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SE NON COLLABORI, PERDI

06/07/2012 by Francesca

Regalare ai bambini un videogioco di cappa e spada, gotico e all’apparenza «truculento», potrebbe sembrare una mossa un po’ azzardata. Così, prima di incappare nelle ire di tanti genitori, è bene spiegare il perché di questa scelta. Diablo III , la cui programmazione è durata più di un quinquennio, è un gran bel videogioco sull’eterna lotta tra il bene e il male. Un lungo cammino sullo sfondo di un’ambientazione fantastica, tra boschi, lande desolate, castelli, caverne e sotterranei, da compiere facendosi largo tra orde di orchetti, giganti, vampiri e stregoni.

Il giocatore può scegliere di vestire i panni di personaggi come l’immancabile mago dal lungo cappello a punta, il nerboruto barbaro guerriero, l’arciere, il monaco e tanti altri consolidati protagonisti della letteratura fantasy. Ma ciò che maggiormente distingue Diablo III da altri videogiochi d’azione è che deve essere giocato in rete per poterne fruire al meglio. Il suo ingrediente segreto è la necessaria collaborazione tra i giocatori: mettersi al servizio l’uno dell’altro, proteggere la propria squadra senza alcuna prevaricazione e pure il divieto di essere avidi, raccogliendo tesori e monete da dividere in parti uguali. La pena è quella di essere sconfitti. Infine, la «violenza» raffigurata nel gioco, non differente da quella del celebre Signore degli Anelli cinematografico, è comunque più tollerabile delle immagini mostrate in un rispettabilissimo telegiornale.


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