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Scacchi, fantasie, pois indecifrabili Le camicie stile Kerouac

23/01/2015 by Francesca

Firenze «Io sarò quello seduto al bancone del ristorante, con addosso una camicia a quadretti rossi e neri». Così Jack Kerouac descrisse se stesso al telefono con Joyce Johnson, invitandola a un appuntamento al buio, e così nacque una delle coppie più belle della Beat Generation. Kerouac, che prima di essere fiaccato dall’alcol, dal peso del suo talento e da una madre terribile, era bello come un modello – la sua foto del reclutamento per la leva sembra uno scatto in bianco e nero di Bruce Weber, e un’altra sua immagine in camicia bianca e pantaloni kaki è stata usata da Gap per una celebre campagna negli anni Novanta – è uno degli uomini-simbolo di un modo di interpretare il casual che ieri, primo giorno di Pitti, era un po’ dappertutto. Camicie a quadretti, a piccoli scacchi, perfino a piccolissimi pois quasi indecifrabili a occhio nudo, il casual maschile che abbraccia il colore in una serie di versioni rivedute e corrette di camicie che vanno al di là del classico.

I fratelli Finamore, per esempio, premiata camiceria napoletana, convinti sostenitori del «made in Napoli» di tradizione familiare dal 1925 e del fatto a mano, alle classicissime camicie a tinta unita bianche o azzurrine da manager e avvocato hanno affiancato negli ultimi anni una linea più casual «come ci chiede il mercato», e a questo Pitti eccoli con una camicia in cotone misto cashmere (85/15) tinta con l’indaco naturale attraverso una particolare procedura di fissaggio. Sembra una camicia di denim particolarmente bella, ma basta toccarla per sentire la consistenza e la morbidezza del cashmere.

Il toscanissimo marchio President’s ha portato le camicie in cotone egiziano e la flanella giapponese in cotone organico e chambray che sono versioni di lusso del tradizionale workwear. Per Altea, con una collezione attentissima al filato, lavorato in modi diversi, camicie tinte in capo e con stampe a effetti tridimensionali. E ancora da Napoli, Salvatore Piccolo con i suoi piccoli motivi floreali, i classicissimi check inglesi in sintonia con quell’ultrasecolare collegamento di gusto e di stile tra Napoli e Londra; piccoli intricati pied-de-poule da Borriello, o le classiche righine, ma sempre all’insegna della cura maniacale dei particolari.

Gli inglesi di Thomas Pink, arrivati dalla londinese Jermyn Street, hanno portato colori brillanti e aggressivi, quadretti e righe in colori primari a contrasto sul bianco senza nessuna timidezza, mentre gli svedesi di Eton – uno dei riferimenti della camiceria multicolor, con un catalogo amplissimo – hanno presentato idee simpaticamente bizzarre come la stampa a piccolissimi motivi leopardo invernale sulla flanella morbidissima, i motivi di foglie e fiori dei boschi svedesi, una flanella Chelsea a scacconi da boscaiolo che avrebbe entusiasmato Kerouac, e poi le stampe.


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