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NEGLI ABISSI O IN LAGUNA NASCONO I VINI PREZIOSI

22/12/2013 by Francesca

Il vino? E’ fra i regali più apprezzati: una bottiglia singola, o la cassa da sei, se si tratta di Barolo o Barbaresco, di Brunello di Montalcino o Amarone, per dire i più «gettonati». Ma se invece si cerca «la» bottiglia curiosa, la rarità del momento, il discorso cambia. Uno dei vini preziosi ad esempio è il Venissa, della famiglia Bisol, dopo il recupero di un’antica vigna murata nell’isola di Burano. Qui è stata piantata la «dorona», vitigno amato dai Dogi, coltivato fin dal XV secolo e smarritosi nei secoli. Nell’ideazione di Giovanni Moretti, l’etichetta cede il posto a una preziosa foglia d’oro zecchino applicata a mano nella bottiglia, poi messa a ricottura nei forni di una vetreria di Murano. Il vino è anch’esso una chicca «da meditazione» o da formaggi stagionati che ricorda le forza delle spezie che sbarcavano copiose a Venezia. Se invece si vogliono le bollicine, cercatele negli abissi del mare di Chiavari.

Qui Piero Lugano, già professore d’arte e fondatore della Cantina Bisson, ha avuto l’idea originale di affinare i suoi brut da uve locali in fondo al mare nell’Area Marina Protetta di Portofino, a una profondità tra i 50 e i 70 metri e una temperatura di 15° Gradi. Superbo sarà lo Spumante Abissi «RiservaMarina» 2010, pas dosè di uve bianchetta genovese e vermentino, che resta in fondo al mare per 26 mesi. Il Vino Santo (con la o finale su vino) nasce dalle uve nosiola accarezzate dall’Ora, la leggera brezza marina che, puntuale come un orologio, da secoli spira in tarda mattina tra i vigneti del lago di Garda sponda trentina. Almeno 10 anni di invecchiamento per un vino che il patron Gino Pedrotti vinifica durante la Settimana Santa dopo il periodo di passimento. E’ da assaggiare chiudendo gli occhi. L’Isola del Giglio non è solo legata alla cronaca, ma ha un punto di orgoglio nel vino. Qui, infatti, si produce l’Ansonaco, un bianco di razza come quello di Francesco Carfagna dell’azienda Altura: ammirevole, ha resa di 40 quintali a ettaro. Un rarità assoluta.

Il nome di Josko Gravner è legato all’anno 1997, quando decise di buttare le piccole botti per mettere il vino nelle anfore di terracotta della Georgia, come si faceva 500 anni fa in Anatolia. Ora ne ha 45 interrate, la sua Ribolla giallissima riposa un anno prima di affinarsi per altri 5 o 6 in botti grandi. Strepitosa la Malvasia delle Lipari che Francesco Fenech, ultimo erede di una tradizione che risale all’800, produce nell’isola di Salina. Le uve sono raccolte in avanzata maturazione e messe a passire sui grandi «cannizzi». Un vino che ha dentro il sole, ideale da abbinare alla pasta di mandorla. E infine il vino che vorrei in dono io: il Barbacarlo di Maga Lino, il vino che amavano Brera e Veronelli, frizzante, corposo, da uve barbera dell’Oltrepò e altre rosse. Un mito fatto come natura crea.


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