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Stasera mi vesto da favola

03/03/2014 by Francesca

Arte e fiaba. La moda donna al penultimo giorno di sfilate milanesi trae ispirazione dalla pittura e dalla fantasia. Ferragamo sceglie l’arte astratta del pittore scozzese Callum Innes, 51 anni, per dipingere la sua materica donna invernale. Nel bianco della sala gli abiti disegnati da Massimiliano Giornetti si condensano in colate di colore marrone, che si appoggiano, si fondono e trasformano l’alpaca, il mohair, diventando vera esperienza sensoriale. Cappe architettoniche, blouson con colli alti che nascondono persino la bocca, soprabiti smanicati, gonne al ginocchio, abiti pieghettati in modo irregolare e poi tinti con effetto di striature scomposte, dettagli che paiono non finiti. Ogni pezzo sembra unico, come un quadro. Scarpe spatolate, stivali con tacco alto e grosso. La nuova linea di borse è Fiamma (dal nome della maggiore dei figli di Salvatore, scomparsa nel 1998 e sua collaboratrice) in tre misure e forme diverse dedicata da Giornetti a tutte le donne della famiglia della maison.

CAPPUCCETTO ROSSO Dall’arte alla fiaba. C’era una volta Narnia in Sicilia. Dolce e Gabbana raccontano che là, fra le montagne, vivono le fate, fanciulle eteree. La collezione invernale del duo attinge al mondo della favola. Contaminata, però: un po’ fantasy, un po’ Signore degli anelli, Cappuccetto Rosso e Robin Hood trattati in modo surreale, con la regia magari di Tim Burton. Tutto è leggero come la trama di sogno. «Dopo aver studiato la cultura normanna per la sfilata maschile, abbiamo indagato leggende e favole medioevali siciliane, cercando di incarnarne l’atmosfera magica», spiega Stefano Gabbana. Le modelle escono a ondate come sogni che si materializzano. Gli abiti hanno basi semplici e sopra ricami sontuosi oppure, cuciti, uccellini, civette, funghi, volpi, come si faceva una volta a scuola nell’ora di applicazioni tecniche. Tante tuniche con la calzamaglia, come quelle degli elfi, scarpe e stivali dal tacco basso da castellana che diventano quasi armature grazie ai ricami sontuosi, cappucci di pelliccia colorati, passamontagna che paiono elmi e guanti carichi di cristalli che sembrano poter reggere spade fatate. Onnipresente anche il motivo della chiave: ricamata, stampata sugli abiti di chiffon: «La chiave è magia, apre il giardino segreto», aggiunge Gabbana. Naturalmente non mancano i capi che definiscono la griffe: i tailleur di pizzo, l’abito bustier di chiffon drappeggiato. Nel gran finale le modelle sciamano nel fulgore degli ornamenti e dei ricami, quasi lucciole, ma forse anche un po’ guerriere: «Vogliamo sognare e far sognare», chiude il duo. Ci sono riusciti.

VELVET UNDERGROUND Dalla fiaba all’attitudine anni ’80 di John Richmond, della disco fever di New York, con lo Studio 54 e Madonna. «Erano anni creativi e stimolanti», spiega lo stilista britannico. Ecco una collezione che mixa il rock ai teschi, la cantante Nico dei Velvet Underground (che occhieggia su completini fluo arancioni) alternata ad abiti da sera con teschi ricamati e stampati. Da Roccobarocco sempre e ancora arte: un appello a salvare Pompei che si traduce in una sfilata: «La moda è arte e Pompei deve diventare viva, essere salvaguardata». La suggestione pompeiana traspone i mosaici dei pavimenti in quadretti per gli abitini, i fregi delle ville in decori su maglie e pantaloni, le drappeggiature a peplo sugli abiti da sera.


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