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La tecnologia per leggere le parole scritte

03/01/2014 by Francesca

Dimentichiamoci per un attimo i saggi, i romanzi, la parola scritta, gli autori, lo storytelling e le narrazioni multimediali. Lasciamo perdere il contenuto dei libri per concentrarci sul «contenente». Gli ebook e i loro formati sono nati negli anni Novanta ma hanno incominciato a rappresentare una realtà significativa – non solo rispetto ai testi cartacei ma anche per gli editori – a partire dal duemila quando sono comparsi i primi e-reader: schermi non retroilluminati dotati di tecnologia e-ink, in tutto e per tutto simili a un pagina di carta stampata. L’inchiostro elettronico nero su sfondo grigino ha debuttato nel 2006 con Sony Libri ma ha trovato una più ampia diffusione solo con il successo del Kindle. Guardato all’inizio con diffidenza luddista dagli editori di carta e con speranza dagli autori emergenti è oggi a tutti gli effetti un oggetto mainstream, una commodity, una categoria di prodotto a sè.

Sono diventati uno strumento affilato, perfetto per comprare libri digitali e progettato espressamente per la lettura della parola. Complice la luce del Sole, i riflessi e la stanchezza che provoca agli occhi uno schermo retroilluminato hanno sconfitto addirittura l’indiscusso e per alcuni indiscutibile re dei tablet.
A sentire i responsi della stampa specializzata l’iPad Air anche con il display Retina non sembra reggere il confronto con l’inchiostro elettronico. Tanto che un produttore russo ha compiuto una scelta tanto salomonica quanto curiosa. Si è inventato uno smartphone a doppio schermo. Lo Yota Phone ha davanti un classico display Lcd da 4,3 pollici e dietro uno a tecnologia e-ink. Quando si passa in modalità grigio/nero si risparmia in autonomia della batteria. Tralasciando il senso della doppia opzione, lo Yota Phone dimostra anche che le due tecnologie sono ferme. Passando in rassegna i migliori e-reader presenti sul mercato l’unica innovazione rilevante lato hardware è stata la funzionalità touch e piccoli, alle volte impercettibili, miglioramenti incrementale nella luminosità del display.

Il grosso delle energia dei produttori di libri di plastica-e-ferro è concentrata sul software, sugli accordi con gli editori locali (Kobo) o sulle meccaniche del negozio e le tecnologie di connessione (Amazon). Display flessibili, inchiostro a colori e applicazioni di realtà aumentata o di sincronizzazione delle parole con lo sguardo o con l’audio sono tutte innovazioni che per ora restano nei laboratori. Troppo costose per debuttare su un prodotto che ha un mercato circoscritto agli amanti dei libri. E quindi tuttosommato limitato. Non a caso sulla palla ci sono solo una manciata di marche (Trekstor, Sony, Kobo e Amazon). Si va dai 40 euro del modello ebook Reader 3.0 della Trekstor ai 129 euro dei prodotti di Amazon e fino ai 149 euro del modello Aura dei canadesi della Kobo. Il nuovo Kindle Paperwhite è però un passo avanti. Jeff Bezos, passettino dopo passettino, ha rimpinzato la macchina tecnologica proprietaria. L’ultima novità è però legata alle nuove funzioni dell’interfaccia che rendono l’esperienza di lettura sempre più simile a quella di un libro vero e proprio: lo Scorri Pagina, praticamente offre la possibilità di visualizzare e passare a qualsiasi pagina del libro, rimanendo sulla tua pagina.

Il concetto è molto semplice: utilizzare dei pop up che permettono di passare da una parte all’altra del libro come si fa con un libro vero. Il rivale diretto è Kobo Aura che nell’ultimo anno ha polverizzato la distanza. Forte delle partnership con Mondadori e Feltrinelli (4 milioni di titoli) l’e-reader canadese ha uno schermo con risoluzione a 212 dpi con tecnologia Pearl E Ink. Il touch, l’illuminazione e la definizione dei toni di grigio non competono ancora con la tavoletta di Bezos ma le distanze ormai sono davvero minime. In prospettiva resta da definire meglio il link tra parola scritta e social network. Connettere la comunità degli autori ai loro testi e al loro pubblico. Quello dei lettori è però un mondo con regole non scritte e abitudini sofisticate. Le parole hanno forme non modificabili. I supporti proprio per questo hanno ampi margini di miglioramento.


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