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Made in Italy a passo di samba

10/06/2014 by Francesca

IN VISTA dei Mondiali di calcio, Gucci rafforza la sua presenza in Brasile, paese di grande ricchezza e di grande povertà ma dove il made in Italy esercita un forte fascino. Il lusso targato Gucci piace, tanto che negli ultimi due anni ha raddoppiato il fatturato. Un’avanzata strepitosa festeggiata durante questa settimana con tre eventi: un party in onore di Frida Giannini, la stilista che da dieci anni guida il marchio e l’apertura della nuova boutique nel mall Jk Iguatemi, il massimo tempio dello shopping haute de gamme di San Paolo, super protetto e lontano dalle strade a rischio di rapina.
E proprio all’ultimo piano del mall, con vista sulla città, è stata inaugurata la mostra che, per la prima volta, porta fuori dall’Italia i pezzi più significativi del museo di Firenze.

«Gucci è moda, artigianato di alto livello ma anche un pezzo di storia del nostro Paese», spiega Frida Giannini all’apertura del museo che, per quattro settimane, mostrerà come nascono le mitiche borse della maison, dalla «Bamboo» alla «Jackie bag», passando per lo storico foulard «Flora» creato per Grace Kelly negli anni 60, i celebri mocassini con il morsettoei set di valigie con cui Gucci ha debuttato nel 1921. Una sezione è dedicata alla couture, con smoking da uomo e abiti da sera per la donna, gli stessi che hanno furoreggiato al party in onore della stilista. «Qui chi si può concedere un marchio come Gucci lo fa con stile – spiega Frida Giannini – gli abiti sono colorati e scintillanti ma senza ostentazione».

In Brasile, la nuova generazione dei ricchi ha una media di quarant’annie alla cultura del logo preferisce quella del prodotto ben fatto. «Il valore del marchio è percepito in modo nuovo- spiega Patrizio Di Marco, presidente e amministratore delegato di Gucci – dall’esibizione della doppia G come status symbol, ora si è passati al piacere di avere una borsa in pelle, prodotta dai nostri artigiani, con tutti i codici del nostro lusso».
Gucci guarda alle classi ricche, ai big spender ma Frida Giannini non dimentica il lato povero del Brasile. «So bene che dietroi grattacieli ci sono le favelas» spiega ricordando che a Rio, seconda tappa del viaggio, ha varato, attraverso il movimento Chime for change , fondato dalla maison, tre progetti educativi a sostegno di donne violentate o che vivono nelle baraccopoli per favorire il loro riscatto e l’indipendenza economica.

E tutto questo avviene mentre circolano voci di una sostituzione di Frida Giannini alla guida del marchio con Riccardo Tisci. Ma Patrizio Di Marco assicura: «È puro gossip». E fa notare che per il party di San Paolo, Francois-Henri Pinault, patron di Kering, proprietario di Gucci, è volato apposta da Parigi per partecipare all’evento e ripartire subito dopo per festeggiare il suo compleanno a Firenze. «Se le voci fossero state vere, non si sarebbe presentato. Comunque, chi ha messo in giro queste voci non sa che Gucci è una macchina da guerra che solo pochi stilisti sono in grado di guidare».


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