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Le infradito, un must per tutti i ceti sociali

20/07/2012 by Francesca

La prima volta fu il 1962, in Brasile. Nasce una scarpa di gomma, low cost, liberamente ispirata al sandalo tradizionale giapponese con i chicchi di riso stampati sulla suola. Rivoluzionaria per comodità, resistenza, prezzo a buon mercato. Brindano al 50° compleanno le infradito (o havaianas). A distanza di anni non hanno perso nulla del loro smalto e glamour. Simbolo di uno stile di vita dinamico, intraprendente, informale. Amate da uomini e donne, fanciulle soprattutto, persino da istituzioni e politici.

Intorno agli anni ’80 il governo brasiliano li battezzò “beni di prima necessità”. Indispensabili, parsimoniosi nella loro eleganza minimal, per camminare, correre, passeggiare sulle spiagge di Ipanema. Un trend che incuriosì le grandi maison storiche. Dalla gomma alla tomaia il passo fu molto breve. Debuttano sulle passerelle le aristo-infradito. Edizioni limitate, naturalmente, per Celine, Missoni, Stern, Paul & Joe, Pinel & Pinel, Agatha Ruiz de la Prada (coloratissime e create con plastiche speciali), ma anche realizzate con pietre dure o preziose, sofisticate e al passo con i tempi, ricchissime, sfarzose, incastonate con diamanti e oro a 18 carati.

In commercio, da qualche tempo, anche le infradito bon ton con rose, fiocchi o pon pon, indossate dall’attrice Kate Hudson o da Ashley Olsen o trasformate in scarpe da sposa, chic e eleganti, per matrimoni da celebrare sulla spiaggia, su panfili e navi, come John John Kennedy e Caroline Bessette (l’isola di Cumberland, all’interno di un’antica chiesa battista) o il regista di origine siciliana Massimo Piparo con la giovane attrice Samuela Sardo.
E cresce la voglia di infradito con il caldo. Il grande cinema riporta alla memoria celebri flash di attrici immortali, che hanno indossato le infradito (o flip flop) rivisitate, corrette dai maestri delle botteghe artigiane di Positano, Sorrento, Amalfi, Capri.


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