RSS Feed

L’abito da sera è l’oro di Valentino

03/10/2014 by Francesca

Una moda sul filo della memoria è la cosa più giusta e nuova che si possa fare in questa nostra strana epoca raccontata dalle immagini su Instagram primachedairicordiedalleemozioni personali. Lo dimostrano le straordinariecollezioni diValentino e Saint Laurent per l’estate 2015 in passerella ieri e l’altra sera. «Non puoi capire il presente se non rifletti sul tuo passato» dicono Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli poco prima di aggiungere una nuova pietra miliare alla leggendadiValentino. La collezione è ispirata dal Gran Tour, ovvero il viaggio in Italia e nel bacino del Mediterraneo che l’aristocrazia prima e i ricchi borghesi poi, elessero come base formativaculturaledal’700 fino agli anni Cinquanta. Da qui nacque l’immortale saggio di Goethe Viaggio in Italia ma anche la grande passione diAxelMuntheperVillaSanMichele ad Anacapri e tante altre storiemeravigliose.Nonacasoin un sublime abito da sera a stelle d’oro ricamate sul velo claire de lune si riconosce l’immagine di Daisy Fellowes fotografata da Horst. Invece nelle camicie con la stampa foulard c’è molto dello stile di Gracie Fields (l’attrice e cantantebritannicachehafondato La canzone del mare) e un po’ dovunque s’intravede la divina eccentricità di Mona Bismarck e delle romantiche donne inglesi che durante il gran tour avevano le loro prime esperienze sessuali.

Gli stessi designer fanno notare che gli spettacolari motivi intarsiati su un soprabito di pelle e poi stampati sulla borsa in pendant, vengono dalle ceramiche di DuilioCambellottiperRichardGinori. Le citazioni, però, si fermano qui: quel che Piccioli e Chiuri riescono a dare è un’incredibile leggerezza nel tradurre in moda un’intelligente osservazione sociale. «Noi siamo i nostri ricordi» dice Pierpaolo citando Borges. La suasocia giustamente osserva chePaestumnonsaràmailastessa cosa se vista dal vivo o attraversol’obiettivodi unosmartphone. Tutto questo diventa uno strepitoso cappottino in piume lavorate come fontane barocche, un lungo abito a balze con sei diversi disegni e colori di pizzo da veletta, stampe e ricami a soggetti marinarisuvestiticostruiticomeraffinatissimi tablier (grembiule, ma davvero è riduttivo), completi da giorno (pantaloni, crop top e soprabito) in lino blu oltremare e soprattutto una serie d’indimenticabili abiti da sera. Insomma la migliorrispostapossibileachidice che l’Italia della moda non ha più ragione d’esistere. Diversa ma comunque divina, la sfilata di Saint Laurent è un pugno nello stomaco a chi accusa Hedi Slimane di scarsa considerazione dell’immensa eredità creativa del grande Yves.

Stavolta c’è il meglio dell’archivio tradotto nel linguaggio duro e puro di questo ragazzo dal carattere difficile edaltalentoindiscutibile. In 12 minuti da cardiopalmariconosciamo lo stile strepitoso di Betty Catroux e Loulou de la Falaise, la collezione torero, il verde menta di una pelliccia del 1972, i cuori di sempre,l’energialisergicadellaRiveGauchenegli anni Settanta e tutto il rock che sièballato,bevuto,fumato,vomitato (per non dire altro) nel mondo. Slimane è così, prendere o lasciare, un genio incapace di comunicare a parole ma insuperabile nel sintetizzare le emozione in immagini. Esemplare in questo senso la profusione di trend lanciati:gli anniSettanta, le mantelle,icappelli dastregae, dopola sfilata, le scarpe con zeppa e taccomassiccio,unfeliceritorno nel guardaroba femminile. Da Elie Saab compare un’idea di sport couture al posto della solita grazia leziosa che lo stilista libanese ha sempre adorato.


Nessun commento »

No comments yet.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tempo esaurito. Ricarica il codice!