazzanti: «Ma dove hai la testa?» (con nuvolette) e «Mi trovi grassa?» (con una balenotta da cartoon), mentre Barbara, blogger con il nome «Eclissi ’72» ha preferito «I’m a cactus», con molte spine, ma un bellissimo fiore. Perciò, se avete qualcosa da dire, quest’anno ditelo con la T-shirt-àpenser. Ed è talmente facile cambiare opinione… Ecologica George Clooney con la T-shirt «Save The Artic» firmata Vivienne Westwood Provocatoria La griffe Moschino riscopre la nichilista (e un po’ punk) scritta «Niente» Marina Kenzo con«No fish, no nothing» dichiara l’impegno a favore della vita marina


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