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  1. Il cronografo tech di cui si innamorano anche le non esperte

    ottobre 15, 2013 by Francesca

    L’orologeria al femminile è sostanzialmente divisa in tre segmenti: le griffe (a loro volta suddivise fra quante producono accessori stagionali e quante, invece, orologi destinati a durare), gli orologi/gioiello e i pochi, costosissimi orologi tecnici proposti da grandi nomi tradizionali. Poi ci sono le sacrosante eccezioni, per chi non è fashion addicted o ha grandi somme da spendere.

    Tissot, ad esempio, offre un orologio elettronico di grande interesse: il T-race Touch, declinato in alcune versioni di serena eleganza. Un orologio per tutte le stagioni perché si sono evitate caratterizzazioni sportive spinte; in caso di necessità, però, il T-race Touch si trasforma in uno strumento tecnologico avanzato in grado di offrire diverse opzioni di cronografo, di indicare le maree (il T-race Touch è a proprio agio anche in acqua, visto che è impermeabile a 10 atmosfere), e per giunta provvisto di bussola, conto alla rovescia e sveglia. La buona notizia è che non bisogna portarsi dietro il libretto d’istruzioni per farlo funzionare: basta premere la corona, che impedisce azionamenti involontari, e toccare il vetro in corrispondenza della funzione che s’intende attivare.

    Tutto qui. È importante notare che il vetro tattile del Tissot è ben diverso dagli assetati (di batterie) touch screen tipici dei cellulari: la batteria, qui, dura almeno un paio d’anni e comunque ha la cortesia di avvertirvi quando si avvia ad ad esaurimento. Prezzo: 340 euro.


  2. STOFFE DA UOMO MA FEMMINILI TRA IRONIA E PRATICITÀ

    ottobre 14, 2013 by Francesca

    «La passione per le stoffe da uomo è nata dal mio amore per le foto degli anni Quaranta – dice lo stilista Stefano Gabbana – trovo che un tailleur con tessuti maschili faccia un bel contrasto e sia molto femminile». Per Domenico Dolce, invece, il tweed si colora di una nota affettiva. È un po’ come la madeleine di Proust, innesca una catena di ricordi: «Mia madre indossava spesso gonne, giacche e cappotti di tweed spinati o in alpaca grigia, nera o blu. Se li faceva tagliare e cucire da un sarto per uomo che conferiva ai capi un carattere speciale, più duro».

    Nella collezione per la stagione fredda di Dolce e Gabbana, gli abiti mosaico che richiamano lo sfarzo e la magnificenza dorata del periodo bizantino si alternano alle linee più sobrie ed essenziali del tweed: «Non siamo stilisti da vie di mezzo. Il rischioa volteè quello di prendersi troppo sul serio, a noi invece piace l’ironia, il gioco, prenderci in giro. Gli opposti sono un elemento di disturbo, creano curiosità».
    «Il tweed non è una camicia di chiffon, funziona sempre e si presta a mille utilizzi. Da giorno è pratico per l’ufficio o per prendere i figli a scuola.

    Oggi, rispetto agli anni Quaranta, le proporzioni sono diverse», spiega Stefano Gabbana, «mia madre l’altro giorno siè comprata una gonna svasata in tweed. “Mi ha ricordato quando avevo vent’anni”, mi ha confessato ridendo. Peccato che lei di anni ne abbia 82! Quando lo lavoriamo basta anche un dettaglio e cambia tutto: un orlo più lungo di qualche centimetro, una spalla che cade in modo diverso, un bottone particolare o tessuti che sembrano pesanti ma poi se li tocchi risultano impalpabili. A noi i tessuti maschili ci piacciono pettinati, da sartoria, o cardati, più pesanti e sportivi». In sfilata erano abbinati con accessori esagerati e colorati, «ma non c’è un modo giusto per portarli, la moda va adattata al proprio gusto e modo di vivere».


  3. UN OROLOGIO PUÒ ANCHE FARTI VOLARE

    ottobre 11, 2013 by Francesca

    C’è chi dice che la vita è un viaggio e che viaggiare è come vivere due volte. Che si tratti di farlo prendendo diversi mezzi e attraverso lunghi spostamenti o semplicemente con la mente, esistono dei segnatempo pensati proprio per spiriti che non amano stare fermi.

    Tra questi, l’Aviator BR 03-51 GMT di Bell&Ross. Un orologio che – come dice il suo stesso nome – si pone l’obiettivo di far “volare” chi lo indossa: cassa in acciaio con finitura PVD nera quadrata da 42 mm, ispirata alle strumentazioni aeronautiche di bordo. Un modello animato da un movimento meccanico a carica automatica che propone anche la visualizzazione di un secondo fuso orario tramite contatore posto ad ore 6.
    Ha l’indicazione sul quadrante di 24 diversi fusi orari, invece, il modello con il quale Tissot celebra il suo 160° anniversario: l’Heritage Navigator, riedizione del segnatempo creato nel 1953 in occasione del centenario della casa di Le Locle.

    Proposto in edizione numerata, ha una cassa in acciaio garantita impermeabile fino a 30 metri. Al suo interno si muove un movimento automatico Swiss made che offre anche la funzione di cronometro.
    Pensato per tutti coloro che, in città come nel deserto, considerano la vita un’avventura quotidiana, il Terrascope di JeanRichard, orologio amato da sportivi come Filippo Magnini o da artisti come James Blunt. La sua cassa “coussin” in acciaio lucido con finitura lucida e satinata verticale misura 44mm ed è impermeabile fino a 100 metri. Il movimento a carica automatica garantisce 42 ore di riserva di marcia e offre le funzioni di ore, minuti, secondi e data.


  4. TWEED & CO I TESSUTI (MASCHILI) AMATI DALLE DONNE

    ottobre 9, 2013 by Francesca

    Ah, quel cappotto di tweed, sciupato, di un indefinito marrone, eppure chic e forse simbolo di una femminilità tutta ancora segreta, pudica ma affettuosa…”. È così che Ginevra, matura zitella disoccupata degli anni Trenta, cammina in una Londra piovosa, non sapendo di stare per diventare la spumeggiante protagonista di “Un giorno di gloria per Miss Pettigrew”, delizioso romanzo di Winifred Watson appena ripubblicato da Neri Pozza.

    Ginevra ce la fa alla grande, si trova catapultata nella vita mondana, stringe amicizie divertenti, fa impazzire d’amore un milionario perbene. Merito del suo cappotto di tweed (oltre che di una carnagione incantevole)? Forse. Fatto sta che la moda per quest’autunno-inverno si appropria dei tessuti maschili che sanno rendere interessanti le donne, le fanno più forti, più complesse, più meritevoli di amore e rispetto. A cominciare da Prada, di cui è impossibile non ammirare il doppio binario dei suoi tailleur grigi, da un lato la dolce ruvidezza del Felted Tweed, un materiale “biologico” e innovativo al tempo stesso, dall’altro le polsiere a bocciolo e le cinturine d’oro. E poi tutta una schiera di cultori delle stoffe nate nell’Ottocento tra Scozia, Inghilterra e Irlanda, divenute simbolo dell’immarcescibile eleganza londinese dei sarti di Savile Row, e poi tutto un glossario storico da imparare a memoria e da (finalmente) liberare dalla sua virilità esclusiva, vedi l’Houndstooth o pied-de-poule, il Checked o quadrettato, l’Overchacked o finestrato, l’Harris Tweed (lo spigato… gaelico), il Donegal, coi suoi scoppi di colore…

    Ne sono esempi i cappottini a scatola, quadrettati e imbottiti, che Louis Vuitton fa indossare su sottovesti non del tutto british, il tweed bouclé che Chanel rende punk e accompagna a minigonne e stivali grondanti catene, gli abiti affusolati e sbracciati di Dolce & Gabbana, i soprabiti a clessidra, pinzati ai fianchi di N°21, i rigati grigi e beige, un po’ da giacca da camera, usati da Missoni, i revers ingannevolmente maschili che scolpiscono le scollature sensuali di Ermanno Scervino, la patina lussuosa con cui Gucci lucida i suoi pied-de-poule ultraglam.

    Insomma, non solo il tweed è un materiale molto serio (regolato addirittura da un Parliament Act del 1993), ma è anche un potentissimo e duttile strumento del desiderio: se graziea Prada emana atmosfere noir, tra Hitchcock e le eroine complicate dei romanzi di Daphne Du Maurier, tra le mani di Saint Laurent diventa neogrunge e globale, mentre tra quelle di Armani ricorda in qualcosa delle mises di Lee Miller, la coraggiosissima fotografa. Sì, attenzione, qui non si tratta solo del ritorno al repertorio dello stile classico, sicuro, sportivo, nostalgico delle buone maniere e un po’ androgino, perfetto per i momenti di crisi: siamo in un pieno neoromanticismo, perdute nel mistero della nostra modernità.


  5. Borse, sandali, gioielli: la rivincita dell’accessorio

    ottobre 8, 2013 by Francesca

    Parigi Chanel diceva che gli accessori sono la punteggiatura dell’abito e in questi giorni a Parigi non si parla d’altro. Ieri sera alla Galleria Gagosian è stato presentato il libro di Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli: Valentino: Objects of Couture (Rizzoli, 208 pagg, 100 euro l’edizione deluxe, 60 euro l’altra) a cura di Francesco Bonami. Invece Louis Vuitton oltre a presentare la nuova linea di gioielli in una villa nel Bois de Boulogne, ha lanciato nei grandi magazzini Le Bon Marchè una collezione di borse disegnate da Sofia Coppola.

    Del resto la regista ha appena girato The bling ring , un film sull’insana passione dei giovani per gli oggetti firmati che sanno di celebrità. Non a caso Longchamp, storico marchio francese ha fatto una capsule collection con Kate Moss facendo poi disegnare da Jeremy Scotte una variante iper colorata della borsa Pliage, best seller del brand con 26 milioni di esemplari venduti dal 1993 ai giorni nostri. Divine le scarpe ispirate al mare di Charlotte Olympia con ostriche e perle al posto del tacco e finti rami di corallo abbarbicati al collo del piede.

    Maxi paillettes effetto «squame di pesce» di Charlotte Olympi. Nobuyoshi Araki tratto dal libro «Valentino: Objects of Couture»


  6. ADDIO AI FALÒ FEMMINISTI È LA RIVINCITA DEL REGGISENO

    ottobre 7, 2013 by Francesca

    Pochi oggetti, nel ricco armamentario della vestizione e seduzione femminile, sono in grado di scatenare discussioni e desideri, riflessioni e invenzioni, polemiche e divertissement, arrapamenti e smosciature come il reggiseno. Brassiere alla francese; reggipetto secondo un idioma un po’ desueto: evoluzione di quelle guepiere e bustini, vere trappole per il corpo, contro i quali hanno combattuto couturier di ogni ordine e grado votati all’emancipazione del gentil sesso, da Paul Poiret a Coco Chanel a Madelaine Vionnet. Volenti o nolenti, con il reggiseno si devono fare i conti, da sempre e, forse, per sempre. Quello delle nonne era una vera corazza: uno scudo, una coperta di linus, qualcosa di irrinunciabile. Le femministe, ritenendolo espressione di una cultura oppressiva che relegava le donne al ruolo marginale, ma a ben guardare cardinale, di mogli e madri, se ne liberarono senza troppo pensare, incenerendolo in un falò inesorabile.

    Impresa velleitaria, perchè il reggiseno è tornato, intatto e potente, poco dopo. Anche una virago con gli attributi come Madonna ne ha riconosciuto dirompente potere di fascinazione: i suoi reggiseni conici, opera dell’amico ed eterno enfant terrible Jean-Paul Gaultier, sono entrati a buon diritto nell’immaginario collettivo, espressione solo in parte caricaturale di una femminilità assoluta e imperativa. Sull’immagine da pin-up strizzata in un wonderbra, Eva Hertzigova ha costruito, a suo tempo, la propria fortuna di modella. Adesso, il reggiseno è protagonista delle collezioni di moda: ben in vista, a volte addirittura indossato all’esterno, come un feticcio da esibire, con buona pace di quante ancora combattono contro le bretelline che occhieggiano dalla scollatura e soccombono agli orrori delle spalline di silicone.

    È Miuccia Prada che gioca di decostruzione, e del reggiseno fa puro decoro: lo usa a profusione, con una violenza irridente che è meglio dei falò femministi. Frida Giannini da Gucci e Peter Dundas da Pucci, invece, puntano sul reggiseno agonistico: quello tecnico da sport, comunque e sempre in bella vista. Chi vuol essere alla moda dovrà adattarsi ed investire in un buon esemplare: magari di pitone, come quelli di Ferragamo, perché non si lascia più nulla all’immaginazione.


  7. Il classico blazer amico fidato dei primi freddi

    ottobre 4, 2013 by Francesca

    È ancora troppo presto per piumini o giacche pesanti e ancor di più per cappotti più o meno lunghi. Siamo nella stagione di mezzo e quindi nel mezzo deve stare la copertura. Si potrebbe optare per una giacca di jeans, sbarazzina e casual. Con un vantaggio: indossarla di mattino la rende informale, mentre la sera si può trasformare anche in un capo piuttosto importante. Perché abbinata al nero è veramente chic, soprattutto se ha decorazioni particolari. In ogni armadio che si rispetti c’è un blazer amico fidato dei primi freddi. È capace di dare quel giusto tocco glam e raffinato ad ogni outfit. Può essere nero, semplice, dalla linea pulita, blu navy, grigio o in vellutino. Immancabile in questa carrellata di capi spalla ecco il trench, in tutte le sue versioni. Un’alter nativa al modello monocolore è quello bicolore, meno scontato e molto, molto glamour.

    In boutique anche completamente innovato, con stampe sweet come i cuori di Burberry Prorsum, ruches femminili come nel modello di Miu Miu, colori accesi come nel trench di See by Chloé o nel più trendy verde-blu di Christopher Kane. In questi ultimi mesi si è ancorato anche il look camouflage. Quindi i colori di riferimento sono il grigio, verde muschio e kaki. Ecco perché è sempre «in» una giacca dai colori militari, anche questa bicolore e in due tessuti diversi, tra cui l’ecopelle. «In genere comunque è sempre meglio tenersi sulle lunghezze medie, prediligere materiali come il cotone (anche cerato per essere antipioggia), evitare decori toppo evidenti e concentrarsi sulle forme più geometriche e meno aderenti al corpo. Così staranno bene su tutto, e non ingolferanno la figura se si dovesse decidere di indossarli con qualcosa di più pesante», consiglia la titolare di una storica boutique barese tra una presentazione e l’altra dei modelli.


  8. Bentornata eleganza! Inchinatevi arrivano le dee

    ottobre 3, 2013 by Francesca

    Parola d’ordine: raffinatezza. Dopo anni di anarchia dello stile in cui andava tutto e il contrario di tutto, sulle passerelle milanesi per la prossima estate gli stilisti impongono l’eleganza come baluardo contro crisi e incertezza. A ognuno di loro abbiamo chiesto quali sono le nuove regole del gusto e quale sia la loro icona chic. La donna che vorrebbero vestire, che incarna al meglio lo spirito di questa “Restaurazione dello stile”. Così da Simonetta Ravizza va in scena una ragazza con la grinta di una bulla, ma dall’aspetto upper class. Il giubbino di jeans ha i bordi in visone e cavallino, il chiodo è in camoscio soft. I capi must have di questa collezione? «Lo spolverino in cachemire blu notte e il mini gilet in zibellino portato a nudo», ci dice la stilista. «Vedrei benissimo vestita così Vittoria Puccini. Adoro il suo look mai sopra le righe».

    Da Max Mara invece sfila una signorina cosmopolita, che adora le tinte uniche, dal beige all’arancio, per meglio abbinarle quando è a zonzo per lavoro. Mantelle over si intervallano ad abiti sciancrati e pantaloni alla caviglia. «Ma c’è anche la giacca abbinata a tunica e pantalone dello stesso tessuto e colore, come fosse un twin set», dice Laura Lusuardi, mente creativa del brand. «E l’abito sottoveste con lo spolverino in cachemire». Chi è chic per lei? «Jennifer Garner, modernissima: ha saputo combinare vita lavorativa e vita privata». Una regola per essere eleganti? «Rispettare il proprio corpo, le proprie abitudini, a seconda del proprio stile di vita e dei luoghi che si frequentano». Frequenta cocktail party la lady anni 50 di Dolce & Gabbana, che sul loro paradigma di donna non hanno dubbi. Era, è e sarà: «Monica Bellucci». Femminile di una femminilità antica, ancestrale, la loro moglie del medico di campagna è una che esalta le sue forme in tubini strizzati a pois e abiti in chiffon a vita alta. Ma sulla loro passerella sono comparse anche giovani debuttanti al loro primo ballo coperte d’oro.

    Anche Ermanno Scervino dice la sua: «Oggi Audrey Hepburn non esiste più. Le “Audrey Hepburn” di ieri vivevano distaccate dalla normalità, oggi sono donne che incontriamo nelle grandi capitali e che seguiamo attraverso giornali e social network. La più chic per me? Mozah Bint Nasser, moglie dell’emiro del Qatar». Moschino non si smentisce e celeMAx MARA bra l’ironia con le sue suore e le sue infermiere, le giacche corte e le catene, le orecchie da coniglio e il cerchietto, il rosso fuoco e il bianco e nero, la collana a brioches e il cappello a orsetto di peluche. Ma anche nell’irriverenza c’è la regola. «Io dico no alle scarpe bianche, alla biancheria intima spaiata, allo smalto rosa shocking», spiega Rossella Jardini, direttore creativo del marchio. «In generale per essere eleganti non bisogna mai travestirsi perché l’importante è sentirsi a proprio agio. La mia donna-feticcio? L’attrice Tilda Swinton».

    Per Gucci invece la scelta cade sulla futura mamma Charlotte Casiraghi, testimonial del marchio ormai da due stagioni. E se la collezione è molto manageriale, riflettori puntati sulla femminilità degli accessori, dalle borse in bamboo scuro, che hanno lunghe frange in grado di dare movimento alle silhouette, alle scarpe alte che più alte non si può. La romantica Laura Biagiotti, che elegge Virna Lisi come «simbolo di personalità e femminilità che ha portato il made in Italy con eleganza in tutto il mondo», ci dà alcuni consigli per essere chic. «Da avere: il nostro abito “bambola”, rivisitato quest’anno in una versione con il bustier ricamato e le balze in tulle, o con la sovrapposizione della maglia al tessuto. E a proposito della maglia, tessuto raffinatissimo e signature della griffe, ora viene interpretata in pesi e lavorazioni inedite. Lo jacquard riproduce maxi fiori nella tuta e nei top dalle maniche alate, per capi che avvolgono la silhouette ridisegnando forme armoniose. Trame effetto pizzo su un’impalpabile ragnatela diventano un tatuaggio sofisticato».

    Iper ricercata anche la donna di Armani, che mescola chiffon e organza in abiti che accarezzano le forme, lasciando soJen nifer lo intuire le curve attraverso trasparenze ad hoc . La fisicità è minuta, alla Cate Blanchett. Mentre Fausto Puglisi veste corpi più voluttuosi, alla Ilary Blasi. E infatti lo stilista ha premuto l’acceleratore sulla sensualità con una collezione ricca di paillettes e cristalli, che decorano gonne dalla linea ad A, long dress dallo spacco vertiginoso e chiodi alla Fonzie appoggiati con grazia sull’ outfit più spericolato.


  9. Il set per l’asilo

    ottobre 2, 2013 by Francesca

    È il momento di iniziare l’asilo? Ecco alcune idee originali per preparare il corredino del piccolo e aiutarlo a vivere con allegria questa nuova esperienza: dal sacchetto a forma di pastello al bavaglino coordinato, dalla borsa che assomiglia a un simpatico scuolabus agli asciugamani con applicazioni colorate. Sacchetto “matita” Prendi una striscia di tessuto rosso (50×67 cm) e cuci sul retro prima una striscia di tessuto avorio (25×67 cm), lasciandola sporgere per circa 12 cm (l’eccedenza servirà per rendere più sostenuto il sacchetto), e poi una di tessuto rosso di circa 20×67 cm piegata a metà. Chiudi la fascia così ottenuta in modo da formare un cilindro, cucendola sempre al rovescio e lasciando una piccola apertura sul bordo superiore. Attacca la base ricavata da un cerchio di tessuto rosso. Poi, fai delle cuciture sul tessuto rosso, dal rovescio, per simulare le facce di una matita a base esagonale. Inserisci un cordino nella fascia rossa tenuta doppia, fermandolo opportunamente con uno stringifilo.

    Rovescia il sacco e, per dargli maggiore consistenza, riempilo con cartone arrotolato. Decorazioni “matita” per il bavaglino Prendi una striscia di tessuto rosso (9×7 cm) e unisci una striscia sottile di tessuto avorio (3×7 cm), cucendola dal rovescio. Piega a metà la striscia e disegna la sagoma di una matita. Cuci lungo il contorno, lasciando un’apertura in prossimità della punta, e rifila i bordi lasciando qualche millimetro di margine. Rovescia la matita, rigira il bordo inferiore verso l’interno e fissalo con dei punti nascosti. Infila l’estremità dei lacci del bavaglino attraverso il foro lasciato aperto e fissalo cucendo. Stringi e fissa il laccio qualche millimetro più in su per creare l’effetto della punta. Questa decorazione può essere applicata anche all’asola di un asciugamano o di una bustina.

    Borsa scuolabus Sulla borsetta di plastica rossa, attacca a qualche centimetro dal fondo una striscia di adesivo bianco spugnoso. Prepara le ruote ritagliando dischi di gomma crepla nera. Per gli altri particolari, come finestrini e sportelli, utilizza tovagliette e rotoli di adesivo di diversi colori e fissali bene con colla per plastica o biadesivo. In alternativa, puoi usare il cartoncino e ricoprirlo, poi, con plastica adesiva trasparente. Disegna occhi e bocca sul viso dei bimbi e rifinisci aggiungendo dettagli di tessuto per realizzare i capelli e gli accessori. Attacca con cura tutti i pezzi con colla per plastica. Decora anche il lato frontale e il retro della borsetta, aggiungendo alcuni bottoni per creare i fanali. Sulla targa, ricavata da un rettangolo di crepla e della plastica bianca, puoi scrivere il nome del bimbo.


  10. Che lusso il profumo su misura

    ottobre 1, 2013 by Francesca

    Se nella moda il lavoro artigianale dei sarti, l’eccellenza e la qualità danno lustro al made in Italy, la profumeria non è da meno. Nell’ultima fragranza maschile di Gucci, Made to Measure, che si ispira all’omonima linea di capi su misura della maison, la ricerca degli ingredienti è stata compiuta con la stessa meticolosità con cui un artigiano realizza un indumento. Pensato da Frida Giannini, direttore creativo del marchio, per l’uomo che pretende sempre il meglio, il profumo è costruito come un abito, dove ogni accordo ha la sua fattura autonoma che poi si fonde in un disegno.

    L’inizio agrumato (bergamotto di calabria, fori d’arancio della Tunisia, lavanda e semi di anice) si schiude in un cuore esclusivo (noce moscata di Sri Lanka, nifea e bacche di ginepro, prugna e cannella), per dare origine a una base virile di cuoio (inconfondibilmente Gucci), ambra, patchouli e labdano. Il facone è in vetro massiccio e il tappo dorato ricorda il famoso morsetto del brand forentino. In continuità con la linea degli abiti su misura, Giannini ha scelto lo stesso testimonial: l’attore James Franco (foto in basso, con la sua nuova barba), immortalato in un primo piano a bordo della Lamborghini 350 GT che si rifette nel panorama circostante, tutto luci e specchi. A metà tra classico (l’attore indossa un tuxedo della linea Made to Measure) e futuro.