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Righe,quadri efiori: l’arte dell’apparire

10/12/2014 by Francesca

Un modello a quadri di Céline; il tema «opltical» non tramonta mai|Le righe dello stilista Gian … «Ma chi indossa questa roba»? Nei perenni corsi e ricorsi di moda e mode la domanda si riaffaccia prepotente. E se una ventina d’anni fa, da contraltare alla parola d’ordine «sobrietà» che dominava nelle sfilate dei grandi stilisti, si facevano rivivere gli anni settanta (ma guarda) mentre era in ribasso il grunge («…quello stile che ti fa entrare in una boutique e uscire col portafoglio vuoto, agghindato da straccione») e si univano righe e fiori a scozzese, ecco ora il tutto rilanciato: accentuato, in un miscuglio in netto contrasto con la superba eleganza e attualità dei pantaloni ampi di velluto nero con giacchino doppio petto e piccola cintura o con la blusa morbida, ampia, grigio perla accompagnata da pantaloni neri alla caviglia di Armani. Oppure del classico tailleur nero con giacca a bottoni oro di Versace così come del completo pantaloni – pure questo nero- con originale giacca ad arabeschi dorati di Genny per donne che vogliono «vestire».

Per chi, invece, vuole apparire nella hit parade dello stravagante ed eccessivo – con la morte non indolore di ciò che un tempo era definito eleganza e buon gusto, netta antitesi di quelle che ancor oggi sono ritenute «icone» di stile quali Jacqueline Kennedy, Audrey Hepburn, Grace Kelly, Consuelo Crespi – torna il grunge (non sembra siano trascorsi venti anni!) fra miniabiti finti straccioni, bomber e tronchetti. E poi ecco le righe: quelle righe che dal tempo degli egizi (col pano e il kalatis femminile), dei greci (col kitone e il raffinatissimo peplo) e poi via via su calze e pantaloni, gonne e copricapo, se non a fili d’oro su damaschi a fondo scuro (ma anche per l’abbigliamento di mongolfiere, tendoni e sedie a sdraio…) si rincorrono, inseguono, siglano l’abbigliamento. Righe sottili, a materasso, zebrate, alla marinara, gessate, regimental, bajadera (tanto in auge negli anni ’30!), optical, «spaziali» ora vogliono imporsi non su abiti per lo più estivi, ma in «veste invernale» su maglioni, abiti, giacconi, cappotti, cappe, mantelli e plaid a mantella (che sembrano presi da pellerossa, rancheros, campesinos) nei quali ecco le signore righe unite a quadri, fiori o pois d’ogni dimensione in quel filone-moda che si vuol definire etno-chic.

Dimenticando che i «pezzi» autentici sono splendidi, le pseudo imitazioni un guazzabuglio. Come d’ogni dimensione e tipo sono i fiori che vorrebbero portare nell’abbigliamento un tono di allegra freschezza mentre in molti casi sono su copri-corpo informi,, tristanzuoli se non deprimenti. Esempio: tronchetti,gonne fiorate alla caviglia, blusa di maglia a rigone orizzontali e pois, pseudo poncho a quadri e scozzese multicolori: e molto coraggio ad indossarli, uno sull’altro. Sono rock, dice qualcuno; sono crack, dicono altri. Ma ecco pure i quadri che, netti o sfumati, dai più microscopici piede-de-poule ai damier per arrivare ai motivi scozzesi, lasciato l’ aspetto piacevole vogliono imporsi nei modi più stravaganti, pure loro accostandosi, unendosi, fondendosi con mille altri motivi e in mille colori. Quei colori che dominano negli abiti-quadro, amando riprendere geometrie, grafismi, motivi ispirati a quadri di Frida Kahlo, Sonia Delaunay, Mondrian, Balla: anche mescolati fra loro. Intanto vi è chi, sospirando -per risollevare lo spirito, riposare la vista- corre ad aprire il guardaroba togliendovi e indossando l’amato intramontabile e sicuro tubino nero, o l’altrettanto sicuro tailleur pantaloni, che banali non sono se rinnovati di volta in volta con interessanti accessori. Definiti «di sottile fascino» in quel tutto-nero amata da Chanel addirittura esaltato in una mostra al Metropolitan Museum di New York. Che sollievo!


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