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Licenziato il tailleur

18/02/2014 by Francesca

Cambiano i consumi e cambia il paniere che registra gli acquisti degli italiani a cura di Istat. Entrano tra i 1.463 prodotti la sigaretta elettronica, il test di gravidanza, il caffè in cialde, il giornale quotidiano on-line. Ma restano fuori lo yogurt biologico e, udite udite, il tailleur. Che dire: il paniere passa, la moda del tailleur resta. Come si può licenziare quel «capo icona» che le donne ci hanno messo tanto a conquistare. Composto da giacca e gonna, il primo tailleur risale alle tenute da equitazione, ispirate all’abbigliamento maschile. È stata la regina Alessandra, moglie del re Edoardo VII del Regno Unito, e fan della moda dell’epoca, a farsi notare con gli eleganti tailleur da viaggio realizzati dal suo sarto di fiducia: John Redfern. La paternità del capo va, infatti, proprio al sarto inglese che nel 1885 aveva dato una linea precisa al tailleur: da indossare solo nelle ore del mattino e con accessori maschili come il gilet e la cravatta. Come licenziare quel capo diventato poi elegante, rigoroso, ma anche seducente, simbolo dell’emancipazione femminile, che con gli anni ha cercato accordi con i vari momenti storici. Che nelle mani della giovane Coco Chanel nel 1917 è diventato un comodo tailleur, in morbido jersey o lavorato in maglia, aderente al corpo ma senza sottolineare il punto vita, con giacca maschile dalle ampie tasche e gonna diritta sotto al ginocchio. Pretendeva solo l’abbinamento con camicia bianca. E che poi nel 1954 diventò il tailleur in tweed, ancora oggi modello icona della maison Chanel.

Il tailleur era composto da tre pezzi: giacca-cardigan con catene e bottoni dorati, gonna lunga fino al ginocchio e una camicia il cui tessuto era coordinato a quello interno del tailleur. Intanto (anno 1947) Christian Dior lancia la prima collezione chiamata “Corolle”, con cui a 42 anni il designer riesce a scrivere un nuovo capitolo della storia della moda («volevo che gli abiti fossero modellati sulle curve del corpo femminile a sottolineare la vita e il volume dei fianchi»). Dior presenta una silhouette come non si era mai vista: tra linee allungate, vitini stretti e bustini sexy il suo tailleur bar, composto da una giacchina in shantung color crema a falde arrotondate e modellata sulle curve del busto sopra la lunga gonna plissettata e svasata, regalava un incedere flessuoso. Un’opera d’arte (simbolo della nascita del New Look) quella di Dior, considerando che la guerra era finita da due anni. Il tailleur bar è stato rielaborato da John Galliano con una collezione di giacche e poi da Raf Simons.

Ma il tailleur subisce fortemente il fascino dell’androginia. Intorno agli anni 40 divenne il provocatorio travestimento per molte dive del cinema. Marlene Dietrich fu la prima a indossare giacca e pantalone in pubblico. Ma a portare sulla strada del successo il tailleur pantalone, fu Yves Saint Lau rent nel 1966 che lanciò lo smoking da donna indossato da Penelope Tree e fotografato da Richard Avedon. Bisogna poi aspettare la seconda metà degli anni 70 per un ritorno al tailleur pantalone grazie a Giorgio Armani che portò la donna a riconsiderare l’abbiglia mento maschile più classico lanciando la giacca disossata per l’uomo e per la donna. Si trattava di un capo privo di imbottiture sulle spalle che cadeva mollemente sul corpo. Il tailleur diventa il capo cult della maison Armani. Portare sotto i riflettori una donna sicura del ruolo acquisito con fatica, toccò più tardi a Jean Paul Gaultier che vestì le donne con l’abito da uomo gessato. Sono gli anni 90 di «ho un cervello per gli affari, e un corpo per il peccato», anche se indosso il tailleur, diceva Melanie Griffith ammiccantemente ad Harrison Ford nel film Una donna in carriera.

Con l’attrice impegnata nella più estrema competizione nel complicato mondo maschile degli affari con una Sigourney Weaver nel ruolo di capa cattiva. Da allora cavalcando il rampantismo professionale al femminmile tutti gli stilisti si sono esibiti realizzando il loro tailleur, che ha ormai guadagnato un posto d’onore nel guardaroba di ogni donna. Ne è convinto Roccobarocco che ha dedicato la collezione di quest’inverno quasi completamente al tailleur, sicuro che «non passerà mai di moda, soprattutto quello con la gonna, il più femminile e il mio preferito», dice lo stilista . «I dati Istat? Sarà colpa di un calo di vendite, anche se devo dire che i miei tailleur hanno avuto un grande successo, sia con la gonna sia con i pantaloni». Come possono avviarsi sulla via del tramonto i bellissimi tailleur gessati dal piglio severo che lasciano intravedere top in cachemire e pizzo, o le eleganti giacche attillate dalle spalle costruite sulle gonne longuette di Roccobarocco. «Se mi farò influenzare nelle prossime collezioni?

Assolutamente no, credo molto sull’importanza del tailleur, capo essenziale e intramontabile». La pensa così anche Angelo Marani: «L’Istat è in ritardo, il tailleur è il più cool del momento sta tornando in modo dirompente, io lo porterò in passerella a Milano tra due settimane. Con pantaloni larghi che si stringono alla caviglia e giacca di taglio maschile tagliata dritta leggermente longuette che toglie i difetti a molte donne». Un po’ stile anni 80, «ma con i revers sottili la giacca due bottoni si può portare a pelle, o con la dolcevita leggera e colorata, sopra la gonna al ginocchio, così il tailleur è più sexy», lo stilista anticipa la sua collezione autunno inverno 2014-2015, «color cammello e a stampa con ombre animalier per il blazer che si abbina ai pantaloni tinta unita. Preparatevi, il tailleur sta tornando».


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