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  1. Olii tuttofare

    ottobre 18, 2013 by Francesca

    Mai provati perché temi che ungano la pelle? Dà loro una chance, ti piaceranno così tanto che non potrai più farnea meno. Soprattutto durante la stagione fredda, quando anche le pelli normali diventano più secche e quando vai in palestra o in piscina (gli oli sono eccezionali idratanti che compensano l’azione disseccante del cloro).E le nuove formule “dry” non lasciano traccia, solo tanta morbidezza e alcune anche una piacevole profumazione. Sulla pelle umidao sui capelli asciuttia mo’ di impacco ottieni il massimo.

    1. Con acido ialuronico: KuteOil Repair viso-mani-corpo, Hynecos Research € 11,95.
    2. Durante e dopo la dieta, anche per contrastare la formazione di smagliature: Olio Elasticizzante, Rilastil € 14,90.
    3. Trattamento viso per pelli aride e senza tono con estratti di piante e oli essenziali: Huile Orchidée Bleu, Clarins € 40.
    4. Olio di argan e olio essenziale di rosa bio: Tradition de Hammam Elisir da Massaggio Orientale, Yves Rocher € 16,95.
    5. Tocco asciutto, azione immediata: Guam Talasso Salus Alghe Rosse Olio Secco Corpo Energizzante, Lacote € 23,40.
    6. Con olio di argan e vitamina E, maxi formato: Multifunzione Super Olio Corpo, Viso, Mani, Capelli, Pupa € 16,90.
    7. Formula emolliente e anti aridità all’olio di avocado: Olio Satinante Corpo, Nivea € 5,30.
    8. Non unge, multiazione su più zone: All-Repair Olio Prezioso Viso Mani Corpo Capelli, Labcare Cosmetics € 19,50.
    9. Olio secco di jojoba e mandorla arricchito da vitamina E: Beauty Skin Antismagliature, CT Cosmetics Milano € 21,90.
    10. Per capelli e corpo: Protoplasmina Prestige Oil Nutri Oil, Farmaca International € 26.
    11. Formula rigenerante con sedici oli essenziali e vegetali: Age Perfect Olio Straordinario Viso, L’Oréal Paris € 16,90.
    12. Per un’azione urto strizza liquidi: Body-Slim Drainage Olio Bifasico Drenante AntiCuscinetti, Lierac € 29.


  2. Dai manga all’orsetto Gennarino

    ottobre 17, 2013 by Francesca

    Come vestire il tablet e lo smartphone: fantasie colorate e rivisitazioni ironiche per cover di lusso Questi accessori griffati partono da un prezzo base democratico (30 euro) e sono realizzati in pvc o morbida gomma. Si può cominciare dai negozi specializzati, cioè quelli che vendono telefonini e tablet compresi i relativi accessori. Oppure, se si vuole essere super modaiole anche nella tecnologia, conviene andare a sbirciare nelle collezioni degli stilisti, per trovare quello che fa per noi. La classica. Se ami la moda “classica”, quella dei super stilisti, una bella cover per iPad potrai trovarla nella lussuosa vetrina dell’e-shop (ma anche nelle boutique non virtuali concessionarie del marchio) della maison fiorentina Emilio Pucci.

    Il case per il tablet, in pvc stampato in una delle classiche e fantasmagoriche fantasie “inventate” negli anni Sessanta dal marchese Emilio, costa circa 290 euro. Un prezzo certamente elevato, per cui potresti chiedere il case come regalo da mettere sotto l’albero… Del resto l’estate è vicina e si farà molto presto ad arrivare a Natale. Per chi ama i fumetti. Gabs è una griffe fiorentina che crea da diverse stagioni le ormai famose borse che cambiano forma e dimensioni con un clic. Borse molto colorate, che propongono fantasie di tutti i tipi. Nella collezione Gabs ci sono anche le cover per iPhone: le fantasie più intriganti sono quelle manga, ma se ne trovano anche con fantasie simil etnico, con disegni pop, con stampe acquarellate… «Gabs è voglia di ironia, colore, fantasia, praticità» dicono in azienda. E anche le custodie per lo smartphone seguono questa filosofia. E poi la cover si può abbinare alla borsa, in quanto le fantasie sono complementari. Per chi si sente ironica.

    In questo caso l’indirizzo giusto è quello della maison Moschino, che proprio quest’anno compie trent’anni e sta rieditando alcuni accessori con i simboli iconici pensati dal compianto Franco Moschino che faceva della moda un gioco ironico capace però di far riflettere sulle cose belle e brutte del mondo. Fra gli accessori, c’è una sezione “technology” dove la mucca pezzata, l’oca (bianca o nera), e l’orsetto Gennarino (tutti in gomma) diventano gli “abiti” per l’iPhone. Da 35 a 48 euro i prezzi (che salgono a 78 nel caso si scelga la cover per il tablet), che scendono a 30 e 38 nel caso, invece, si scelga una cover con la scritta ironica “touch me!” o “call me!”. Oppure con il simbolo “fate l’amore non la guerra”. E non dimenticate: per l’iPhone ci sono anche le cover a forma di abito con il fiocco e a forma di trench british style.


  3. Tutta in tartan mi voglio vestire

    ottobre 16, 2013 by Francesca

    E’ un look facile-facile per le giovanissime, eccentrico-sofisticato per le signore che hanno superato gli anta. Comunque sia, lo stile tartan resta da sempre un must per tutti, uomini compresi. Ecco dunque che per l’autunno (che è alle porte) indossare una camicia o un pantalone scozzese sarà la cosa più naturale del mondo. All’inizio, erano gli Anni Settanta, il tipico tessuto della Scozia era sinonimo di sobrietà, classicità e “noiosità”. I famosi kilt a pieghe andavano a ruba, soprattutto se indossati con calze di lana pesante, proprio come Sua Maestà Elisabetta.

    Poi vennero gli anni Ottanta e il tartan si trasformò in tessuto di culto per le fashioniste: nessuno andava in giro senza un foulard, una sciarpa, una calza e ovviamente una giacca che non fossero a quadri rosso-nero. Prezzi democratici Strana storia quella dello scozzese, amato e sopportato dalle grandi griffe (che oggi lo hanno riproposto anche alle ultime sfilate, vedi Moschino e Blumarine) ma copiatissimo dalle grandi catene di distribuzione come Zara, H&M, Cos. I prezzi sono davvero democratici perchè il prodotto è giovane, adatto alle ragazze che non spendono troppo e hanno voglia di sentirsi alla moda. Scarpe, borse, cinture, colli, calze, felpe… la scelta è vasta e per tutti i portafogli. I tessuti e i materiali variano: dal tartan classico, declinato anche in verde-blu, al jersey al patchwork, al taffetà. Un look trasversale, per chi vuole osare.


  4. Il cronografo tech di cui si innamorano anche le non esperte

    ottobre 15, 2013 by Francesca

    L’orologeria al femminile è sostanzialmente divisa in tre segmenti: le griffe (a loro volta suddivise fra quante producono accessori stagionali e quante, invece, orologi destinati a durare), gli orologi/gioiello e i pochi, costosissimi orologi tecnici proposti da grandi nomi tradizionali. Poi ci sono le sacrosante eccezioni, per chi non è fashion addicted o ha grandi somme da spendere.

    Tissot, ad esempio, offre un orologio elettronico di grande interesse: il T-race Touch, declinato in alcune versioni di serena eleganza. Un orologio per tutte le stagioni perché si sono evitate caratterizzazioni sportive spinte; in caso di necessità, però, il T-race Touch si trasforma in uno strumento tecnologico avanzato in grado di offrire diverse opzioni di cronografo, di indicare le maree (il T-race Touch è a proprio agio anche in acqua, visto che è impermeabile a 10 atmosfere), e per giunta provvisto di bussola, conto alla rovescia e sveglia. La buona notizia è che non bisogna portarsi dietro il libretto d’istruzioni per farlo funzionare: basta premere la corona, che impedisce azionamenti involontari, e toccare il vetro in corrispondenza della funzione che s’intende attivare.

    Tutto qui. È importante notare che il vetro tattile del Tissot è ben diverso dagli assetati (di batterie) touch screen tipici dei cellulari: la batteria, qui, dura almeno un paio d’anni e comunque ha la cortesia di avvertirvi quando si avvia ad ad esaurimento. Prezzo: 340 euro.


  5. STOFFE DA UOMO MA FEMMINILI TRA IRONIA E PRATICITÀ

    ottobre 14, 2013 by Francesca

    «La passione per le stoffe da uomo è nata dal mio amore per le foto degli anni Quaranta – dice lo stilista Stefano Gabbana – trovo che un tailleur con tessuti maschili faccia un bel contrasto e sia molto femminile». Per Domenico Dolce, invece, il tweed si colora di una nota affettiva. È un po’ come la madeleine di Proust, innesca una catena di ricordi: «Mia madre indossava spesso gonne, giacche e cappotti di tweed spinati o in alpaca grigia, nera o blu. Se li faceva tagliare e cucire da un sarto per uomo che conferiva ai capi un carattere speciale, più duro».

    Nella collezione per la stagione fredda di Dolce e Gabbana, gli abiti mosaico che richiamano lo sfarzo e la magnificenza dorata del periodo bizantino si alternano alle linee più sobrie ed essenziali del tweed: «Non siamo stilisti da vie di mezzo. Il rischioa volteè quello di prendersi troppo sul serio, a noi invece piace l’ironia, il gioco, prenderci in giro. Gli opposti sono un elemento di disturbo, creano curiosità».
    «Il tweed non è una camicia di chiffon, funziona sempre e si presta a mille utilizzi. Da giorno è pratico per l’ufficio o per prendere i figli a scuola.

    Oggi, rispetto agli anni Quaranta, le proporzioni sono diverse», spiega Stefano Gabbana, «mia madre l’altro giorno siè comprata una gonna svasata in tweed. “Mi ha ricordato quando avevo vent’anni”, mi ha confessato ridendo. Peccato che lei di anni ne abbia 82! Quando lo lavoriamo basta anche un dettaglio e cambia tutto: un orlo più lungo di qualche centimetro, una spalla che cade in modo diverso, un bottone particolare o tessuti che sembrano pesanti ma poi se li tocchi risultano impalpabili. A noi i tessuti maschili ci piacciono pettinati, da sartoria, o cardati, più pesanti e sportivi». In sfilata erano abbinati con accessori esagerati e colorati, «ma non c’è un modo giusto per portarli, la moda va adattata al proprio gusto e modo di vivere».


  6. UN OROLOGIO PUÒ ANCHE FARTI VOLARE

    ottobre 11, 2013 by Francesca

    C’è chi dice che la vita è un viaggio e che viaggiare è come vivere due volte. Che si tratti di farlo prendendo diversi mezzi e attraverso lunghi spostamenti o semplicemente con la mente, esistono dei segnatempo pensati proprio per spiriti che non amano stare fermi.

    Tra questi, l’Aviator BR 03-51 GMT di Bell&Ross. Un orologio che – come dice il suo stesso nome – si pone l’obiettivo di far “volare” chi lo indossa: cassa in acciaio con finitura PVD nera quadrata da 42 mm, ispirata alle strumentazioni aeronautiche di bordo. Un modello animato da un movimento meccanico a carica automatica che propone anche la visualizzazione di un secondo fuso orario tramite contatore posto ad ore 6.
    Ha l’indicazione sul quadrante di 24 diversi fusi orari, invece, il modello con il quale Tissot celebra il suo 160° anniversario: l’Heritage Navigator, riedizione del segnatempo creato nel 1953 in occasione del centenario della casa di Le Locle.

    Proposto in edizione numerata, ha una cassa in acciaio garantita impermeabile fino a 30 metri. Al suo interno si muove un movimento automatico Swiss made che offre anche la funzione di cronometro.
    Pensato per tutti coloro che, in città come nel deserto, considerano la vita un’avventura quotidiana, il Terrascope di JeanRichard, orologio amato da sportivi come Filippo Magnini o da artisti come James Blunt. La sua cassa “coussin” in acciaio lucido con finitura lucida e satinata verticale misura 44mm ed è impermeabile fino a 100 metri. Il movimento a carica automatica garantisce 42 ore di riserva di marcia e offre le funzioni di ore, minuti, secondi e data.


  7. TWEED & CO I TESSUTI (MASCHILI) AMATI DALLE DONNE

    ottobre 9, 2013 by Francesca

    Ah, quel cappotto di tweed, sciupato, di un indefinito marrone, eppure chic e forse simbolo di una femminilità tutta ancora segreta, pudica ma affettuosa…”. È così che Ginevra, matura zitella disoccupata degli anni Trenta, cammina in una Londra piovosa, non sapendo di stare per diventare la spumeggiante protagonista di “Un giorno di gloria per Miss Pettigrew”, delizioso romanzo di Winifred Watson appena ripubblicato da Neri Pozza.

    Ginevra ce la fa alla grande, si trova catapultata nella vita mondana, stringe amicizie divertenti, fa impazzire d’amore un milionario perbene. Merito del suo cappotto di tweed (oltre che di una carnagione incantevole)? Forse. Fatto sta che la moda per quest’autunno-inverno si appropria dei tessuti maschili che sanno rendere interessanti le donne, le fanno più forti, più complesse, più meritevoli di amore e rispetto. A cominciare da Prada, di cui è impossibile non ammirare il doppio binario dei suoi tailleur grigi, da un lato la dolce ruvidezza del Felted Tweed, un materiale “biologico” e innovativo al tempo stesso, dall’altro le polsiere a bocciolo e le cinturine d’oro. E poi tutta una schiera di cultori delle stoffe nate nell’Ottocento tra Scozia, Inghilterra e Irlanda, divenute simbolo dell’immarcescibile eleganza londinese dei sarti di Savile Row, e poi tutto un glossario storico da imparare a memoria e da (finalmente) liberare dalla sua virilità esclusiva, vedi l’Houndstooth o pied-de-poule, il Checked o quadrettato, l’Overchacked o finestrato, l’Harris Tweed (lo spigato… gaelico), il Donegal, coi suoi scoppi di colore…

    Ne sono esempi i cappottini a scatola, quadrettati e imbottiti, che Louis Vuitton fa indossare su sottovesti non del tutto british, il tweed bouclé che Chanel rende punk e accompagna a minigonne e stivali grondanti catene, gli abiti affusolati e sbracciati di Dolce & Gabbana, i soprabiti a clessidra, pinzati ai fianchi di N°21, i rigati grigi e beige, un po’ da giacca da camera, usati da Missoni, i revers ingannevolmente maschili che scolpiscono le scollature sensuali di Ermanno Scervino, la patina lussuosa con cui Gucci lucida i suoi pied-de-poule ultraglam.

    Insomma, non solo il tweed è un materiale molto serio (regolato addirittura da un Parliament Act del 1993), ma è anche un potentissimo e duttile strumento del desiderio: se graziea Prada emana atmosfere noir, tra Hitchcock e le eroine complicate dei romanzi di Daphne Du Maurier, tra le mani di Saint Laurent diventa neogrunge e globale, mentre tra quelle di Armani ricorda in qualcosa delle mises di Lee Miller, la coraggiosissima fotografa. Sì, attenzione, qui non si tratta solo del ritorno al repertorio dello stile classico, sicuro, sportivo, nostalgico delle buone maniere e un po’ androgino, perfetto per i momenti di crisi: siamo in un pieno neoromanticismo, perdute nel mistero della nostra modernità.


  8. Borse, sandali, gioielli: la rivincita dell’accessorio

    ottobre 8, 2013 by Francesca

    Parigi Chanel diceva che gli accessori sono la punteggiatura dell’abito e in questi giorni a Parigi non si parla d’altro. Ieri sera alla Galleria Gagosian è stato presentato il libro di Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli: Valentino: Objects of Couture (Rizzoli, 208 pagg, 100 euro l’edizione deluxe, 60 euro l’altra) a cura di Francesco Bonami. Invece Louis Vuitton oltre a presentare la nuova linea di gioielli in una villa nel Bois de Boulogne, ha lanciato nei grandi magazzini Le Bon Marchè una collezione di borse disegnate da Sofia Coppola.

    Del resto la regista ha appena girato The bling ring , un film sull’insana passione dei giovani per gli oggetti firmati che sanno di celebrità. Non a caso Longchamp, storico marchio francese ha fatto una capsule collection con Kate Moss facendo poi disegnare da Jeremy Scotte una variante iper colorata della borsa Pliage, best seller del brand con 26 milioni di esemplari venduti dal 1993 ai giorni nostri. Divine le scarpe ispirate al mare di Charlotte Olympia con ostriche e perle al posto del tacco e finti rami di corallo abbarbicati al collo del piede.

    Maxi paillettes effetto «squame di pesce» di Charlotte Olympi. Nobuyoshi Araki tratto dal libro «Valentino: Objects of Couture»


  9. ADDIO AI FALÒ FEMMINISTI È LA RIVINCITA DEL REGGISENO

    ottobre 7, 2013 by Francesca

    Pochi oggetti, nel ricco armamentario della vestizione e seduzione femminile, sono in grado di scatenare discussioni e desideri, riflessioni e invenzioni, polemiche e divertissement, arrapamenti e smosciature come il reggiseno. Brassiere alla francese; reggipetto secondo un idioma un po’ desueto: evoluzione di quelle guepiere e bustini, vere trappole per il corpo, contro i quali hanno combattuto couturier di ogni ordine e grado votati all’emancipazione del gentil sesso, da Paul Poiret a Coco Chanel a Madelaine Vionnet. Volenti o nolenti, con il reggiseno si devono fare i conti, da sempre e, forse, per sempre. Quello delle nonne era una vera corazza: uno scudo, una coperta di linus, qualcosa di irrinunciabile. Le femministe, ritenendolo espressione di una cultura oppressiva che relegava le donne al ruolo marginale, ma a ben guardare cardinale, di mogli e madri, se ne liberarono senza troppo pensare, incenerendolo in un falò inesorabile.

    Impresa velleitaria, perchè il reggiseno è tornato, intatto e potente, poco dopo. Anche una virago con gli attributi come Madonna ne ha riconosciuto dirompente potere di fascinazione: i suoi reggiseni conici, opera dell’amico ed eterno enfant terrible Jean-Paul Gaultier, sono entrati a buon diritto nell’immaginario collettivo, espressione solo in parte caricaturale di una femminilità assoluta e imperativa. Sull’immagine da pin-up strizzata in un wonderbra, Eva Hertzigova ha costruito, a suo tempo, la propria fortuna di modella. Adesso, il reggiseno è protagonista delle collezioni di moda: ben in vista, a volte addirittura indossato all’esterno, come un feticcio da esibire, con buona pace di quante ancora combattono contro le bretelline che occhieggiano dalla scollatura e soccombono agli orrori delle spalline di silicone.

    È Miuccia Prada che gioca di decostruzione, e del reggiseno fa puro decoro: lo usa a profusione, con una violenza irridente che è meglio dei falò femministi. Frida Giannini da Gucci e Peter Dundas da Pucci, invece, puntano sul reggiseno agonistico: quello tecnico da sport, comunque e sempre in bella vista. Chi vuol essere alla moda dovrà adattarsi ed investire in un buon esemplare: magari di pitone, come quelli di Ferragamo, perché non si lascia più nulla all’immaginazione.


  10. Il classico blazer amico fidato dei primi freddi

    ottobre 4, 2013 by Francesca

    È ancora troppo presto per piumini o giacche pesanti e ancor di più per cappotti più o meno lunghi. Siamo nella stagione di mezzo e quindi nel mezzo deve stare la copertura. Si potrebbe optare per una giacca di jeans, sbarazzina e casual. Con un vantaggio: indossarla di mattino la rende informale, mentre la sera si può trasformare anche in un capo piuttosto importante. Perché abbinata al nero è veramente chic, soprattutto se ha decorazioni particolari. In ogni armadio che si rispetti c’è un blazer amico fidato dei primi freddi. È capace di dare quel giusto tocco glam e raffinato ad ogni outfit. Può essere nero, semplice, dalla linea pulita, blu navy, grigio o in vellutino. Immancabile in questa carrellata di capi spalla ecco il trench, in tutte le sue versioni. Un’alter nativa al modello monocolore è quello bicolore, meno scontato e molto, molto glamour.

    In boutique anche completamente innovato, con stampe sweet come i cuori di Burberry Prorsum, ruches femminili come nel modello di Miu Miu, colori accesi come nel trench di See by Chloé o nel più trendy verde-blu di Christopher Kane. In questi ultimi mesi si è ancorato anche il look camouflage. Quindi i colori di riferimento sono il grigio, verde muschio e kaki. Ecco perché è sempre «in» una giacca dai colori militari, anche questa bicolore e in due tessuti diversi, tra cui l’ecopelle. «In genere comunque è sempre meglio tenersi sulle lunghezze medie, prediligere materiali come il cotone (anche cerato per essere antipioggia), evitare decori toppo evidenti e concentrarsi sulle forme più geometriche e meno aderenti al corpo. Così staranno bene su tutto, e non ingolferanno la figura se si dovesse decidere di indossarli con qualcosa di più pesante», consiglia la titolare di una storica boutique barese tra una presentazione e l’altra dei modelli.