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Regala una mansarda per un omicidio

25/02/2011 by Francesca

IL PRIMO e decisivo passo nella soluzione del delitto è stata la confessione di un pentito, che ha raccontato per filo e per segno cosa accadde prima e cosa è accaduto dopo la morte di Cozzolino. L’asse Prato-Ercolano è un inaspettatomondo criminale a sé: per gli inquirenti gli Ascione qui e i Birra in Campania si spartivano il monopolio o comunque il rpedominio nel settore «anche con metodi violenti» e Cozzolino aveva avuto la sfacciataggine di fare di testa sua e guadagnare pure — si diceva — tre o quattro miliardi di lire. Una fortuna costruita su un metodo non certo limpido: è lo stesso pentito a raccontare agli inquirenti che Cozzolino aveva costretto tutti i commercianti ad acquistare il materiale da lui anche attraverso minacce ed estorsioni. Una carriera fiorente che aveva portato Cozzolino a diventare il referente in Toscana del clan di Ercolano, che tuttavia avrebbe raccolto poche soddisfazioni. Insomma, quasi un cane sciolto che andava eliminato.

PRIMA dell’omicidio ci furono alcune riunioni preparatorie in casa di una donna a Ercolano: fu deciso che si doveva usare un’arma automatica (la potente Makarov calibro 7,62 poi abbandonata nell’auto dove Cozzolino fu ucciso e il suo cognato Giuseppe Calcagno ferito a un braccio) ma anche una pistola a tamburo, tante vole la prima si fosse inceppata. Furono rubate tre auto: la prima (una Fiat Uno) in centro a Prato e una seconda nel parcheggio dei Gigli, ma nessuna delle due andava bene e così furono abbandonate una a Oste e l’altra a Montale. La terza, la Uno effettivamente usata per andare fuori dal circolo del Montemurlo Calcio la sera del 4 maggio 1999 per uccidere Cozzolino, era stata rubata all’Ipercoop di Montecatini e poi abbandonata poco lontano.

Un testimone, poco dopo aver udito gli spari, vide l’auto dietro a una siepe e proprio a una siepe è legato l’unico particolare quasi divertente in quella che è la cronaca di uno squallore senza pari. Durante un sopralluogo per studiare nei dettagli dove e quando sparare a Cozzolino, il killer designato (ma poi non sarà lui a sparare) è in auto con un complice che gli indica una siepe come punto di riferimento. Il sicario dice di averla vista, ma guardando da un’altra parte. Dopo qualche minuto, candidamente ammette: «Ma la siepe cos’è?». Per quell’omicidio, il killer ottenne un regalo: una mansarda in piena Chinatown ottenuta da un fallimento. Pagata 30 milioni.


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