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  1. Piccoli ribelli crescono

    febbraio 6, 2015 by Francesca

    IL LOOK Easy, comodi e a prova di libertà di movimento, anche per i più scalmanati. La moda kid in scena a Firenze, in occasione dell’80esima edizione di Pitti Bimbo parla chiaro: ai bambini piace essere alla moda, ma non rinunciano al comfort. Amano indossare i jeans e prendono spunto dal look dei grandi. Non sono più solo i genitori a scegliere. Ormai son loro i padroni del proprio outfit, che ogni volta decidono accanto alla mamma o al papà cosa indossare. Tendenzialmente le bambine sono le più attente. Abbinano colori e fantasie e conoscono termini del vocabolario della moda addirittura in inglese, usandoli nel quotidiano come navigate fashion addicts. Il modello da seguire, normalmente, sia per i maschietti che per le femminucce, sono la mamma e il papà. Da genitori casual, amanti del jeans e dalla comodità probabilmente non verrà forgiato il gusto per capi classici.

    I MODELLI Ecco quindi che i brand internazionali più famosi presentano collezioni che somigliano sempre di più a quelle degli adulti, con richiami alle sneakers, allo stile grunge, fatto di anfibi e jeans delavé un po’ sdruciti, e capispalla pratici e tecnici. Diesel Kid ha pensato ad un bimbo elegante ma dallo stile molto metropolitano, un piccolo ribelle che indossa un tuxedo nero su t-shirt black con disegni grigi. L’outfit viene reso più strong da un denim effetto used indossato con gli anfibi in pelle. Anche Philippe Plein Junior punta su un genere molto forte in città. I suoi bambini sono “Urban Warriors”, vestiti con colori e fantasie camouflage e jungle. Ispirazione “street game” invece per la collezione boy e girl del marchio Silvian Heach Kids. La sua bimba veste in modo sportivo ma stiloso, con jeans slim dall’aspetto sdrucito, bomber azzurro con il cappuccio a contrasto verde Tiffany e accessori rosso – cappello, sciarpa e t-shirt – rosso corallo. Il brand kidswear presenta durante Pitti Bimbo “Change in a Book”, un progetto benefico realizzato con la partnership della onlus internazionale Plain Ink, con l’obiettivo di creare nuove opportunità di crescita e di conoscenza per i bambini meno fortunati, partendo dalla zona di Nola, in provincia di Napoli, per poi estendersi a livello nazionale.

    TECNOLOGIA I bimbi sportivi hanno dei must have: piumino e sneakers. Oggi questi fanno il verso a quelli che indossano mamma e papà. Ecco allora che le scarpe da ginnastica di Balducci in suede tra il rosso e l’arancio fanno capolino nella scarpiera dei ragazzini di oggi, come calzatura comoda da indossare durante i pomeriggi scalmanati al parco, ma anche per le passeggiate in città. Il piumino invece è tecnico, super leggero, ed estremamente caldo, adatto anche alle temperature più rigide, come quello di K-WAY double face, come quello di papà, tanto per andare a zonzo coordinati. Desigual interpreta il piumino in multicolor, con lo spirito ironico e spensierato di sempre. La collezione presentata al Pitti Bimbo si chiama Yes, come a dire che questi abiti sono adatti ad ogni occasione.

    Comprende capi in stile college o folk, stampe variopinte che trasmettono buonumore, con finiture indaco di ispirazione russa, insieme a simpatici animaletti. Dai colori e le fantasie urban si vola nello spazio. Ido propone invece una linea per i più piccoli ispirata agli astronauti. Tenera la tutina intera con l’orsetto astronauta e stelle su cappuccio e maniche. Per un look easy non può mancare il mondo dei cartoon. Titti e Bugs Bunny cambiano stile grazie alla creatività di 10 note griffe della moda bambino – Roberto Cavalli, Ice Iceberg, Missoni, Laura Biagiotti Dolls, 10×10 Anitaliantheory, Vivetta, Stella Jean, Msgm, Superduperhats e L’F Shoes che, dopo averne disegnato il look all’ultima moda, ne hanno fatto i soggetti di un’esclusiva capsule collection Fall Winter 2015 di felpe, all’interno del progetto “Fashion Comics”, ideato dal giovane creativo Alessandro Enriquez, con la collaborazione di Vogue Bambini e Pitti Immagine Bimbo.


  2. Pizzi e velluti è qui la festa

    febbraio 5, 2015 by Francesca

    IL MOOD Quante feste ci sono in inverno! Natale e Capodanno sono anche il momento in cui si salutano gli amici, si va a trovare i parenti e ci si diverte in compagnia. Così, per rispondere a ogni esigenza, i creativi, per l’autunno-inverno 2015-2016, si sono cimentati nella creazione di capi eleganti ma non leziosi, comodi e facilmente abbinabili. E proprio con questa filosofia Monnalisa ha creato una capsule ispirata a quattro diverse tele di Ludmilla Radchenko. Si tratta di pochi pezzi, leggings, T-shirt e pashmine in morbido jersey e in puro cotone, omaggio alla Pop Art, movimento che ha riletto l’espressione artistica attraverso i linguaggi e le contaminazioni del cinema, della Tv e della pubblicità. «Ho dipinto – ha spiegato la Radhencko – una Monnalisa bambina, ritratta in un abito della collezione autunno-inverno 2014-2015 del brand.

    È l’icona di questa collaborazione con un’azienda storica come Monnalisa, e del legame tra arte e moda. Due passioni, per me, indissolubili». Anche From the world di Stefano Cavalleri si ispira a una donna dell’arte. Così Frida Kahlo e il suo Messico incontra le Maharani del Rajasthan ma anche Evita e l’Argentina da questa unione di stili e influenze, prendono vita capi dove i preziosi decori indiani si fondono con i ricami messicani e i pizzi di Buenos Aires. Per la sua linea Quis Quis, invece, il designer elegge a sua musa Sonia Delaunay, esponente dell’avanguardia del ‘900, e la interpreta con tinte opposte fra loro. Fuxia, viola, bluette, rosso e verde, sono i componenti della palette cromatica della collezione che si completa con scarpine, accessori in lenci, baschetti, diademi e borsine.

    SARTORIALITÀ Dalla pittura al cinema con Paola Montaguti, direttore creativo di Miss Grant, che ha creato “Anita”, un abito omaggio al celebre film di Federico Fellini e a quell’Italia degli anni ’50. Il risultato è un mini dress dall’animo sartoriale, realizzato in tessuto jacquard rosso e impreziosito dal colletto ricamato con finissimi strass di cristallo. E già perché pizzi, merletti e ricami sono i grandi protagonisti dei capi festaioli. Come accade nell’abito jaquard di Simonetta che è impreziosito da un filo di Lurex utilizzato in patch con il punto Roma. Nasce così un tubino in jaquard multicolor dove convivono stampe floreali e animalier il tutto completato da una divertente balza sul fondo. E ancora pietre nere, cristalli, ma anche pizzo e paillettes a illuminare felpe, abiti, maglie in mohair total black di Ermanno Scervino Junior. Qui il neoprene e l’eco-pelle, arricchiscono di dettagli glamour felpe e abiti dai tagli e volumi geometrici. Ma le feste sono anche il momento in cui si passa più tempo fuori casa a coltivare hobby, praticare sport o semplicemente a passeggiare.

    La principessa di Laura Biagiotti Dolls, per esempio, ama fare equitazione e, per andare a cavallo, si veste con giacche scozzesi dalle trame laminate con dettagli in pelle e gonne in tessuto broccato con stampe floreali a rilievo e strati di toulle. Ad accompagnarla al maneggio il suo boyfriend che sceglie un total look Roccobarocco Kids composto da giacca a quadretti in fustagno liscio con revers a coste e in velluto, abbinata a un morbido gilet e a pantaloni in denim. Questo novello gentiluomo non può prescindere da un paio di stringate come quelle di Zecchino d’Oro arricchite di impunture e nappe. Con loro la sorellina più piccola che, vanitosa, sceglie per l’occasione il minidress di Twin-Set Simona Barbieri rosso scarlatto decorato con maxi pois bianchi. Perfette ai suoi piedi le ballerine realizzate in morbida vernice rossa (le tinture sono naturali) dagli artigiani marchigiani di Montelpare Tradition. Se invece si esce per una passeggiata in compagnia ecco pronti i gilet e le giacche in eco-pelliccia, i caldi piumini con dettagli in pelo della collezione Yclù da abbinare ai morbidi maglioni e cardigan in peluche.


  3. Saluti e baci mi vesto e parto

    febbraio 4, 2015 by Francesca

    Il bagaglio a mano, leggero ed essenziale, se lo sono dimenticato da un pezzo. Costretti a pensare al freddo della sera, alla maglietta post-pappa, ai giocattoli, ai due o tre cambi quotidiani dopo i tuffi nelle pozzanghere, i genitori spesso in passato alzavano le braccia rinunciando a muoversi da casa, vista la mole di abiti e apprensioni richiesti dai pargoli. Ma adesso non è più così, i bambini non sono più il classico peso al piede che inibisce weekend fuori porta o vacanze di lunga durata. Basta organizzarsi con un minimo di giudizio e individuare il giusto pacchetto famiglia e il giusto bagaglio salvavita per mamme e papà che necessitano di evasione. Lo conferma anche questa 80a edizione di Pitti Immagine Bimbo, in scena da oggi fino a sabato a Firenze presso la Fortezza da Basso.

    IL LOOK DEI FRATELLI I brand presenti, con le loro collezioni per il prossimo autunno/ inverno, sono tutti pronti a solleticare la voglia di imparare, di scoprire e di crescere. I bambini, del resto, non desiderano altro e già quando lasciano la carrozzina per il passeggino la voglia di sperimentare li spinge a toccare qualsiasi cosa. Che gattonino o camminino, guardano i passanti, poi le vetrine, e non vedono l’ora di imitare, a scelta, il look dei protagonisti delle favole, del fratello o della sorella maggiori o i modelli delle riviste che i genitori sfogliano su quei tablet che per loro non hanno alcun segreto.
    Hitch-Hiker e Monnalisa esaltano proprio l’esplorazione. Il primo brand per il maschietto propone stampe di orizzonti e di animali liberi e fieri, che si poggiano su maglie e su giacche morbide e destrutturate. La seconda griffe, tutta al femminile, si avventura alla scoperta di nuovi mondi, con quel tocco di bon ton che sempre la contraddistingue. Così su abiti e gonne a vita alta a ruota o a matita, che piaceranno moltissimo anche alle mamme, si rincorrono paesaggi suggestivi: innevati, fiorati e tridimensionali o urbani. Proprio il contesto per il quale sono costruiti i capispalla Herno, che nascono dalla contaminazione tra piumino e cappotto, con tanto di dettagli in cashmere, lana spigata e allacciature con bottoni tono su tono, ma si adattano perfettamente anche al fine settimana in montagna, grazie a un’ottima tenuta termica.

    GRAFICHE POP Anche Ermanno Scervino Junior fa le valigie per un lungo viaggio fatto di suggestioni da ogni angolo di mondo. Si va dalle grafiche pop, chiassose, eccentriche e sottolineate da borchie a un irriverente nero illuminato da lurex e rete per perdersi in cromie che richiamano i ghiacci eterni e completi che guardano alla Swinging London o ai boschi incantati. Quelli dove tra le foglie e gli alberi si nascondono nanetti dalla barba lunga a volte un po’ scontrosi, uccellini e scoiattoli parlanti. Quelli dove basta scavalcare una siepe e appare il castello delle fate e un principe che galoppa veloce in sella a un cavallo per salvare la sua bella dalle grinfie di una strega. L’album della fantasia fa bella mostra di sé da Simonetta, perché su abiti e gonne gonfie e arricciate i personaggi del libro della buona notte danzano insieme tra pieghe di impalpabile organza. Siccome, però, le bambine sono romantiche e anche tipe toste che sanno combattere per realizzare i propri sogni, il look si completa con t-shirt che donano un’aria casual. Un tocco di nostalgia canaglia per mondi ed epoche diverse e per le principesse, ma di cellulosa, anche da Miss Grant che porterà in scena la Dolce Vita di Federico Fellini, onirica, morbida, decisamente anni Cinquanta ma declinata in nuovi tessuti dagli accenti sartoriali. L’abito di punta della collezione, non a caso, si chiama Anita.

    LO SHOPPING Del resto, i bambini e, bisogna ammetterlo, soprattutto le bambine, non vogliono più qualcosa “di carino”, ma un abito che piaccia davvero, capi da abbinare con quella disinvoltura in fatto di gusto che i piccoli ormai hanno acquisito. Assecondare ogni loro capriccio è sbagliato, certo. Tanto più che per apparire più grandi rischiano di cadere negli eccessi di stile troppo carichi, fatti di paillettes, accessori e rouches. Però ascoltare le loro motivazioni e condividere idee e shopping è un momento del percorso che genitori e figli dovrebbero fare insieme, camminando mano nella mano, come nel tema “Walkabout” di questo Pitti Bimbo. Alla stregua del salone maschile, che si è concluso la settimana scorsa, anche quello dedicato ai piccoli ruota attorno al girovagare e all’esplorazione di nuovi mondi.


  4. Unisex Stessi vestiti, anime diverse il gioco sottile di Armani

    febbraio 3, 2015 by Francesca

    MILANO LUI e lei avanzano in passerella, indossano gli stessi pantaloni e la stessa giacca.
    Sono eleganti, perfetti e rappresentano il nuovo modo di concepire l’unisex secondo Giorgio Armani che chiude le quattro giornate della moda milanese mostrando completi che, anche se indossati da una donna, sono adatti anche a un uomo e non ridicolizzano mai la mascolinità. Merito del savoir faire di un grande maestro come Armani che sa quali limiti un uomo non deve mai oltrepassare. «Una donna può essere superfemminile anche con una giacca – spiega – ma un uomo non può vestirsi come una donna se non in piccole cose, come un foulard. Chi va oltre, diventa ridicolo». E per raccontare questo nuovo capitolo della sua storia dedicato all’unisex, Armani sceglie la sensuale morbidezza del jersey con il quale crea giacche doppiopetto da indossare con pantaloni dalla vita alta, il cavallo basso e stretti sulla gamba. Un modello ideale per maschi giovani e con un bel fisico scaldato da giacconi e cappotti in lana mohair.
    Giorgio Armani mette al bando le maglie girocollo (che lui ha sempre amato) e al posto delle t-shirt consiglia di adottare “la camicia bianca, anche senza cravatta, che crea mistero”.

    Armani dà un nuovo volto all’unisex, mentre Roberto Cavalli resta fedele al suo maschio playboy che, sotto grandi pellicce in marmotta e giacche chiodo in cavallino, sfoggia maglie con motivi barocchi e pantaloni attillati.
    «Il mio è un playboy dai pensieri giusti» precisa lo stilista che, per non dimenticare la strage di Parigi, ha fatto cucire su alcuni capi una fascia nera, in segno di lutto, con la scritta “No bounds”, un invito a superare le barriere tra religioni e dire basta alle guerre. Da sempre pacifista è il dandy di Ermanno Scervino che usa camicie con micro cristalli bruniti e cappotti dai colli e revers ricamati con Swarovsky. In questo guardaroba dominano i grandi maglioni che sbucano dai cappotti e dai montgomery sartoriali. Inno alla bellezza degli scalatori per Bikkembergs. I modelli sfilano con gilet chiusi da imbragature, giubbini in pelle e pantaloni da jogging. Per la serai cappotti sono percorsi da cinghie nere. Ma ai veri gentleman lo stilista Brendan Mullane, per Brioni il marchio di alta sartoria del gruppo Kering, ha dedicato un guardaroba ispirato al mondo dell’equitazione, con silhouette molto asciutte. È esotica la moda di Stella Jean che rende omaggio a Gandhi e si rifà alle stampe dell’India per completi di taglio british. Per i biker più raffinati Matchless ha proposto nuovi giubbini in pelle cerata e giacche militari che riprendono dettagli delle uniformi della seconda guerra mondiale. Tra i giovani, Christian Pellizzari abbina completi formali con bomber da rock star, Au jour le jour rispolvera i simboli del Monopoli e Giampiero Colombo fa sue le cuciture degli abiti delle Madonne di Piero della Francesca.


  5. Uomo d’inverno, libero e bello

    febbraio 2, 2015 by Francesca

    A complicarsi la vita lui non ci pensa proprio. È questa la tendenza che emerge chiaramente dall’87a edizione di Pitti Immagine Uomo a Firenze, davvero intasata di presenze di espositori e visitatori, dove si presentano abiti, accessori e look per il prossimo autunno/inverno. Va bene essere presentabile, affascinante, finanche stiloso, ma aderenze eccessive, tessuti, accessori e ammennicoli vari che stravolgono la figura e indolenziscono fisico e giornata i maschietti preferiscono lasciarli alle donne, che sono notoriamente più dedite alla sofferenza per l’estetica. L’uomo, proprio per semplificare il tutto, evita persino di farsi la barba ogni giorno, anche se, poi, cura peluria e pelle del viso grazie a un beauty-case di ragguardevoli dimensioni. Il quotidiano si fa rilassato grazia alla vigorosa leggerezza del vestire comodo, ma non per questo trasandato. Lo disegna così Margaret Howell, la stilista inglese che ha inaugurato ieri boutique e ufficio produzione italiani, perché «i vestiti devono essere comodi e di materiali di qualità. Portandoli ci si deve sentire bene, a proprio agio».

    GLI AVIATORI Brunello Cucinelli, non a caso, con i suoi capi segue da sempre il concetto di casual sartoriale, perché l’abito non deve più essere completato solo da camicia e cravatta. Così, sotto la giacca meglio indossare una felpa oppure un gilet leggero in piuma d’oca che ricalca le forme di un chiodo smanicato, ribaltando il concetto del sopra e sotto. Le sovrapposizioni sono declinate fin nel cappotto, che prende ispirazione anche dai montgomery e dai giubbotti da aviatore e che copre maggiormente le gambe, non più fasciate in pantaloni dal fit eccessivamente snello, ma morbidi sui fianchi grazie a impercettibili pinces. Scomporre e ricomporre, scardinare il completo è la sfida che Seventy lancia all’ uomo, proponendo giacche in mohair che ricalcano le maglie nella loro morbidezza e comfort, lana che si mischia a piuma, nylon lavorato come un tessuto e piumini stretch che seguono ogni movimento senza ingolfare. Ingram segue questo criterio per le camicie, con microstampe su jersey, con colli destrutturati, stecca estraibile e fitting estremamente confortevole.

    CAVALLINO IN 3D Vestibilità portata all’estremo anche da Tombolini, col suo completo Zero Gravity, che pesa meno di 400 grammi grazie a tessuti e cuciture impalpabili realizzate con macchine speciali. Sensazione eterea (e anche un po’ elitaria) che si prova indossando la nuova felpa Prince Tees, in cashmere e cotone, disponibile con e senza cappuccio, disegnata con prodigi tessili da Enzo Fusco con Emanuele Filiberto seguendo il mood sporty chic. A questa tendenza strizza l’occhio anche Superga con le nuove sneaker in cavallino tridimensionale, in lana o con borchie gommate, adatte anche sotto l’abito buono. Proprio quello stravolto da Niccolò Mugnaini per Enn+W, la linea che opta per giacche destrutturate, pantaloni ampi lunghi o al polpaccio di chiara derivazione streetwear e gilet tweed con inserti denim.

    IL MALANDRINO Le “strane coppie” sono privilegiate da Moreschi, con le sue calzature in lana tartan e pelle tricolor spazzolata e tinta più volte e con suola che non appesantisce mai la camminata. Del resto, l’uomo è uno, nessuno e centomila. Fred Perry, famoso per le sue polo da bravo ragazzo di buona famiglia, abbraccia il rock, il punk e l’uomo un po’ malandrino con le nuove collezioni e collaborazioni. La moltitudine in una sola persona lo si è fino alla punta dei piedi. Lo sottolinea emblematicamente la scarpa a.testoni che fa incontrare vitello martellato e liscio grazie a una linea curva.

    SUOLE FLESSIBILI Le morbidezze caratterizzano la suola del modello Nebula di Geox, la city runner superleggera e dalla massima aderenza, che gareggia, in quanto a innovazione, con l’altro pezzo forte del brand, Amphibox, totalmente impermeabile e dalla suola flessibile. A completare il look nel segno della libertà ci pensa Full Spot con la sua nuova borsa maschile O bag Folder. La sua particolarità è essere una cartella componibile a piacere, dalla patta agli interni, modulabili in base al proprio lavoro e stile di vita. Leggerissima, ha il corpo centrale in gomma, mentre la patta si può scegliere in più materiali e colori.


  6. Giacche e pantaloni stretti, la moda vuole tutti slim

    gennaio 30, 2015 by Francesca

    «Cara, mi si sono ristretti i pantaloni» dice un incauto signore che preso dalla mania del cosiddetto «slim fit» – vestibilità sottile – giustifica con una panzana il vezzo di fasciarsi nelle giacche, nei mini cappottini, nei pantaloni con il fondo di 17 centimetri. Una mania che sta contagiando tutti gli uomini, giovani e maturi, che inseguono il giovanilismo spudorato di giacche strizza-muscoli, camicie come radiografie e pantaloni corti corti e stretti stretti, come usciti da un lavaggio azzardato da mani e teste sbadate. E chi pensa che si tratta di una banale questione di taglia, si sbaglia. La questione è tutta nello stile e in una forma che tende a privilegiare uomini dal corpo snello. Per chi non lo è, ahinoi, il risultato non è felice: ricorda un serpente che ha ingoiato una pecora. Signori, qui ci vuole saggezza anche se è difficile, se si è giovani e aitanti, non cedere alla tentazione di indossare il poncho su ghette iper-slim proposto da Andrea Incontri. Il bravo designer per enfatizzare nel suo show performance applaudito ieri sera a Firenze il ruolo degli accessori, ha scelto infatti la strada della scarna essenzialità, l’unica perfetta per far emergere la pulizia di capi iperfunzionali e senza tempo. Insomma quello dello slim fit è un linguaggio di stile divenuto necessario negli ultimi anni caratterizzati dalla crescita delle esportazioni.

    L’ago della bilancia è il gusto dei consumatori internazionali: oscilla fra coloro che si vogliono strizzare e quelli che si vogliono spaparanzare. «Negli Usa si preferisce la silhouette comoda mentre i russi cominciano ad apprezzare le linee slim. Gli italiani si dividono fra quelli che scelgono le linee confortevoli e quelli che pensano, come fanno le donne con il nero, che lo slim fit sia irrinunciabile perché sfina» spiegava ieri Piero Tardia dell’omonima azienda giustificando la scelta di entrambe le silhouette per accontentare le diverse esigenze dei consumatori. Del resto per Giampiero Colombo, il designer che ha progettato la collezione Tardia, sono le curve anatomiche del designer Joe Colombo, riviste nell’ottica sartoriale a ri-formare il cappotto in lana e cashmere color carta da zucchero con collo di visone o il montgomery double reversibile. «La vestibilità più amata in Italia è quella slim» confermano da Berwich, marchio che firma collezioni di pantaloni per uomo e donna e che riesce a rendere confortevoli e stretch le lane lavate e i cotoni a micro check, a quadri bianchi e neri, a disegni cravatteria.

    «È una questione di moda ma anche un modo per far risaltare le forme del corpo senza rinunciare al comfort» dicono da Berwich parlando dell’attenzione al taglio che rende i pantaloni asciutti ma allo stesso tempo gestibilissimi. Lo slim fit da tempo ha contagiato anche la camiceria che per l’uomo rappresenta un’ossessione. «Le facciamo stretch da anni ma oggi registriamo un’inversione di tendenza: tornano a piacere vestibilità più morbide e meno aderenti» dicono da Bagutta che per festeggiare i 40 anni del brand ha presentato una limited edition della mitica camicia bianca realizzata in pregiato Super Popeline 200, tessuto prodotto dal gruppo Albini in cotone egiziano Giza 45.


  7. Neoprene & co. i nuovi materiali formato unisex

    gennaio 29, 2015 by Francesca

    Uomo è unisex. È il più importante salone internazionale di abbigliamento maschile a livello internazionale ma sempre più sta aprendo le porte anchea una nicchia di moda femminile. Non solo le aziende dell’abbigliamento Uomo portano frequentemente nei loro stand, accanto alle intere collezioni maschili, anche alcuni capi donna. Perché i compratori possano scoprire le novità in anticipo sulle manifestazioni di moda femminile. Ma la fiera fiorentina affianca all’Uomo una sezione espressamente dedicata alla Donna. Pitti W, Pitti Woman.

    Sono una settantina di collezioni scelte tra quelle di nicchia più originali e innovative. Da cui si scopre la passione della moda femminile per i materiali tecnologici che tengono gonfie le gonne svasate o danno corpo a tubini o cappotti. Come il tessuto scuba che Es’Gieven usa per deliziosi spolverini, cappotti, abiti o gonne. O il neoprene di scarpe, abiti e borse di La Fille des Fleurs. La tecnologia seduce anche l’uomo e Peuterey inserisce interni tecnici staccabili, zip idrorepellenti e tasche nascoste nei capispalla della collezione dedicata al fotoreporter.

    Ma il gusto femminile è anche etnico e anni ’70. Manila Grace sfila ieri pomeriggio e propone capi che ricordano il Messico e ripesca i pantaloni a zampa d’elefante. Impazzisce, poi, per decori, colori, fiori, tessuti leggeri e trasparenti e tutto quanto luccica come gli strass o le paillettes con cui la linea “Shine Baby Shine” di Pinko ricopre le sneaker in neoprene. O i colori pop con cui Gherardini riedita la storica borsa “Bellina” per festeggiare i suoi 130 anni di vita.


  8. Riciclare i jeans fa tendenza, il rammendo come scelta etica

    gennaio 28, 2015 by Francesca

    La «nuda verità» sul denim di cui si discute allo stand della svedese Nudie è molto semplice, ma fa effetto parlarne nel corso di una fiera, come Pitti, basata sulle novità in arrivo nei negozi, le novità che gli uomini europei, asiatici, americani compreranno da maggio in poi. La verità è che un paio di jeans non muore – non dovrebbe morire – mai. Nudie offre riparazioni gratuite, addirittura un servizio di permuta dell’usato: porti i tuoi jeans usurati e rotti e ottiene il 20% di sconto sul nuovo (il tuo vecchio paio verrà rammendato e venduto come capo vintage).

    Da una campagna informativa online e di cartellonistica che spiega come riparare i propri jeans e insiste sul concetto di recupero a una nuova forma di «responsabilità aziendale». Questo non vuol dire ovviamente che sia finita la lunga è molto redditizia stagione dei jeans consumati ad arte durante la lavorazione – perfino alla Nudie, apostoli del recupero e il riciclo, c’è un modello con una sagoma di tessuto consumato sulla tasca che ricorda il contorno di uno smartphone -; significa che il rammendo dei jeans, un tempo esclusiva dei cowboy e degli operatori di pozzi petroliferi texani è entrato definitivamente nel ciclo creativo-industriale delle «tendenze Pittiane».

    G-Star ha inaugurato, oltre al nuovo negozio fiorentino, la collezione basata sull’arte del rammendo. Il nuovo Restored Denim che nasce dalla riparazione di jeans strappati usurati: tecniche come quella del punto di rinforzo, ispirata alle riparazioni dei vestiti da lavoro, i rammendi su misura, le toppe con cuciture invisibili. Denim artigianale, venduto già strappato e già rammendato (il tramonto dei ripped jeans che hanno mandato in giro una generazione di ragazzi e ragazze con ginocchia e spesso natiche parzialmente scoperte dagli strappi realizzati durante la produzione). Remco de Nijs, uno degli strateghi della casa, che non ha problemi ad accedere, se volesse, a un paio di jeans nuovi al giorno, è solito portare sempre gli stessi jeans per far si che si personalizzino con l’usura naturale. E spiegava sorridendo che «il denim è un capo che si basa sulla fiducia. Sull’onestà».


  9. Come la vuoi? La borsa che si assembla in negozio

    gennaio 27, 2015 by Francesca

    Decolla dalla Leopolda di Firenze il nuovo corso di Furla. «È un anno decisivo – racconta l’ad Eraldo Poletto (+45% di fatturato negli ultimi 3 anni) – con il lancio della collezione uomo, un prodotto di fascia “alta” che, nel made in Italy, soprattutto per il cliente straniero, è andato a colmare un vuoto importante. A febbraio presenteremo la prima linea di calzature mentre a giugno trasferiremo il nostro quartier generale in un palazzo ottocentesco di cinque piani (ex Palazzo Ricordi) accanto alla Galleria Vittorio Emanuele a Milano oltre all’ampliamento e il restyling del nostro flagship in piazza Duomo». Entro qualche mese anche una boutique sulla Fifth avenue a New York e nuove aperture a Madrid e Vienna. L’uomo Furla è un ragazzo a cui piace giocare con i colori, le forme e il design. A lui è dedicata una linea di zaini, borse da viaggio, modelli cross-body, cui si aggiungono custodie per smartphone, agende, porta computer, portafogli. A interpretare la collezione, una Modular bag ( foto ) che può essere assemblata in negozio e personalizzata con elementi di diversi colori e materiali, dalle pelli gommate al più classico motivo tartan.


  10. Scarpe, una su due è sneaker

    gennaio 26, 2015 by Francesca

    Nulla è più come prima nella moda dove ormai sono i giovani a lanciare le tendenze. «Un buyer di Selfridges mi ha detto che oggi le sneaker valgono il 50 per cento del mercato delle scarpe da uomo. È incredibile come le cose siano cambiate», racconta Patric Cox, raffinato designer (già negli Anni 80 creava scarpe per Vivienne Westwood) arrivato al Pitti di a Firenze – il salone della moda maschile con le linee per il prossimo autunno/inverno – per presentare la collezione creata per Geox. «Le sneaker sono diventate come piccole opere d’arte – spiega -, non c’è grande griffe che non le proponga, da Saint Laurent a Prada e Gucci». Cox mostra le sue: il mocassino in vitello marron trattato con tintura naturale con la suola a cassetta tono su tono; in pelle grigia o bianca con la suola in tono cucita a mano. Hanno la suola a cassetta scura anche mocassini e stringate di Harrys, marchio made in England prodotto in Italia con Daniele Pacini, che dipinge le scarpe a mano. Gli stivaletti Beatles di Moreschi sono un mix di lavorazione e materiali: pelle unita a tweed o tartan e la suola carrarmato in gomma 2,2 cm «per camminare soft». Da a.testoni, Bruno Fantechi mostra le scarpe in pelle piena di cuciture e la suola in gomma con tramezza in cuoio: «Sono la sintesi perfetta dell’artigianalità italiana applicata al mondo informale».

    La Swinging London domina in un ritorno massiccio del polacchino (con suola in gomma) che dal napoletano Castori ha anche le sembianze di un mocassino in suede rialzato con una ghetta. «Il problema della moda è far divertire l’uomo nell’acquisto», ammette il designer-imprenditore Massimo Rebecchi mostrando giacche (anche da smoking) dall’estetica rustica e invece in jersey (stretch). Ovviamente ci sono anche i brand classici delle running che rilanciano, riempiendo le scarpe di tattoo. O.X.S. fa tatuare lo stivaletto da lavoro ecologico dal guinness record Alle Tattoo. Da Adidas è piena di cuori la tomaia in pelle stampata cocco e suola in gomma naturale. In seta stampata a palle di bigliardo la luxury tennis di Cesare Paciotti 4US arricchita da dettagli in vernice e metallo. Fluorescente quella di Alberto Premi, vincitore di «Who is on Next?» in ascesa.