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TUTTI SOTTO COPERTA MA CHE SIA DI LANA

08/01/2015 by Francesca

Come madre natura, la tecnologia sta lavorando per manipolare e trasformare il Dna della lana». Ad annunciarlo è Carlo Rivetti, mente del brand di ricerca Stone Island e non a caso bielleselaniero Doc. Nel frattempo la maglia è uno degli ingredienti principali del guardaroba maschile: un tessuto alternativo. Dunque, non parliamo di maglioni. Ormai, tricottati sono giacche, gilet e pantaloni. Persino, piumini e cappotti. Tanto che il cosiddetto «Knitwear» è uno dei pochi settori in crescita dell’abbigliamento: +1,8% (dato Smi). Armani fu tra i primi a estendere l’uso della maglia ai capi spalla: nel 2006 mise a punto la «Beckham Jacket», dedicata al calciatore David, e destrutturata come un pullover. Da allora è stato tutto uno sferruzzare al maschile. E mai come adesso, in questi giorni di vacanza, in montagna come in città, viene voglia di coccolarsi con pratici e confortevoli capi in maglia che seguano i movimenti del corpo. Il plaid addosso Angela Missoni firma abiti interi in microfantasie di lane smacchinate. Non è tutto. Per i momenti di relax casalinghi, come queste giornate di vacanza, lancia un iperplaid patchwork con un foromanica per poterlo avvolgere meglio intorno al corpo. Modello «sotto coperta»: in senso lato e reale, emblematico dell’uomo di oggi in difesa che si chiude a bozzolo.

S’intende, sempre fra le pareti di casa, per non sembrare un esule. Per uscire, chi vuole sentirsi protetto, può cavalcare la moda del collo alto, alla quale ha prestato il volto Stefano Accorsi per la campagna di Falconeri. La maglia del presidente Al successo dei capi spalla di maglia ha certamente contribuito l’esigenza di trovare alternative visivamente più calde rispetto al piumino con una mano tecnica e un po’ fredda. Lo sa bene Brunello Cucinelli, che ha nascosto gli imbottiti nelle fodere di preziosi mini-montgomery di cachemire a coste inglesi. E se sotto i blouson di Stone Island – detti del «presidente» perché sono la seconda pelle di Carlo Rivetti, deus ex machina di Stone Island – si aprono rivestimenti di montone e fodere attrezzate e staccabili, sopra l’abito grigio a tre pezzi di Zegna il soprabito è sostituito da un grande cardigan con la cintura come un cappotto. Arriva lo yak Tanto gusto per la maglia nasce da un misto di funzionalità ed emozioni. Da un lato il tricot è comodo ed elastico, aderisce al corpo con morbidezza e si arrotola, si stipa in valigia e non si stropiccia. «E’ un po’ come una tuta», sintetizza Angela Missoni. La soluzione più elegante per l’uomo che non vuole vestirsi in felpa come i figli. Sul fronte emozionale, invece, l’effetto «coperta», avvolgente e calda, gratifica il bisogno di «cocooning»: «Voglia di calore e… naturale sottolinea Rivetti.

Tanto che, alla ricerca di nuovi filati della Madre Terra, si sta scoprendo l’uso dello yak». La «cotta» per il walk Mentre avanza la sperimentazione, dal passato torna la lana cotta detta «walk». I giacconi a scacchi di Woolrich (since 1830) sembrano tagliati nei plaid tv, lanciati dal brand negli Anni 50. (E ci risiamo con le coperte). Alla lente d’ingrandimento, però, svelano la trama di un golf in shetland infeltrito. Per l’appunto di lana cotta: fibra sperimentata già dagli egizi, che battevano il manto della pecora con acqua, urina o sodio. In seguito le tecniche si sarebbero perfezionate e soprattutto igienizzate sino alle lavorazioni dei contadini tirolesi, ai quali è attribuito l’invenzione di questo materiale. «Il resto – prosegue Rivetti – è sperimentazione, giunta all’uso del micro-tricot, esteso anche gli sport più agonistici». Fanno testo le nuove Nike Flyknit, letteralmente «maglia volante», senza cuciture. Altro che il fuso, l’arcolaio e le matasse della nonna. «Stiamo lavorando sull’anima, o Dna, dei fili di lana», svela l’industriale .

«Obiettivo: elevare le prestazioni del filato in termini di impermeabilità e traspirabilità, mantenendone invariato l’aspetto naturale che piace tanto in tempi di virtualità». Una vera operazione di transgenesi. Del resto il primo caso di clonazione non è stato quello di una pecora, in arte-biologica, Dolly? I gioielli Collier, orecchini, bracciali e spille completano il look Prada con un’allure vintage. La nuova collezione di gioielli per la primavera 2015, infatti, interpreta in chiave contemporanea le forme e l’eleganza dell’alta gioielleria. Si tratta di sottili strutture, realizzate con un processo di microfusione, sul quale incastonare cristalli e zirconi che ricalcano fedelmente i colori delle pietre preziose: zaffiri, rubini e smeraldi (già in boutique)


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