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Miriam Toews. Mi chiamo Irma Voth

03/10/2012 by Francesca

La storia di una ribellione. Miriam Toews, 48 anni, figlia di severi genitori mennoniti (cioè seguaci della più numerosa delle chiese anabattiste) canadesi, ha fatto parlare di sé con romanzi strampalati e struggenti. Come questo, l’ultimo, “Mi chiamo Irma Voth” (Marcos y Marcos): un’altra ventenne, stavolta messicana, mennonita ovviamente, trasgredisce con un po’ di confusione. Per fare arrabbiare papa, sposa un pusher cretino che la pianta. Scappa con una troupe cinematografica e infine cerca un futuro in città, soprattutto per la sorellina che ha portato via con sé. Per la prima volta in vita sua si sente libera, nei guai, ma libera.

La storia di una famiglia. Quella di Anne Sinclair, famosa giornalista con discutibile ex marito, Dominique Strauss-Kahn, e nuovodirettore dell'”Huffington Post” France. Il titolo “21, Rue La Boétie” (Skira Editore) cita l’indirizzo parigino dove il nonno Paul Rosenberg aprì la sua prima, prestigiosa, galleria d’arte. Viaggio a ritroso, alla ricerca delle radici di bambina ebrea francese, nata a New York, dove la famiglia si mette in salvo nel ’39. E poi, un mercante d’arte che “ingannava” i borghesi spingendo Picasso mentre vendeva Renoir, i nazisti che rubano bellissimi quadri “degenerati”, la vergogna del collaborazionismo.

La storia di un’America “occulta”. La scrive una prodigiosa macchina da bestseller per cosiddetti young adult, gli adolescenti: e cioè Libba Bray, mite signora di New York, con già all’attivo le trilogie di Gemma Doyle e delle Beauty Queens. Bene, “La stella nera di New York” (novità Fazi, negli Usa il debutto è stato l’anno scorso) è il primo di una serie di quattro volumi da divorare d’un fiato, dedicati all’anima misteriosa dell’America moderna. E si parte nei folli anni Venti, tra charleston, alcool, mondanità e ragazze svaporate. S’inizia, ovviamente, con una seduta spiritica che evoca spiriti malvagi e guai a non finire.

La storia di una pensione rimandata. No, non è colpa del ministro Fornero se Ginny e William, coppia di mezz’età del Vermont, devono rimandare il giardinaggio e le sdraio ai sole. Un bel weekend i loro figli ricompaiono tutti, ciascuno con i suoi drammi postmoderni: Lillian ha mollato il marito e ha due figli, uno neonato; la moglie di Stephen scopre la sua gravidanza a rischio e deve stare a letto; Rachel ha perso il lavoro… Insomma, Ginny e William devono ricominciare tutto daccapo. “Mirtilli a colazione” (Garzanti) l’ha scritto Meg Mitchell Moore, ex giornalista al primo bestseller.


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