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Zaini con la lampo e abiti-muta La moda gioca con lo sport

16/09/2013 by Francesca

Corrono gli americani corrono, tutto l’anno. E (d’estate) surfano e nuotano e fanno «scuba». Parchi freschi e spiagge calde. Popolo di sportivi e sognatori da più di cinquant’anni. È nel loro Dna, oramai. La moda di conseguenza. Oggi pure senza complessi sui parenti alla lontana che ancora vivono in Europa e che sono culturalmente chic ed eleganti. Al terzo giorno della settimana di sfilate newyorchesi (primavera-estate 2014) non ci sono dubbi (ma poi chi ne aveva?) che così sarà: polo e felpe, t-shirt e gonnelle, zip e body, bermuda e sabot. Tommy Hilfiger per cominciare. Fra i primi a togliersi il complesso di cui sopra e a dare libero sfogo a una creatività che non si vergogna più di essere figlia delle onde. «Gli anni d’oro della California e dell’ottimismo», dice. E «Surfin’ U.S.A.» cantano i Beach Boys. Collezione di conseguenza giovane fatta di mini abiti-polo di pelle doppiata neoprene colorato, costumi-body come mute, t-shirt con zip e tirante, gonnelle svasate, bomber tecnici. Ai piedi elaborazioni delle «teva», il sandalo dei surfisti, e poi i sabot che sono il ritorno prepotente (con zeppa) spuntati o a punta di questi giorni. Niente sera, solo giorno. Una scelta coerente.

Origini «sportive» mai dimenticate in casa Lacoste dove Felipe Baptista Olivera rende l’influenza più «adulta». Il lavoro sui tessuti tecnici e sui tagli «modernisti» sdogana la collezione dai campi di erba. Ecco allora immaginare il tutto in città: dalle gonnelle a trapezio alle maglie double in nylon di organza, dalle tunichette svelte alle polo morbide. Più underground e internettiana la visione dello sport di Y3 by Yamamoto. Sette batterie scandiscono il ritmo in passerella e poi via con il popolo nero-fluo. Abiti couture drappeggiati, asimmetrici, rimborsati e pinzati chiudono l’apoteosi di t-shirt, bermuda, pantaloni cargo, giacche kimono elaborate dalle grafie dell’artist work Peter Saville e dalle interpretazioni in tessuti hi-tech, come la maglia che riflette la luce.

Techno e «lettering» nella collezione di Alexander Wang. Bianco e nero per definire una pulizia di linee diritte e poi ancora t-shirt e mini e zeppe di caucciù. Interventi rosa per un tocco «cartoon» che ironizza e addolcisce. Anima sportiva&casual pure nella linea giovane di Dkny che compie 25 anni e che a quella generazione cerca di parlare. Così trench trasparenti e salopette-bermuda, denim bianco e blazer blu. È sorvolato da Dkny il «boysh», il nuovo stile che avanza e che veste la donna come un ragazzo: pantaloni over e camicia/giacca da uomo. Ma la maschietta seduce del tutto invece una come Victoria Beckham che molla abiti tutti-curve e sceglie (persino per sé) bragoni al polpaccio e camicie bianche. Ai piedi i ritrovati sabot. Lei, Vic, è felice perché sa di aver fatto una bella collezione e poi c’è David che se ne va in giro con sulle spalle Harper, la piccola di famiglia.

Custo Barcellona di figli ne ha cinque, ma restano il suo orgoglio nascosto, in passerella porta solo la sua moda che ha più di 32 anni ma continua a fare «victim» fra le giovani. Questa volta lo stilista catalano esplora l’estetica tribale sino alle contaminazioni metropolitane più underground: cappottini patchwork etnici e sneaker da skater. Le lavorazioni sono piccoli capolavori di artigianato con la variante di un nuovo linguaggio tecnico. Così il miniabito di lamé e viscosa ha applicazioni manuali in fluo o il costume body ha zip iper moderne. Tutto è corto, cortissimo e ai piedi i sabot. Diane Von Furstenberg, infine, è ancora la protagonista della sua moda per donne belle e sfacciate e viaggiatrice in pigiama palazzo, tuniche leggere, wrap dress in jeans e tacchi alteri. Colori e ricordi africani.


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